Tutt’altro che “isolata” a livello internazionale, è Mosca – e non Washington – a mediare la pace in Medio Oriente. Nella fattispecie, secondo quanto si apprende dalla stampa israeliana, la Federazione Russa avrebbe intrapreso un’azione diplomatica volta a raggiungere un cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah in Libano. Com’è noto, infatti, la Russia ha eccellenti rapporti bilaterali con la Repubblica Islamica dell’Iran e di conseguenza con i suoi “proxies” nella regione, tra cui le milizie sciite libanesi. E nonostante questo rapporto privilegiato, riesce a mantenere un dialogo con Israele (che infatti non ha applicato sanzioni contro la Russia per via della guerra in Ucraina).
La mediazione di Mosca
La capacità di dialogare con tutti gli attori della regione consente alla Federazione russa di conservare il primato dell’azione diplomatica. Secondo quanto riportato dal Times of Israel, il Ministro per gli Affari Strategici, Ron Dermer, ha compiuto una visita segreta in Russia la scorsa settimana. La visita sembra rientrare negli sforzi di Israele per raggiungere un cessate il fuoco in Libano. Successivamente, lo scorso weekend, Dermer è volato a Washington per colloqui con funzionari statunitensi, come riportato dal sito Ynet.
Che qualcosa si stia muovendo sul fronte diplomatico è dimostrato dal fatto che alcune fonti hanno riferito al media affiliato a Hezbollah, Al-Akhbar, che l’inviato speciale statunitense Amos Hochstein avrebbe assicurato al Presidente del Parlamento Nabih Berri e al Primo Ministro Najib Mikati del Libano che arriverà nel paese entro una decina giorni. Nel frattempo, il team di transizione del presidente eletto Donald Trump avrebbe riferito all’amministrazione Biden di attendersi degli sviluppi concreti sul raggiungimento di un cessate il fuoco in Libano.
Come sta andando la guerra di Israele in Libano?
Un cessate il fuoco in questa fase conviene anche a Tel Aviv. All’inizio di ottobre, dopo una serie di attacchi mirati e la neutralizzazione di molti leader di Hezbollah, Israele ha avviato un’operazione terrestre in Libano, sperando in un rapido successo. Tuttavia, l’invasione terrestre ha incontrato una resistenza più forte del previsto, con gravi perdite per Israele.
Nonostante l’iniziale successo aereo e l’eliminazione di comandanti di Hezbollah, l’offensiva non ha infatti raggiunto gli obiettivi sperati. Le forze israeliane si sono fermate a circa 6 km dal confine, nei pressi di Khiam, e non sono riuscite a spingere Hezbollah oltre il fiume Litani. Sul fronte delle perdite, secondo le stime ufficiali, tra i soldati dell’IDF il mese di ottobre è stato il mese dove si sono registrati decessi tra le fila dell’esercito israeliano quest’anno, con almeno 62 soldati uccisi, soprattutto a causa dei combattimenti nel sud del Libano. In particolare, almeno 35 soldati sono caduti in Libano dall’inizio dell’invasione a ottobre, mentre altri 19 sono morti nei combattimenti con Hamas a Gaza. Si tratta di un aumento significativo rispetto ai mesi precedenti, con solo 9 morti registrati a settembre e 63 in totale tra giugno e agosto. Probabilmente, si tratta di numeri sottostimasti. In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi, il leader dell’opposizione Yair Lapid ha dichiarato che dal 7 ottobre ad oggi sono stati uccisi 890 soldati e 11.000 sono rimasti feriti. Lapid ha fatto riferimento agli ospedali israeliani dove vengono curati i soldati feriti.
Amos Harel, su Haaretz, ha osservato l’aumento delle vittime può “cambiare gradualmente l’opinione pubblica sulla necessità di continuare la guerra”, come avvenuto in passato. Pur sostenendo che il governo consideri i successi militari come conferma della sua strategia e della necessità di proseguire il conflitto, Harel avverte che non si può ignorare il prezzo che una guerra prolungata comporterebbe. Da qui la necessità di raggiungere un cessate il fuoco, il più presto possibile.