Due anni di guerra in Ucraina: un bilancio strategico

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Due anni dopo il suo scoppio, che bilancio strategico offre la guerra in Ucraina? Il quadro è complesso da una parte e dall’altra. E del resto, è in continuo mutamento. Mentre butto giù questi pochi appunti, Mirko Campochiari – CEO della Parabellum&Partners, della quale sono Senior Advisor, informa della credibilità della dichiarazione di Vladimir Putin sui circa 500-600mila soldati russi in Ucraina. Attenzione: non al fronte, ma includendo le truppe in prima linea e al combattimento, in un probabile/possibile rapporto di 1 a 3 tra truppe al fronte e truppe a supporto.

Sono mesi che la Russia sembra essere non solo più solida sulle proprie posizioni, dimostrando per di più capacità di martellare gli ucraini con maggior volume di fuoco di artiglieria data la comprovata scarsità di uomini e munizioni da parte delle truppe di Kiev. La capacità russa di sopportare perdite è stata dimostrata, paradossalmente, da quella che l’Occidente ha considerato vittorie di Pirro: la conquista di Avdiivka, un piccolo centro nella conquista del quale la Russia pare aver investito consistenti risorse umane. 

La controffensiva ucraina è fallita, e l’impatto sul morale deve essere stato consistente – dato il risalto che i politici alla Bankova avevano dato all’operazione, caricando di aspettative. La rottura tra Zelenskij e Zaluzhnij si è consumata con la rimozione di quest’ultimo. Trattasi di fatti, a lungo negati dai commentatori più sbilanciati verso la narrativa ucraina: i russi sono in braghe di tela, la controffensiva li spazzerà via, il Presidente e il Capo di Stato Maggiore vanno d’amore e d’accordo. Se così è, perché l’Ucraina conferma di avere disperato bisogno di armi e munizioni? 

Addirittura, circolano voci – che chi scrive sta provando a verificare, senza per ora trovare conferme – di nuove offensive russe nei prossimi mesi, da est e da nord-est. Di certo, la Russia – che non aveva incentivi a trattare nei momenti peggiori – non ne ha ora che il campo sembra sorriderle (indipendentemente da chi sieda o siederà alla Casa Bianca). 

Vittoria russa, quindi? Ho provato a soppesare fatti ed analisi. Se la Russia è vittoriosa, come mai martella gli ucraini con un’artiglieria superiore, ma non manovra? Come mai continua a non raggiungere risultati superiori alla conquista di qualche villaggio? Può dirlo solo il futuro: nuove offensive?

Nel frattempo, è possibile abbozzare un bilancio strategico e uno classico per Kiev e per Mosca? Al 19 Marzo 2024 la Russia ha conquistato solo macerie fumanti, geopoliticamente poco utili se non per costituire il famoso “ponte di terra” tra Donbass e Crimea. Molto poco, rispetto al suo conclamato appetito che include tutta l’Ucraina, Galizia esclusa.

I commentatori filorussi lo negano, insistendo sul fatto che Putin non volesse tutto il paese: evidentemente l’assalto a Hostomel e le colonne corazzate su Kiev erano gite scolastiche. Putin stesso li smentisce, con i propri scritti storici e programmatici dove non manca di affermare l’unità sostanziale dei popoli russo e ucraino. Ad oggi, tutto ciò costituisce una, quantomeno parziale, sconfitta strategica per Mosca. La Russia difficilmente marcerà mai su Kharkov, Kiev e Odessa. Difficilmente non significa mai, improbabile non significa impossibile. Come fa ad entrare agevolmente a Kiev, Odessa e Kharkov l’esercito che fatica ad entrare ad Avdiivka? Dovrebbe raderle al suolo.

Al contempo, la Russia ha perso il Mar Nero e il Baltico. Il Mar Nero non è un Lago Russo, e le navi russe vengono affondate da un paese senza una flotta, tanto è vero che buona parte della flotta (forse tutta o quasi) è stata ritirata da Sebastopoli. Il Mar Baltico è un Lago NATO. Seconda sconfitta strategica.

Del resto, se Mosca non ride, Kiev piange. In primo luogo, quello che vale per i russi a Kharkov e Odessa, per gli ucraini vale a Sebastopoli e Doneck: data la crisi demografica ucraina, non sarà davvero probabile un ritorno del paese ai confini del ’91. La Russia terrà Crimea, Donbass e ponte di terra, il che costituirà una chiara vittoria tattica di Mosca. La NATO non si è allontanata dai confini russi: si è avvicinata, con la Finlandia. Una sconfitta strategica per ciascuno. Ingresso che, va detto, è del tutto improbabile, essendo il paese in guerra fino all’indefinito e non avendo così confini sotto controllo. Questa è la vera vittoria strategica di Mosca. 

Proprio in relazione al primissimo punto della lista, vediamo come oggi l’Ucraina abbia riaffermato la propria indipendenza ed esistenza, cementandole col sangue: è la vera vittoria strategica per Kiev, quella che rimarrà. Una lingua, una cultura e un popolo ucraino esistevano già: Putin, nel febbraio del 22, gli ha dato una Nazione. Tre sconfitte e una vittoria strategica per la Russia, unita ad una vittoria tattica. Una sconfitta e una vittoria strategica per Kiev. Decidere, a combattimenti in corso, chi abbia vinto e chi abbia perso non è solo difficile: è impossibile e inutile. I conti si faranno alla fine, ma questo manda al manicomio i poveri in spirito, che tifano su una guerra come fosse una partita di calcio.