Dubbi sull’attacco al mercantile nello Stretto di Hormuz

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Secondo la U.S. Navy ieri gli iraniani avrebbero attaccato una nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz con quattro droni. Tre sarebbero stati abbattuti dalla loro contraerea, ha declamato Trump, mentre uno avrebbe colpito la nave sul ponte causando però pochi danni, tanto che ha potuto proseguire la navigazione.

L’attacco, immediatamente attribuito all’Iran dagli Stati Uniti e dai media internazionali, ha fatto scattare la reazione americana, che ha bombardato obiettivi iraniani con questi ultimi che, per rappresaglia, hanno fatto altrettanto contro obiettivi americani.

Eppure qualche dubbio sulla paternità iraniana dell’attacco ci sembra legittimo. Anzitutto perché non aveva alcun motivo per violare il cessate il fuoco e così porre criticità a un processo negoziale nel quale stava ottenendo praticamente tutto ciò che chiedeva, come hanno ammesso un po’ tutti gli analisti, chi per affermare la nuova realtà geopolitica dell’Iran chi per lamentare il cedimento di Trump.

Ma dubbi sorgono anche dal fatto che Teheran non abbia subito rivendicato l’attacco, come ha sempre fatto. Sarebbe bastato che comunicasse che il mercantile aveva violato le procedure per l’attraversamento dello Stretto, dettate da Teheran subito dopo la fine delle ostilità, da cui i colpi di avvertimento, che come tale si configura un attacco che non arreca praticamente alcun danno.

Tale spiegazione, infatti, è quella che dà la BBC: “Teheran ha affermato che la nave mercantile è stata attaccata perché stava utilizzando una rotta non autorizzata per transitare attraverso le acque del Golfo”.

Forse non abbiamo letto bene o tutto quel che ha comunicato Teheran, ma di tale rivendicazione non abbiamo trovato traccia sui media iraniani. Invece abbiamo rinvenuto questo comunicato su PressTv, la Tv nazionale iraniana: “La Repubblica islamica ha sempre respinto categoricamente qualsiasi accusa di aver preso di mira obiettivi non militari, mettendo in guardia contro i tentativi di coinvolgere il Paese in tali attacchi attraverso operazioni ‘sotto falsa bandiera’”.

Colpisce che di tale comunicazione non ci sia traccia sui media cosiddetti indipendenti, sicuri della paternità iraniana dell’attacco, laddove per dovere di cronaca avrebbero dovuto riportarla, anche solo per smentirla.

Pensare che l’omissione discenda dalla paura che qualche lettore possa accreditare una qualche veridicità alle dichiarazioni iraniani è forse azzardato, ma il dubbio in proposito appare legittimo.

Tali dubbi sono incrementati dalle dichiarazioni di Arsenio Dominguez, Segretario generale dell’International Maritime Organization: “È ancora in corso un’indagine per accertare esattamente cosa sia successo alla nave”.

Non era tutto chiaro? L’equipaggio del mercantile è vivo e vegeto, poteva parlare; e la Marina Usa, che ha subito individuato i droni attaccanti e la loro provenienza, non ha inviato prove di quanto affermava all’organismo che supervisiona il traffico marittimo internazionale?

Solo dubbi, magari è tutto vero quel che affermano gli americani, ma il comunicato di Press Tv resta e interpella.