L’attacco dello scorso 8 ottobre ha comportato un significativo aumento della tensione in tutto il Mar Nero. Oggi il ponte sullo stretto di Kerch, struttura fortemente voluta da Vladimir Putin per collegare la Crimea con la Russia continentale, è stato nuovamente preso di mira. Due esplosioni nella notte hanno fatto parzialmente crollare almeno una porzione della sezione autostradale. Almeno due le vittime accertate, i danni all’infrastruttura sono in fase di quantificazione. Le autorità di Mosca hanno chiuso il traffico e dal Cremlino il dito viene puntato contro Kiev. Ad agire, con molta probabilità, sono stati almeno due droni navali.

Le due esplosioni della notte

Intorno alle 4:30, ora locale, le autorità russe della Crimea, la penisola annessa da Mosca nel 2014, hanno lanciato lo stato di emergenza sul ponte Kerch. In alcune note diffuse sui canali del governo locale filorusso si è fatto riferimento ad una situazione di pericolo sul viadotto e alla necessità di chiudere il transito sia veicolare che ferroviario. Con il passare delle ore, la situazione è diventata più chiara. In particolare, subito dopo le 4 sono state registrate almeno due forti esplosioni intervallate da poco più di un quarto d’ora.

Le deflagrazioni hanno danneggiato parzialmente almeno una parte della sezione autostradale, ma il danno potrebbe essere più rilevante. Dalle immagini diffuse via Telegram, si nota una porzione dell’autostrada divelta e inutilizzabile. Al momento di una delle due esplosioni, sul ponte era in transito una famiglia proveniente dalla regione di Belgorod. Padre e madre sono morti sul colpo, la figlia invece è stata ricoverata in gravi condizioni in uno degli ospedali della vicina regione di Krasnodar.

Il traffico al momento sarebbe chiuso da entrambi i lati del ponte, sia da quello russo che da quello della Crimea. Circostanza che ovviamente, oltre ad arrecare disagi ai cittadini delle regioni in questione, potrebbe creare danni alla logistica militare russa. Da Kerch infatti transitano tutti i rifornimenti diretti verso il sud dell’Ucraina occupato dalle forze di Mosca. A ottobre, dopo il primo attacco, i russi sono stati costretti a lunghe deviazioni per raggiungere i teatri di guerra del fronte meridionale.

L’azione di droni navali

Ad agire, secondo quanto riferito sia dalle autorità russe che dai media ucraini, sarebbero stati droni navali di superficie. Piccole imbarcazioni guidate da remoto in grado di percorrere lunghe distanze e, come in questo caso, di evitare di essere intercettati dalla sicurezza russa. I droni sarebbero della marina ucraina, la quale potrebbe aver pianificato l’attacco assieme alle Sbu, i servizi di intelligence. Già in altre occasioni Kiev ha provato ad attaccare obiettivi russi nel Mar Nero tramite i droni marittimi. In tanti casi però, i mezzi sono stati intercettati. Specialmente quando sotto attacco sono state le delicate infrastrutture del porto militare di Sebastopoli, base della flotta russa del Mar Nero.

A confermare l’uso di droni di superficie sono state anche fonti delle stesse Sbu. “Il ponte è stato attaccato con l’ausilio di droni di superficie – ha dichiarato una fonte dell’intelligence di Kiev a Rbc Ucraina – È stato difficile raggiungere il ponte, ma alla fine è stato fatto”.

L’accusa di Mosca e le repliche ucraine

La Russia ha subito puntato il dito contro Kiev per quanto accaduto. A farlo sono state in primis le autorità locali. Il governo russo della Crimea ha attaccato l’Ucraina, accusando i servizi ucraini di aver agito con modalità terroristiche. A rincarare la dose sono state poi le autorità centrali. Svetlana Petrenko, rappresentante ufficiale del comitato investigativo russo, ha aperto un fascicolo per atti di terrorismo. Ed è chiaro che i nomi destinati a essere iscritti sono quelli delle principali autorità di sicurezza di Kiev.

La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha parlato dell’Ucraina come di uno Stato terrorista. “L’attacco di oggi al ponte di Crimea è stato effettuato dal regime di Kiev – si legge in una dichiarazione affidata ai social – Questo regime è terroristico e ha tutte le caratteristiche di un gruppo criminale organizzato internazionale”. Zakharova si è poi spinta oltre, chiamando in causa anche Washington e Londra: “Le decisioni vengono prese da funzionari e militari ucraini con la partecipazione diretta di agenzie di intelligence e politici americani e britannici – si legge – Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono responsabili della struttura dello stato terrorista”.

Da Kiev, al contrario, si parla di azione provocatoria operata dai russi. “La creazione di tali provocazioni è un tipico modo di risolvere i problemi da parte delle autorità della Crimea e del paese aggressore”, ha dichiarato sull’emittente Rada la portavoce del comando militare sud dell’Ucraina, Natalia Humeniuk. Dal canto loro, come detto, fonti dell’Sbu hanno confermato il coinvolgimento di mezzi ucraini. In particolare, l’intelligence di Kiev ha parlato del ponte sul Kerch come di un “obiettivo legittimo“. Nelle scorse ore, le dichiarazioni dell’Sbu assomigliano molto a una vera e propria rivendicazione: “Tutti i dettagli dell’incidente sul ponte di Crimea della notte scorsa saranno rivelati dopo la vittoria dell’Ucraina sulla Russia – ha detto il portavoce Artem Dekhtyarenko – Nel frattempo, osserviamo con interesse come uno dei simboli del regime di Putin non sia riuscito ancora una volta a resistere agli attacchi”.

Pochi giorni fa, l’Ucraina aveva rivendicato l’attacco di ottobre effettuato da un camion bomba. Anche in quell’occasione il viadotto era stato presentato come obiettivo legittimo, passibile quindi un attacco di natura militare.