Un videogioco sulla guerra in Ucraina? Esiste già e sta scatenando polemiche in tutta Europa. Si chiama Death From Above, tradotto “Morte dall’Alto”. Il titolo eloquente riassume il senso del gioco: impersonare un pilota ucraino per guidare un drone che spara sui russi. Disponibile su Pc dal 25 maggio in early access (accesso anticipato), è previsto nelle prossime settimane il lancio ufficiale della versione definitiva.
Cosa si può fare in Death From Above
Gli sviluppatori hanno tentato di ricreare fedelmente la stessa esperienza che stanno vivendo i militari ucraini sul campo. I giocatori possono quindi individuare e colpire i carri armati russi con la “Z” disegnata sopra, tendere un agguato al nemico, recuperare armi e tecnologia rubata e compiere missioni di ricognizione per ripristinare il controllo delle comunicazioni. Insomma, una rappresentazione più o meno realistica della guerra elettronica in corso nel Paese, con qualche dettaglio buffo (ad esempio il manifesto da ricercato della Corte Penale Internazionale che ritrae Vladimir Putin con i baffi a spazzolino come Adolf Hitler) e un omaggio all’ambientazione ucraina con infinite distese di girasoli.
Il gioco costa 10 euro su Steam e il 30% dei proventi viene diviso tra la fondazione Come Back Alive e il progetto del governo ucraino “Army of Drones”, una campagna di crowdfunding per acquistare aeromobili a pilotaggio remoto e che grazie al supporto di personaggi famosi come l’attore di Star Wars Mark Hamill ha già superato quota 100 milioni di dollari di donazioni. Alla colonna sonora ha contribuito la band ucraina Antytila – già ospite dello scorso Festival di Sanremo – che ha composto il brano My Falcon. Ma l’obiettivo finale di Death From Above non è soltanto quello di divertirsi simulando un attacco con i droni Mavik 3 della casa cinese Dji, quadrirotori commerciali modificati con esplosivi (loitering munitions).
Quando anche i videogiochi fanno politica
Come ci spiega Hendrik Lesser, presidente di Lesser Evil, l’azienda tedesca che ha prodotto questo videogioco, Death From Above è schierato con le forze di Kiev e lo rivendica. “Perché i libri, i film, la musica e le poesie possono mandare messaggi politici, ma i giochi no?”, osserva il fondatore della startup bavarese che su internet si dichiara “antiautoritaria, antirazzista e a favore della democrazia”. “Alla fine si tratta di attivismo e di sensibilizzazione sulla guerra”, aggiunge Lesser, ricordando come, nonostante qualche critica ricevuta sui giornali, l’accoglienza online finora è stata più che favorevole. “Abbiamo il 98% di recensioni positive su Steam”, rivela. “Molte persone ci hanno contattato e si sono congratulate con noi per questa chiara presa di posizione e anche per il coraggio. Ci rende orgogliosi e felici e conferma che si tratta di una buona cosa”.
Ma com’è venuta l’idea di passare dal campo di battaglia alla dimensione virtuale? “Uno dei team con cui lavoriamo, i finlandesi di Rockodile, ha realizzato un prototipo di gioco con i droni. Non aveva nulla a che fare con la guerra. Dato che faccio parte della Nafo (gli utenti attivi nell’infowar digitale pro-Kiev, ndr) e sono una persona molto politica fin da quando ero bambino, mi è venuta l’idea lo scorso autunno. Questo non è il primo gioco sulla guerra, ce ne sono stati di più piccoli, anche più indie, e ce ne sono un paio in fase di sviluppo”.
A ispirare i creatori di Death From Above non sono state solamente motivazioni filosofiche e politiche, ma gli stessi avvenimenti ripresi dai filmati che circolano sul web dal 24 febbraio 2022, in particolare quelli dei micidiali Ucav (unmanned combat aerial vehicle) turchi Bayraktar Tb2. “Abbiamo guardato molti video su Twitter, Reddit, Telegram e letto analisi di tutti i tipi di esperti per non essere totalmente fuori strada”, evidenzia ancora Lesser. In che modo i militari ucraini sono stati coinvolti nello sviluppo del videogioco? “Non abbiamo alcun rapporto con l’esercito ucraino, a parte con Army of Drones e con i singoli soldati che ci hanno contattato dopo il nostro annuncio”, conclude. “Non abbiamo contattato i soldati per avere ulteriori input sulle armi. Credo che abbiano altro da fare. E poi si tratta pur sempre di un gioco, quindi ci siamo presi la libertà di svilupparlo come meglio credevamo”.