I droni continuano a sorvolare il Nagorno-Karabakh e a colpire le postazioni nemiche. In questi primi giorni di escalation militare, sono i velivoli pilotati da remoto a essere i veri protagonisti del conflitto. E dall’inizio delle ostilità, il ministero della Difesa azerbaigiano ha più volte pubblicato su sui canali internet i video dei raid compiuti dai droni. Simbolo di come Baku sia in grado di colpire in maniera letale il nemico, ma anche prova di un rinnovo delle forze armate dell’Azerbaijan che serve da avvertimento agli armeni ma in generale a tutti i possibili rivali.

I video però hanno un duplice significato. Non è solo terribile propaganda di guerra ma anche messaggi in codice che una parte e l’altra della barricata lanciano per far comprendere quali siano le potenzialità e le mosse attuali e successive. Un video o un frame pubblicato dalla Difesa di un Paese non è certo casuale né frutto di una regia più o meno indipendente, ma è evidentemente parte di un “dialogo” che si costruisce anche attraverso questi canali. Sia delle parti in causa che di quelle presunte o che rimangono leggermente indietro rispetto al campo di battaglia.

Abbiamo parlato in questi giorni dei droni turchi e dei sospetti legati all’interfaccia rappresentato in questi video. I dubbi di alcuni analisti erano soprattutto legati alle estreme somiglianza fra quelle immagini e quanto riprodotti dai terribili droni Bayraktar fabbricati in Turchia. Tutti sanno che l’Azerbaijan è legato a doppio filo ad Ankara e conoscono soprattutto quanto Recep Tayyip Erdogan sia intenzionato a estendere l’influenza del suo Paese in funzione anti armena e in una logica di espansione della sua rete di alleanze. E i droni fanno parte di tutta una serie di accordi militari siglati da Turchia e Azerbaijan. Ma nessuno è attualmente in grado se Baku abbia effettivamente acquistato quei droni e soprattutto se sia in grado di pilotarli. Gli ufficiali azerbaigiani in molti casi hanno ricevuto addestramenti specifici proprio dai comandanti turchi, ma pilotare un drone è qualcosa di molto complesso, specialmente se fabbricato altrove. Ed è chiaro che se l’acquisto non è certo così come non lo è la preparazione dei soldati di Baku, i dubbi sul fatto che possano essere le forze armate turche a pilotare quei velivoli si fanno molto più concreti.

Dubbi cui adesso potrebbe aggiungersene anche un altro. Ed anche in questo caso bisogna seguire la pista dei droni. Il 30 settembre, il ministero della Difesa azero ha pubblicato un video – l’ennesimo – che mostra la distruzione di postazioni di artiglieria armena in Nagorno-Karabakh. Video di poco più di un minuto in cui le immagini mostrano il colpo devastante inflitto a un cannone delle forze nemiche. Il video di per sé sembrerebbe uno dei tanti che in questi giorni si moltiplicano fra canali ufficiali e social network. Ma un fotogramma di questo video alimenta ben altro tipo di analisi. Dopo qualche secondo infatti, quando il fumo inizia a dissolversi, si vede sfrecciare un drone in diagonale che sorvola il luogo delle operazioni. Non è un Bayraktar: la forma non è infatti quella del velivolo di fabbricazione turca. E da quei pochi fotogrammi, sembrerebbe trattarsi di un Orbiter 1K, micidiale drone di fabbricazione israeliana. Una notizia che potrebbe avere risvolti molto importanti nella lettura del conflitto e delle mosse del governo azerbaigiano.

La fornitura di questi droni “suicidi” a Baku da parte dell’israeliana Aeronautics Defense Systems risale agli ultimi anni. Il governo israeliano aveva fermato la vendita dei droni dopo che gli erano giunte notizie del loro utilizzo contro forze armene nei primissimi giorni di test. Ma la sospensione della vendita è stata revocata l’anno scorso. Nel frattempo, diverse fonti confermano che l’Azerbaijan attraverso un accordo con la Aeronautic Defense Systems, ha avuto la possibilità di costruirli direttamente nel proprio territorio con il nome di Zarba. In questi giorni, come riportato anche dal Corriere della Sera, sono stati confermati attacchi attraversi i velivoli turchi Bayraktar e i famigerati droni kamikaze Harop di matrice israeliana. Ma quello apparso in foto non rientrerebbe nelle due categorie e molti sospettano che in quella strana “carovana aerea” che ha fatto spola nei giorni scorsi tra Israele e Azerbaijan, potesse esserci anche una fornitura di questi mezzi. Un sospetto a cui si aggiungerebbe anche un recente video ripreso da una telecamera a circuito chiuso nei pressi del villaggio armeno di Asagi Sus e che – a detta di alcuni analisti – vedrebbe coinvolto per la prima volta un missile di fabbricazione israeliana, un Lora, nell’escalation del Nagorno-Karabakh. Baku disporrebbe di circa 70 missili di questo tipo nel suo arsenale.

Che i due Paesi siano alleati non è un mistero. Come scritto anche da Axios, Israele e Azerbaijan hanno rapporti estremamente importanti sia sotto il profilo energetico che sotto il profilo militare. Lo Stato ebraico importa petrolio dai giacimenti azeri mentre da Israele arrivano forniture di armi verso Baku. Un do ut des che adesso potrebbe avere come banco di prova proprio il Nagorno-Karabakh, che rischia di vedere apparire una strana alleanza tra Israele e Turchia per sostenere l’alleato azerbaigiano e – possibilmente – controllare e contenere l’influenza iraniana a pochi chilometri dal confine della Repubblica islamica. Un asse sicuramente insolito ma che rientrerebbe perfettamente nella complessità stessa della guerra nel Caucaso. Conflitto articolato e radicato nella storia e in cui si confrontano più o meno in maniera diretta tutte le potenze della regione: Russia, Iran e Turchia. Gli Stati Uniti osservano con attenzione a quanto avviene al confine di Mosca e Teheran e Israele, dal canto suo, deve sostenere il suo partner caucasico. Ma resta il mistero di chi sia veramente a pilotare quei droni. E chi sia, di conseguenza, a controllare la guerra.

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