Alcuni droni partiti dallo Yemen hanno colpito il regno dell’Arabia Saudita, danneggiando un oleodotto in due punti distinti. Eludendo i sistemi di sicurezza del regno, gli aeromobili sono stati perfettamente in grado di centrare un obiettivo economico sensibile per  il Paese, accrescendo le tensioni nel Golfo.

Oltre a trovarsi alla stessa latitudine di Riad, l’oleodotto in questione rappresenta un asset strategico per il regno, essendo una via alternativa allo Stretto di Hormuz per l’esportazione di petrolio. Un’ancora di salvezza, dunque, nel caso in cui l’Iran decidesse di chiudere Hormuz in vista di un conflitto militare con gli Stati Uniti.

Lo Stretto è da sempre oggetto di tensioni e dispute internazionali, rappresentando l’unico passaggio marittimo per il trasporto di petrolio dai principali Paesi produttori della regione. L’Iran ha più volte minacciato di bloccare il transito di navi nello Stretto, in risposta all’imposizione di sanzioni da parte degli Stati Uniti o a causa di tensioni con i Paesi del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita.

DRONI SEMPRE PIÚ SOFISTICATI

Gli Houthi non dispongono di forze aeree. Che siano quindi riusciti a colpire indisturbati un obiettivo economico così sensibile per Riad costituisce un chiaro segno del miglioramento delle capacità militari dei ribelli yemeniti, una delle fazioni coinvolte nella guerra civile dello Yemen.

Di per sé, l’utilizzo dei droni nelle operazioni contro la coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen contro i ribelli, non è una novità. Già nel 2017, il leader del gruppo, Abdul Malik Al-Houthi, aveva parlato apertamente della sua strategia di utilizzare droni e missili balistici nel conflitto.

Negli anni, gli episodi di utilizzo di aeromobili si sono moltiplicati. Nel luglio 2018, un drone era esploso nei pressi dell’aeroporto di Abu Dhabi. Secondo le autorità emiratine l’attacco non aveva causato danni, tuttavia il messaggio inviato dagli Houthi era arrivato forte e chiaro: gli interessi economici del Paese erano più vulnerabili del previsto.

Qualche mese dopo, nel gennaio scorso, un drone armato ha raggiunto la base aeronautica yemenita di Al-Anad, colpendo almeno 20 militari, tra i quali anche un funzionario dell’Intelligence. Infine, nel mese di marzo, gli Houthi hanno diffuso alcune immagini registrate da un drone mentre sorvolava la centrale termoelettrica saudita di Al-Shuqaiq, a 130 km dal confine con lo Yemen.

Tuttavia, l’attacco di martedì scorso ha dimostrato un salto di qualità nelle capacità degli Houthi, dal momento che il drone avrebbe volato per più di 800 chilometri all’interno del territorio saudita prima di raggiungere il suo obiettivo. L’aeromobile sarebbe stato guidato utilizzando la tecnologia satellitare, dal momento che, oltre un certo raggio, i droni hanno bisogno di un collegamento dati satellitare per inviare le informazioni al pilota.

IL RUOLO DELL’IRAN

Di fronte alle prove del potenziamento delle capacità di tali droni, gli analisti si sono interrogati su quanto l’Iran abbia contribuito al loro sviluppo. Che Teheran sostenga gli Houthi all’interno del conflitto yemenita non è una novità.

Inizialmente, la strategia dell’Iran consisteva nell’inviare armi e consiglieri agli Houthi direttamente in Yemen, oppure attraverso la Somalia. Una rotta rischiosa, perché le imbarcazioni iraniane potevano facilmente entrare in contatto con le navi internazionali di pattuglia nel golfo di Oman e nel Mar Arabico.

Per ovviare a questo problema, a partire dal marzo 2017, Teheran ha iniziato a seguire una nuova rotta, attraverso le acque internazionali del Golfo, situate tra il Kuwait e l’Iran, aggirando così il provvedimento di embargo sulla spedizione di armi agli Houthi, imposto dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 14 aprile 2015.

In merito alla questione dei droni, già nel gennaio 2018, un report del Consiglio di sicurezza dell’Onu ha fornito le prove che dimostrano che i droni prodotti in Yemen possedevano le stesse capacità dei veicoli aerei senza pilota iraniani Qasef-1. Un dato allarmante, dal momento che, secondo il ministro degli Esteri yemenita, Khaled Al-Yamani, l’Iran starebbe utilizzando lo Yemen “come terreno di prova per lo sviluppo dei suoi missili e della sua tecnologia”.

Da parte loro, gli Houthi affermano di “essere in grado di costruire da soli i droni, avendo imparato come fare” e utilizzando parti facilmente reperibili sul mercato internazionale, secondo quanto riferito da Sami Hamdi, caporedattore della rivista International Interest. “Non è strano che gli Houthi producano i droni. Al di fuori della guerra in Yemen, ad esempio in Iraq, è successo anche alle forze curde: sono state in grado di creare i droni e di usarli”.