Resta ancora un mistero quello che è accaduto nel Mar Nero, al largo dell’Ucraina. Secondo alcune fonti di Kiev, la fregata Admiral Makarov della flotta russa sarebbe stata colpita da un missile Neptune. La stessa tipologia di missile che, per quanto sappiamo finora, avrebbe affondato l’incrociatore Moskva. Da Mosca non è arrivata alcune conferma, con il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che ha detto di “non avere informazioni”.

L’ipotesi dell’attacco, rilanciata dai media ucraini dopo le informazioni rilasciate su Telegram dal deputato popolare Oleksiy Honcharenko, per ora non trova alcuna verifica indipendente. Si possono solo incrociare alcuni dati e provare a delineare un primo scenario. Alcuni siti e canali social particolarmente informati a livello di intelligence e di campi di battaglia riferivano, questa mattina, di movimenti di alcune unità russe, dirette nella zona dell’isola dei Serpenti, che potevano destare dei sospetti. Nell’area in questione, tra l’isola e la costa ucraina, sarebbe stata appunto colpita la fregata classe Grigorovic, Admiral Makarov.

In attesa di conferme ufficiali dalle forze coinvolte nella guerra, è opportuno rimanere ben saldi nel campo delle ipotesi. Interessante però è notare quello che è accaduto e sta accadendo in queste ore nei cieli del Mar Nero e della Romania, non lontano proprio dal luogo dove – secondo le indiscrezioni – si troverebbe o addirittura avrebbe preso fuoco uno dei gioielli della Marina russa. Un’attività frenetica su cui si sono soffermati diversi siti specializzati propri nel monitoraggio dei cieli. Come riporta Itamilaradar, per diverse ore il Mar Nero occidentale è stato interessato dalle rotte di un drone statunitense Global Hawk (quello che dai siti viene identificato con il nome di FORTE11), aerei AWACS Boeing E-3 Sentry, un pattugliatore della Marina turca, un Boeing P-8A statunitense. Nel momento in cui scriviamo, invece, il sito di tracciamento degli aerei civili (e in alcuni casi militari) Flightradar mostra anche un Gulfstream dell’Aeronautica italiana sorvolare la costa rumena, non lontano dalla base di Costanza, vicino al confine con l’Ucraina.

Sono voli che avvengono più o meno regolarmente, in particolare quelli che riguardano il confine tra Ucraina e Romania dove appunto è impegnato anche il Gulfstream italiano. Aereo già utilizzato alcune settimane fa per una missione simile. Tuttavia, il tipo e la provenienza dei mezzi utilizzati è interessante se unito alle informazioni che sono trapelate nelle ultime ore sul coinvolgimento dell’intelligence statunitense sull’attacco e l’affondamento dell’incrociatore Moskva. Il Washington Post, certamente uno dei più autorevoli quotidiani americani e molto informato su quanto avviene nella politica, nella Difesa e nelle agenzie di intelligence Usa, ha rivelato che l’attacco missilistico delle forze ucraine all’ammiraglia della Flotta del Mar Nero “non sarebbe stato possibile senza l’assistenza degli Stati Uniti”. Le fonti, chiaramente anonime, del giornale, hanno specificato che “gli Stati Uniti non erano a conoscenza della decisione dell’Ucraina di colpire la nave da guerra” ma che “condividono con l’Ucraina informazioni marittime per aiutare la nazione a difendersi dalle minacce”.

I portavoce di Casa Bianca e Pentagono hanno immediatamente smentito le rivelazione del quotidiano dicendo che le forze Usa non sono state coinvolte nell’affondamento, né per quanto riguarda il trasferimento di notizie di intelligence né per la decisione dell’attacco. “Gli ucraini hanno le loro capacità di intelligence per rintracciare e colpite le navi russe ed è quello che hanno fatto in questo caso”, ha detto John Kirby. E non è un caso che lo stesso funzionario del Pentagono, interrogato sul presunto attacco all’Admiral Makarov, abbia risposto: “Abbiamo seguito tutto il giorno, ma non abbiamo informazioni a conferma di quelle notizie”. Del resto, la notizia di un aereo dell’aeronautica statunitense, un Poseidon P-8A, non lontano dal luogo dell’attacco al Moskva aveva destato più di un sospetto sul coinvolgimento Usa nell’affondamento. La presenza di mezzi del più importante rivale strategico della Russia in un’area di guerra non può che provocare delle doverose domande: ed è chiaro che Washington abbia tutto l’interesse a ridurre la portata mediatica del suo impegno.

Il “seguire” tutto il giorno quelle notizie è possibile che sia correlato a quella continua presenza di aerei spia e droni sul Mar Nero. Un mare sempre più affollato non solo nelle sue acque, ma anche, evidentemente, nei suoi cieli. Lì si decide gran parte delle operazioni del fronte meridionale russo sull’Ucraina. E in attesa della fatidica data del 9 maggio, giorno in cui ci si aspetta una mossa di Vladimir Putin per “celebrare” il giorno della vittoria, molti analisti sospettano che sia proprio la costa ucraina quella in cui si concentreranno le forze russe. L’obiettivo potrebbe essere Odessa, città fondamentale sia come simbolo che per chiudere definitivamente all’Ucraina l’accesso al mare. Ed è anche per questo che ora le forze di Kiev, insieme agli alleati occidentali, potrebbero concentrare le loro attenzioni sui movimenti della flotta di Mosca.

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