Dove sono le più “sofisticate” armi russe? Nessuna traccia di droni e super tank

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

L’avanzata dell’Esercito russo in Ucraina si sta rivelando più lenta del previsto. A rivelarlo, oltre i fantomatici dossier divulgati (e ovviamente non confermati nella loro attendibilità) dagli hacker di Anonymus, sarebbero le parole degli stessi soldati della forza d’invasione caduti prigionieri delle truppe di Kiev. Secondo queste incerte fonti, gli strateghi del Cremlino pensavano di mettere in atto seriamente un’operazione lampo: una vera e propria Blitzikrieg in stile Polonia ’39, con la presa della capitale avversaria entro e non oltre i 15 giorni dall’inizio delle operazioni. Eppure se quelli erano i piani – che non sono stati rispettati nonostante il numero non trascurabile di mezzi schierati – dove sono i rinforzi? Ma soprattutto, dove sono le armi più sofisticate che Mosca poteva e potrebbe ancora schierare per fare la differenza sul campo?

Armi di produzione sovietica nella guerra del futuro

Nessun drone, nessun tank di ultima generazione, nessun caccia del futuro, nessun attacco cibernetico che abbia messo al “buio” il nemico. Né nei video che ormai scandiscono le nostre giornate di voyeuristico “streaming di guerra”; né nelle immagini satellitari che anche durante l’ammassamento di truppe ai confini dell’Ucraina in quella che si è rivelata essere la più mendace delle false flag, non hanno immortalato alcun caccia di quinta generazione Su-57 o tank invincibile della serie T-14 Armata. Solo una lunga, interminabile, fila di mezzi per il trasporto truppe, blindati e corazzati, ruotati e cingolati; e tank sviluppati in epoca sovietica, come anche gli elicotteri Hind e Halo. Le armi più recenti che hanno preso parte all’invasione, sono aeromobili ad ala fissa o ala rotante entrati in servizio nei primi anni ’90. Ecco come Mosca sembra aver scelto di schiarare la seconda linea del suo potente esercito dunque; come a voler indicare che l’Ucraina è un obiettivo militare di livello secondario. Eppure se i piani d’invasione prevedevano la conquista dei centri nevralgici in 15, o addirittura 5 giorni, lascia quanto meno interdetti come il Cremlino non abbia deciso di mobilitare il resto delle sue truppe di retroguardia, o d’impegnare armi più sofisticate – insieme ai suoi missili di crociera – per limitare le perdite e raggiungere prima gli obiettivi prefissati in quella che non può essere di certo più considerata una missione di “peacekeeping“.

Dopo anni di analisi virtuali su armamenti futuristici scalzate dalle testimonianze reali dell’impiego diffuso di razzi BM-21, che ricordano i vecchi Katiuscia della seconda guerra mondiale, e di bombe a grappolo che sono vietate dalla Convenzione di Ottawa –  armamenti d’epoca sovietica anch’essi -, vale davvero la pena di chiedersi se Mosca abbia “pianificato ondate di diversa intensità” e gli analisti abbiano solo sbagliato i loro calcoli – sottovalutando una seconda ondata ancora più devastante; o se in qualche modo l’esercito russo è stato sopravvalutato in capacità strategiche, logistiche, e non ultimo in quelle tecnologiche. Nell’ambito di quello che si è tramutato in un conflitto convenzionale ad alta intensità nel vasto territorio vasto della sterminata Ucraina.

Droni grandi assenti di questa “guerra moderna”

Tra i misteri della lenta avanzata russa, stupisce soprattutto l’apparente assenza dei droni, che siamo abituati a vedere puntualmente nei conflitti condotti in Medio Oriente dalle maggiori forze della Nato, e che sono stati invece impiegati – con tanto di diffusione di video di azioni condotte da droni da combattimento TB2 di fabbricazione turca contro convogli russi e ceceni – dalle forze armate ucraine.


Sostieni il reportage di Fausto Biloslavo in Ucraina con una donazione con Paypal o carta di credito, oppure con un bonifico:
ASSOCIAZIONE PER LA PROMOZIONE DEL GIORNALISMO
BANCO POPOLARE DI LODI
Filiale di Milano, piazza Mercanti 5
IBAN: IT43L0503401633000000004244
CAUSALE: Reportage Ucraina


È dato confermato che nell’ultimo decennio il Cremlino abbia disposto lo sviluppo e l’acquisizione di un vero e proprio arsenale di droni da ricognizione. Per monitorare le operazioni, disponendo nella maniera più efficace lo forze terrestri, e individuando e tracciando obiettivi da eliminare in tempo reale direttamente sul campo. La domanda quindi è perché, se davvero il conflitto è in una fase di stallo, un’arma efficace come i droni – sui quali Mosca sembra aver fatto sempre maggior affidamento negli anni – non è stata impiegata in prima linea?

Interessante è notare infatti, come nei primi cinque giorni del conflitto siano stati riportati (e documentati) numerosi casi di “imboscate” ai danni delle colonne russe, che, evidentemente, non avevano ricevuto alcuna segnalazione di formazioni nemiche, in diversi casi maggiori in numero, nelle vicinanze. Un impiego di droni massiccio durante l’avanzata, avrebbe non solo prevenuto perdite che vengono menzionate come “ingenti” dai report ucraini, ma avrebbero impedito al nemico di prendere quei prigionieri che secondo la stampa internazionale stanno rivelando i piani occulti di Putin.

Perdite, impasse e nessuna certezza

Forse i droni tascabili sono stati impiegati, nessuno li ha identificati, e non hanno sortito l’effetto sperato durante l’avanzata. Forse non sono stati impiegati in un primo momento, come altre piattaforme succitate, a causa di una tendenza nel sottovalutare il nemico e le sue capacità di difesa/resistenza, o peggio per timore che la rete di difesa ucraina eliminasse quelle armi di ultima generazione sulle quali il Cremlino ha risposto grandi aspettative. Compromettendosi agli occhi di Washington e degli altri avversari teorici della Nato. Forse l’impiego delle armi più efficaci è stato contemplato da Mosca solo ed esclusivamente se la situazione – che vede le maggiori città poste sotto assedio ma distanti dall’essere conquistate – non uscisse da questa fase di stallo apparente. Quella che ad oggi sembra a tutti gli effetti un’operazione portata avanti a fatica, per apparente mancanza di risorse e per la scarsa preparazione della forza d’invasione composta in gran parte – qualcuno sostiene – da soldati di leva, potrebbe rivelarsi in realtà solo un errore di strategia appianabile con un maggiore invio di truppe.

Quello che ad oggi può essere considerata come unica certezza è che solo i prossimi giorni, in seguito all’esito dei negoziati e delle eventuale ed ulteriore offensiva in programma, dato lo schieramento della flotta sembra al largo di Odessa, potranno rivelarci se le truppe russe hanno corretto il tiro; oppure se la guerra che doveva durante cinque giorni, durerà interi mesi con conseguenze devastati per il terreno di scontro.