Il leader dell’opposizione venezuelana, Juan Guaido, sembra essere sparito dalla scena pubblica dopo la fallita invasione messa in atto da ex militari bolivariani dissidenti appoggiati da alcuni contractor statunitensi; la cosiddetta “operazione Gideon”, architettata dall’ex Berretto Verde Jordan Goudreau, che ha portato all’arresto di una sessantina di ribelli e dei due contractor americani Luke Denman e Airan Berry.

Le accuse nei confronti di Guaido sono arrivate sia da Goudreau che dal controverso Cliver Antonio Alcalà Cordones, ex ufficiale dell’esercito bolivariano a capo dei ribelli, accusato da Washington di narcotraffico e consegnatosi improvvisamente alle autorità statunitensi a fine marzo. Secondo i due personaggi in questione, Guaido non avrebbe rispettato i patti prestabiliti tramite contratto e sarebbe dunque tra i responsabili del fallimento dell’operazione che aveva come obiettivo il rovesciamento del regime venezuelano e l’arresto di Maduro con tanto di trasferimento negli Usa.

Goudreau aveva minacciato di rendere pubblico il contratto per dimostrare il coinvolgimento dell’entourage di Guaido e pochi giorni dopo il fiasco due suoi consiglieri, Juan Jose Rendon e Sergio Vergara, avevano rassegnato le dimissioni.

Rendon aveva ammesso di aver preso accordi con Goudreau, spiegando però che si trattava di un contratto dagli obiettivi prettamente esplorativi, poi interrotto in seguito a problemi tra le due parti. Sempre secondo il consigliere di Guaidò, a Goudreau sarebbero stati pagati soltanto 50mila dollari per le spese iniziali. Goudreau dal canto suo ha accusato l’opposizione politica venezuelana di aver causato più problemi che vantaggi ed ha reclamato il pagamento di 1,5 milioni di dollari.

Venezuela, marcia dell'opposizione guidata da Juan GuaidóVenezuela, marcia dell'opposizione guidata da Juan Guaidò (LaPresse)
Venezuela, marcia dell’opposizione guidata da Juan Guaidó (LaPresse)

Secondo la documentazione, è però emerso come l’entourage di Guaido avesse interrotto i rapporti con la Silvercorp (la società di sicurezza privata fondata da Goudreau nel 2018) nell’ottobre del 2019. Goudreau avrebbe dunque proseguito con il piano di sua iniziativa; del resto per la cattura di Maduro gli Stati Uniti avevano messo in palio $15 milioni.

Dov’è finito Guaido?

In seguito alla fallita invasione la Procura Generale venezuelana, guidata da Tarek Saab, emanava un ordine di arresto per Juan Guaido ma anche per Juan Josè Rendon e Jordan Goudreau (quest’ultimo risulta tra l’altro ora indagato negli Usa per traffico di armi). Misure più che prevedibili, ma mentre Rendon e Goudreau fino a pochi giorni fa risultavano rispettivamente in territorio statunitense e colombiano, nulla si sa di Juan Guaido che sembra sparito nel nulla. Le ultime voci indicavano una sua fuga all’interno di una sede diplomatica europea a Caracas, ma non vi sono al momento conferme ufficiali.

Il 19 maggio l’Assemblea Nazionale venezuelana, in mano all’opposizione, rinnovava l’appoggio a Guaido ma un’analisi pubblicata dal sito “Meganalisis” lo scorso 9 maggio mostra una chiara perdita di consenso da parte di Guaido, indicando addirittura che l’88% dei venezuelani riterrebbe il lavoro svolto dal leader dell’opposizione come inadeguato. L’11 di maggio veniva inoltre reso noto che l’economista Alejandro Grisanti Capriles e l’ingegnere Maria Lizardo Gramcko, due membri del team economico di Guaido e del direttivo “parallelo” della compagnia petrolifera venezuelana Pdv hanno rassegnato le dimissioni. Un ulteriore problema dunque per l’entourage del leader dell’opposizione.

Venezuela, marcia dell'opposizione guidata da Juan Guaidò (LaPresse)
Venezuela, marcia dell’opposizione guidata da Juan Guaidò (LaPresse)

Tornando alla fallita invasione, è difficile credere che possa realmente essere stata architettata da Guaido col supporto degli Stati Uniti; Trump non ha torto quando afferma “se fossimo stati noi, le cose sarebbero andate diversamente”. L’iniziativa, talmente maldestra e mal organizzata, genera ben pochi dubbi sul fatto che sia stata intrapresa da personaggi privi delle più basilari capacità analitiche e strategiche, molto probabilmente infiltrati in profondità dall’intelligence di Caracas che ha poi provveduto ad “accompagnare” l’operazione per poter poi suonare la gran cassa sull’efficienza e la forza del regime e dei propri servizi di sicurezza. Nonostante ciò, l’immagine di Guaido è comunque stata compromessa in un momento certamente non dei migliori per un’opposizione che appare divisa e disorganizzata. Sono in molti infatti a chiedersi cosa sapesse realmente Guaido e per quale motivo Reondon abbia deciso di contrattare proprio Goudreau.

La propaganda di regime

Sul fronte pro-Maduro non si possono certo non notare tutta una serie di elementi che mirano ad amplificare il megafono della propaganda del regime di Maduro, con l’agenzia di stampa russa Tass che il 23 aprile ipotizzava il fatto che l’amministrazione Trump non confidasse più in Guaido visto che “l’annuncio per una transizione democratica in Venezuela veniva dato dal Segretario di Stato Mike Pompeo e non dallo stesso Guaido”, un elemento non particolarmente solido per sostenere tale ipotesi, anche perché al momento non emergono figure di rilievo all’interno dell’opposizione venezuelana che possano rimpiazzare Guaido.

Ci sono poi tutta una serie di curiose confessioni fatte quasi in contemporanea dai mercenari catturati durante l’invasione che puntano tutte il dito contro Guaido. Tra questi, il capitano Antonio Sequea e il contractor statunitense Luke Denman con confessioni fatte davanti alle telecamere di regime che sollevano molti dubbi sulla spontaneità e la veridicità delle dichiarazioni e non può che essere così del resto.

Quella fatta da Denman in particolare sembra quasi una “professione di fede” imposta e ripetuta ad hoc: “Credo che Jordan (Goudreau) non avesse alcun motivo per non fidarsi di Juan Guaido. Credo che se c’è qualcuno che ha preso decisioni sbagliate, questo qualcuno è il signor Guaidò. Credo che abbia ingannato parecchie persone….A questo punto, dopo aver visto tutto ciò, credo che la Silvercorp e molti altri siano stati ampiamente sviati dal signor Juan Guaido”.

Ora Washington si ritrova con la patata bollente del dover riportare a casa i due contractors statunitensi e la faccenda rischia di andare per le lunghe. Trump sta per lanciarsi in una campagna elettorale che potrebbe confermarne la rielezione e il riportare a casa Denman e Berry sarebbe certamente un bel colpo, ma Maduro è ben consapevole di ciò e difficilmente lo agevolerà.

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