Il 31 ottobre del 2024 InsideOver ha inaugurato la sua piccola grande rivolta. La rivolta rispetto a un sistema informativo che, a dispetto di tutte le prove e di tutte le testimonianze, continuava a minimizzare il costo umano, atroce, delle operazioni militari di Israele a Gaza. Una questione che con i torti e le ragioni, veri o presunti, del conflitto politico non ha nulla a che fare. Perché la politica in cui tutto è permesso, anche una campagna stragista e di violazione di qualunque regola del diritto internazionale e del diritto umanitario, non è più politica. È terrorismo. Che infatti è unanimemente condannato in ogni parte del mondo.
Era, quella, l’epoca in cui la grande stampa nazionale e internazionale continuava a ripetere come un mantra la stima farsesca di 42 mila morti tra i palestinesi, già allora vecchia di mesi, con l’ovvio obiettivo di contenere (come se 42 mila morti fossero poca cosa) lo sdegno montante nei confronti della campagna israeliana. Non solo: i soliti noti si affannavano anche a raccontare che quei dati non erano affidabili, erano gonfiati ad arte dai simpatizzanti di Hamas. Anche se la storia delle guerre tra Israele e Hamas ha dimostrato il contrario, e cioè che il Ministero della Striscia ha sempre fornito dati molto vicini a quelli comunicati dall’Onu e dallo stesso Israele. Anche se per mesi, mentre i propagandisti nostrani si industriavano a inventare sempre nuove scuse, le bombe israeliane erano continuate a cadere e i palestinesi a morire.
Quel 31 ottobre InsideOver, unico nel panorama italiano, diede spazio alla ricerca di 99 medici e scienziati Usa che avevano lavorato a Gaza e che, sulla base della loro competenza e delle esperienze maturate sul campo, tracciavano un ben diverso bilancio: almeno 100 mila morti nella Striscia, scrivevano. Lo avevano scritto anche al presidente Biden, con tanto di grafici e criteri di ricerca, come si fa negli studi scientifici. Ma Biden era troppo impegnato a fornire armi a Benjamin Netanyahu per occuparsi di donne e bambini palestinesi morti.
Eravamo soli, nella nostra piccola grande operazione verità, e soli siamo rimasti finora. Poi, nei giorni scorsi, la rivista britannica Lancet ha pubblicato un articolo intitolato “Traumatic injury mortality in the Gaza Strip from Oct 7, 2023, to June 30, 2024: a capture–recapture analysis” che, con i criteri e l’abbondanza di dati della grande rivista scientifica (e Lancet lo è fin dal 1823, anno di fondazione) spiega che i morti di Gaza sono stati almeno 70 mila. E che le cifre fornite dal ministero della Sanità della Striscia sono imprecise per difetto perché la sistematica distruzione del sistema sanitario di Gaza da parte degli israeliani gli ha impedito di tenere un esauriente conto delle vittime.
Quei 70 mila morti, peraltro, sono quelli censiti da Lancet solo nel periodo tra il 7 ottobre del 2023 (giorno della spregevole strage di 1.200 israeliani commessa dai terroristi di Hamas) e il 30 giugno del 2024. Ovvero, fino a 7 mesi fa. Pensate a quello che successe tra fine giugno (fine della indagine di Lancet) e fine ottobre (l’articolo di InsideOver), fate un rapido conto e dite se i 99 medici Usa non avevano ragione, o non l’avevamo noi a pubblicare la loro ricerca. E poi pensate a quel che è ancora successo dalla fine di ottobre del 2024 a oggi, altri tre mesi di sangue e morte. Questi sono i conti dello stragismo di Netanyahu. E noi con gli stragisti di ogni genere e provenienza non vogliamo avere nulla a che fare.