Il 13 marzo un bombardamento israeliano nel villaggio di Burj Qalaouiyah, nel distretto di Bint Jbeil, contro un centro sanitario ha ucciso 14 operatori sanitari in un solo giorno — tra medici, infermieri e paramedici — mentre erano in servizio. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato: “Le uccisioni nelle ultime 24 ore di 14 operatori sanitari nel sud del Libano segnano uno sviluppo tragico nella crescente crisi in Medio Oriente”.
Gli attacchi contro personale sanitario e strutture mediche si inseriscono in un contesto più ampio di bombardamenti in Libano, che hanno segnato, il 2 aprile, il primo mese di operazioni militari israeliane nel Paese dalla ripresa dei bombardamenti.
Medicidio (healthocide) è un termine impiegato nel contesto della Striscia di Gaza per descrivere l’eliminazione deliberata e sistematica delle infrastrutture sanitarie, del personale medico e delle risorse mediche. In pratica Israele induce volutamente un collasso del sistema sanitario con bombardamenti, uccisioni mirate e attacchi sulla macchina dei soccorsi.
Il termine già utilizzato a Gaza descrive quello che Israele ha provocato al sistema sanitario della Striscia: in meno di tre anni sono stati registrati 772 attacchi contro il sistema sanitario, con il 94% degli ospedali danneggiati o distrutti e oltre 1.500 operatori sanitari uccisi.
Ora lo stesso termine può essere impiegato per descrivere la situazione in Libano.
Secondo i dati disponibili, dal 2 marzo, in meno di un mese, le forze israeliane hanno colpito circa 135 strutture sanitarie in Libano — tra ospedali, centri medici e mezzi di soccorso — uccidendo almeno 53 operatori sanitari e ferendone circa 120. Una media di quasi 2 operatori uccisi al giorno, ogni giorno. Più di cinque ospedali sono stati totalmente evacuati, mentre oltre 54 centri di assistenza sanitaria primaria hanno chiuso.
Testimonianze raccolte sul campo indicano che i soccorritori vengono colpiti mentre intervengono sui luoghi dei bombardamenti attraverso la pratica del double-tap: un primo attacco colpisce i civili seguito da un secondo bombardamento a distanza di pochi minuti, diretto contro le squadre di emergenza. A Nabatieh, secondo quanto riferito da Khodr Ghandour, operatore della protezione civile, le squadre operative sono state ridotte a solo due persone per intervento per la paura degli attacchi double-tap.
Il medicidio in Libano però non è incominciato il 2 marzo 2026. Dati precedenti indicano che tra il 7 ottobre 2023 e la fine del 2024 quasi 230 operatori sanitari sono stati uccisi in Libano da Israele. Nello stesso periodo, l’agenzia sanitaria delle Nazioni Unite ha registrato 187 attacchi contro il sistema sanitario. Secondo Abdinasir Abubakar, rappresentante dell’OMS in Libano, tra il 7 ottobre 2023 e il 18 novembre si contano 226 morti e 199 feriti tra il personale sanitario.
Aggregando i dati dei diversi attacchi, contiamo che dal 7 ottobre 2023 sono oltre 285 gli operatori sanitari uccisi in Libano, con più di 330 attacchi contro il sistema sanitario.
Kristine Beckerle, vice direttrice regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa di Amnesty International, ha dichiarato: “Israele ora sta applicando lo stesso schema di morte utilizzato nel 2024 in Libano per uccidere decine di operatori sanitari e devastare i servizi sanitari. Le ricerche precedenti di Amnesty International hanno evidenziato come l’esercito israeliano abbia ripetutamente condotto attacchi illegali contro strutture sanitarie e operatori sanitari durante l’escalation del 2024, e più volte abbiamo chiesto che questi attacchi fossero indagati come crimini di guerra. L’esercito israeliano ha inoltre attaccato ripetutamente e illegalmente strutture sanitarie e squadre mediche a Gaza, come parte di un modello più ampio di distruzione dei servizi essenziali. Non vi è ancora stata alcuna responsabilità o riparazione per queste violazioni, e ora vediamo di nuovo operatori sanitari uccisi e feriti”.
Tejshri Shah, direttrice generale di Medici Senza Frontiere. “Chiediamo la protezione dei civili e delle strutture mediche in ogni momento, consentendo alle persone di continuare ad accedere all’assistenza sanitaria e ad altri servizi essenziali”.
Il 28 marzo, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Ghebreyesus ha riportato ulteriori dati sugli attacchi contro il personale sanitario nel sud del Libano in un post su X:
“Un’altra tragedia nel sud del Libano oggi, con nove paramedici uccisi in cinque attacchi contro l’assistenza sanitaria, portando a 51 il numero di operatori sanitari uccisi questo mese. Sette operatori sono stati feriti negli attacchi. Marzo è stato il secondo mese più letale per gli operatori sanitari in Libano da quando l’OMS ha iniziato a monitorare gli attacchi contro l’assistenza sanitaria nel Paese nell’ottobre 2023. Più di 120 operatori sanitari sono stati inoltre segnalati come feriti dall’inizio dell’escalation in Libano il 2 marzo, in gran parte nel sud del Paese. Negli incidenti di oggi, squadre mediche operative in cinque villaggi libanesi sono state colpite mentre erano in servizio sul campo. A Zoutar al-Sharqiya, cinque operatori sanitari sono stati uccisi in un attacco e due sono rimasti feriti, uno in condizioni critiche. Altri due operatori sanitari sono stati uccisi e tre feriti a Kfar Tibnit; un paramedico è morto in un attacco a una struttura sanitaria a Ghandouriyeh, mentre un altro è stato ucciso in un attacco a Jezzine. Due persone sono rimaste ferite in un attacco a Kfar Dajjal. I ripetuti attacchi contro l’assistenza sanitaria stanno compromettendo gravemente l’erogazione dei servizi nel sud del Libano. Quattro ospedali e 51 centri di assistenza sanitaria primaria sono ora chiusi, limitando in modo significativo l’accesso alle cure essenziali in un momento in cui sono più necessarie. Diverse altre strutture sanitarie hanno subito danni parziali e operano a capacità ridotta. Gli operatori sanitari sono protetti dal diritto internazionale umanitario e non dovrebbero mai essere presi di mira”.
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