La geopolitica della corsa allo spazio
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Guerra /

La Repubblica Popolare di Donetsk (Dpr) chiede alla Russia di utilizzare ulteriori sistemi missilistici Iskander e attacchi aerei per distruggere l’artiglieria delle forze armate ucraine. A riferirlo martedì alla Tass è stato il vice capo della milizia popolare della Dpr, Eduard Basurin, aggiungendo che sarà l’intelligence delle repubblica separatista a determinare la consistenza dei nuovi attacchi russi.

Le parole di Basurin arrivano dopo che l’esercito ucraino nella giornata di lunedì avrebbe effettuato, secondo Mosca, un massiccio bombardamento a Donetsk durato tutto il giorno utilizzando sistemi a razzo e artiglieria. Nei giorni successivi le forze armate ucraine hanno bersagliato la regione con Mlrs (Multiple Launch Rocket System) tipo Bm-21 “Grad”: l’obiettivo è stato il villaggio di Yelenovka, vicino alla città di Volnovakha, nella parte meridionale dell’oblast. Parallelamente Mosca afferma che l’aviazione dell’esercito e l’aeronautica militare russa hanno colpito 101 obiettivi delle forze armate ucraine in cui sarebbero stati uccisi più di 350 soldati e distrutti tre posti di comando, 13 carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento, sei “Grad”, 14 pezzi di artiglieria campale e 22 veicoli speciali. Il Cremlino sostiene anche di aver abbattuto un caccia ucraino MiG-29 nell’area di Sloviansk, a poche decine di chilometri dalla città di Severodonetsk dove sono in corso aspri combattimenti che si sono concentrati nell’impianto chimico Azot.

Il fulcro della battaglia è infatti localizzato nel saliente di Severodonetsk che sta per essere chiuso alla sua base dalle forze russe e che nella giornata del 13 giugno sono riuscite a isolare la città facendo saltare l’ultimo ponte che la collegava con Lysychansk. Ora le truppe ucraine sono rimaste senza via di fuga e così anche i civili. I tentativi di evcuazione del 15 giugno non sono andati a buon fine con scambi di accuse reciproci tra Mosca e Kiev.

Sebbene l’attenzione mediatica si sia rivolta in queste ultime settimane verso quella parte del Donbass dove l’offensiva russa è più vigorosa, la richiesta della Dpr di maggiori azioni di bombardamento per eliminare la minaccia dei sistemi di artiglieria ucraini dimostra che il fronte è attivo lungo quasi tutta la sua linea. Proprio nella sua parte meridionale, se pur più verso occidente rispetto all’oblast di Donetsk, ci sono scontri a fuoco che dimostrano la possibilità che i russi intendano risalire lungo la sponda orientale del fiume Dnepr per raggiungere la città di Dnipro. Dall’altro lato del fiume, la situazione è leggermente diversa con l’esercito di Mosca che si è trincerato e con gli ucraini che sono stati capaci di contrattaccare in direzione di Kherson.

Quanto riportato da Basurin, però, si configura più come attività di propaganda che una reale necessità tattica: i missili caduti sul villaggio sono stati 8, come riportato sempre da Tass, mentre non risulta che l’artiglieria ucraina sia stata in grado di effettuare un bombardamento a tappeto di Donetsk come invece va affermando Mosca. Del resto la maggior parte dell’esercito ucraino è schierata nella parte settentrionale del Donbass, per cercare di fermare l’avanzata nel saliente di Severodonetsk, mentre altrove la sua attività è più sporadica se escludiamo quanto sta accadendo a ovest di Kherson. Le linee ucraine non sono omogenee, tanto che nella parte settentrionale, a Kharkiv, i russi sono riusciti a riguadagnare parte del terreno perso: Stary Saltov, a nord di Rubizhne, è stata infatti riconquistata dall’esercito di Mosca.

Dubitiamo che la Russia, in questo momento, possa aumentare il rateo giornaliero delle sortite della sua aviazione e anche il numero di attacchi missilistici che usano i sistemi balistici a corto raggio (Srbm) Iskander-M, per venire incontro alle richieste di Basurin. Le Vks (Vozdushno-Kosmicheskiye Sily), le forze aerospaziali russe, forti di circa 300 velivoli, riescono a effettuare circa un centinaio di sortite al giorno, ma buona parte di esse non lascia mai lo spazio aereo russo o bielorusso, facendo affidamento sulle (poche) armi stand off, con gli aerei russi che non si avventurano molto lontano o per molto tempo nello spazio aereo ucraino, eccezion fatta per effettuare bombardamenti – usando munizionamento a caduta libera – là dove l’avanzata terrestre lo richiede maggiormente. Risulta quindi poco plausibile che si mettano a rischio velivoli per andare a colpire l’artiglieria ucraina che è anche, in alcuni casi, molto lontana dal fronte e quindi “al coperto” dei sistemi antiaerei portatili.

Anche l’utilizzo degli Srbm Iskander-M deve essere motivato da obiettivi di alto valore, data la loro particolare precisione e dal costo unitario, che non è paragonabile a quello del munizionamento guidato (anche questo scarseggiante), del semplice tiro di “controbatteria” effettuato dall’artiglieria russa o dalle azioni di elicotteri da attacco. Strumenti, questi ultimi due, peraltro ampiamente a disposizione dell’esercito russo, che infatti vengono usati in modo sistematico lì dove richiesto dalle operazioni belliche.

Le dichiarazioni di Basurin hanno quindi più una valenza politica, a sottolineare ancora una volta la minaccia incombente data dagli ucraini nel Donbass: qualcosa che abbiamo visto per lungo tempo da ben prima che cominciasse il conflitto. Una narrazione che però contraddice quella raccontata dal Cremlino stesso, secondo cui l’esercito di Kiev è in pesanti difficoltà, perfino in rotta stante il numero di perdite che vanno propagandando. È chiaro che gli ucraini siano sulla difensiva, nonostante le controffensive di alleggerimento che sono riusciti ad attuare, ed è anche chiaro che stiano arretrando e subendo perdite nel Donbass: proprio per questo quanto affermato da uno dei leader della Dpr più che una reale richiesta di aiuto ci sembra mera attività propagandistica per sottolineare la necessità di questo conflitto che perdura da quasi quattro mesi.

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