Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Donetsk – Quest’anno, i cristiani ortodossi festeggiano la Pasqua il primo maggio. E sarà festa anche qui, nel Donbass. A Donetsk, infatti, le bombe si fermeranno e i fucili smetteranno di sparare, per permettere ai civili e ai militari di partecipare alle celebrazioni della più importante festa cristiana. Nella giornata di venerdì, infatti, i rappresentanti di Russia, Ucraina, autorità separatiste e Osce, hanno raggiunto un accordo per l’entrata in vigore di un cessate il fuoco totale nelle regioni del sud-est dell’Ucraina, nel giorno di Pasqua, per il quale, secondo quanto ha annunciato venerdì il rappresentante speciale dell’Osce, Martin Sajdik, le armi verranno messe a tacere dalla mezzanotte di sabato, fino alla mezzanotte di domenica.La città si prepara, quindi, ai festeggiamenti, con le celebrazioni pasquali che avranno luogo in “oltre cento chiese”, “alcune delle quali situate in zone a ridosso della linea del fronte”, come ha annunciato il presidente della Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko. Lo stesso leader dei separatisti ha fatto sapere che per consentire lo svolgimento delle cerimonie religiose, nella notte di sabato, a discrezione delle autorità locali, anche il coprifuoco, che di solito entra in vigore ogni sera alle 22, sarà sospeso.Ma non tutti, a Donetsk, potranno festeggiare la Pasqua con i propri cari. C’è chi a causa della guerra ha perso un figlio, un padre, un marito, un amico. Chi ha perso la propria casa, distrutta dai bombardamenti. Poi ci sono gli sfollati o gli ostaggi civili, scambiati dall’esercito di Kiev con i prigionieri di guerra ucraini, che non potranno fare ritorno nelle loro case e riabbracciare le proprie famiglie, perché si trovano nelle città sotto controllo ucraino. Per questo le centinaia di sfollati ed ex prigionieri che affollano gli alloggi collettivi di Donetsk, ad esempio, si faranno compagnia, consumando il pranzo di Pasqua tutti insieme: bambini, uomini, donne, anziani, riuniti attorno ai grandi tavoli della mensa. Pranzi come questi, in molti casi, saranno messi in tavola grazie agli aiuti umanitari. Sono moltissime, infatti, le persone che a causa della guerra hanno perso il lavoro e le proprie fonti autonome di reddito. Le autorità locali fanno quello che possono, ma oltre due anni di blocco economico pesano sempre di più su una popolazione ridotta allo stremo. Gli anziani chiedono l’elemosina per sopravvivere, e chi vive nelle aree a ridosso del fronte spesso non ha accesso all’acqua, all’elettricità e al gas. La scorsa settimana un nuovo carico di aiuti umanitari è arrivato nelle regioni di Donetsk e Lugansk, da Mosca. Circa 1.200 tonnellate di alimenti, medicine, equipaggiamento anti incendio e libri, sono partiti dal Centro di soccorso di Donskoy, nella regione russa di Rostov sul Don. Ma le condizioni di gran parte della popolazione rimangono critiche.Nelle abitazioni distrutte di Trudovskie, Spartak o Zaitsevo, infatti, l’unica consolazione sarà l’icona di Cristo appesa alle pareti della baracche costruite davanti alle case crollate, o sulle mura delle cantine trasformate in bunker antiaerei, tra la rete del letto e la stufa per scaldarsi. Perché quell’icona, che qui a Donetsk è appesa in tutte le case, o in ciò che ne resta, sta lì a ricordare che oggi è Pasqua e non cadrà nessuna bomba. Che, per un giorno, si vivrà come prima. Senza il terrore di morire da un momento all’altro, colpiti dalle schegge di un mortaio o dal proiettile di un cecchino.Sì, perché a Donetsk, nonostante sia in vigore la tregua, è ancora guerra. Una guerra che si combatte ogni giorno nei sobborghi della città, ad Avdeevka, Marinka, Yasinovataya, Gorlovka, Trudovskie. Una guerra che, secondo i dati forniti venerdì dall’assistente per gli affari politici del Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha provocato quasi 10 mila morti e più di 20 mila feriti. I combattimenti, nelle ultime settimane, sono aumentati ai livelli della primavera del 2014, quando le bombe cadevano anche nel centro della città, la guerra si combatteva casa per casa, e gli scontri erano all’apice della loro intensità. La tregua di Pasqua durerà soltanto un giorno. E, quasi certamente, da lunedì, i proiettili di mortaio ricominceranno a cadere sui civili, come ad Olenivka, e l’appello delle Nazioni Unite affinché le armi continuino a tacere anche dopo il primo maggio, è destinato a rimanere inascoltato.

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