(Kiev) Non c’è pace per il Donbass. Il conflitto che, sin dal 2014, vede contrapporsi l’esercito ucraino e i ribelli separatisti continua a mietere vittime e a rendere problematiche le vite degli abitanti di questa regione. La morte di quattro soldati di Kiev, uccisi in un bombardamento il 6 agosto scorso, ricorda come questa guerra si sia trasformata, dal cessate il fuoco del 2015, in una serie di scontri letali e a bassa intensità che ha già provocato oltre 13mila morti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha tra le sue priorità quella di riportare la pace nella regione ma l’obiettivo non è facile da raggiungere.

Una guerra cristallizzata

Zelensky ha già avuto alcuni contatti telefonici con Vladimir Putin nei quali ha espresso la necessità di porre fine in maniera pacifica al conflitto. Ha inoltre invitato il capo di Stato della Federazione russa, dopo la morte dei quattro soldati ucraini, a esercitare pressione sui ribelli separatisti affinché cessino i bombardamenti. Un rinnovato dialogo tra i massimi vertici di Kiev e Mosca rappresenta una grande novità nella relazioni tra i due Stati.

Sotto la precedente amministrazione di Petro Poroshenko, infatti, l’Ucraina aveva assunto atteggiamenti decisamente più ostili e bellicosi verso il Cremlino, in alcuni casi arrivando a sfiorare lo scontro diretto. Il dialogo, seppur utile, non riuscirà comunque a sbloccare una situazione difficile come quella del Donbass.

I ribelli continuano a controllare i grandi centri urbani di Donetsk e Lugansk e le aree più orientali delle due province, lungo il confine con la Federazione russa. Nelle loro mani ci sono anche importanti impianti produttivi e minerari. Malgrado il territorio occupato dai separatisti non sia particolarmente esteso, non raggiungendo nemmeno la totalità degli oblast di Donetsk e Lugansk, è però popoloso e questo costituisce una formidabile barriera di difesa da possibili offensive di Kiev. Il conflitto, dopo una prima fase più dinamica, si è incancrenito e cristallizzato, dal cessate il fuoco del 2015. Questo ha reso sempre pià difficile una sua risoluzione dal punto di vista militare, a meno di un improvviso crollo di uno dei due schieramenti per motivi esterni agli scontri. Ipotesi, però, alquanto remota.

Compromesso impossibile?

La pace nel Donbass e la reintegrazione della regione nello Stato ucraino passa necessariamente da una qualche forma di accordo, che non sarà a costo zero. Il problema è che nessuna parte in causa può o vuole concedere molto agli avversari.

Il presidente Zelensky ha affermato che farà tutto il possibile per giungere alla pace, ma senza mettere in discussione l’integrità territoriale dell’Ucraina. Su questa tema ha l’appoggio della popolazione, che non dimentica le sofferenze e i danni anche economici provocati da un conflitto così lungo e sanguinoso.

I separatisti, dal canto loro, hanno proclamato da tempo l’indipendenza dei territori sotto il proprio controllo (ma questa dichiarazione non è riconosciuta a livello internazionale) e potrebbero recedere solamente sotto la pressione di Mosca, che comunque pretenderà delle concessioni da Kiev.

Queste richieste potrebbero consistere nell’autonomia delle regioni russofone dell’Ucraina orientale e/o nella tutela circa l’uso della lingua russa a livello locale. Bisognerà vedere se il governo ucraino sarà disposto ad accettarle senza compromettere il forte consenso di cui attualmente gode. Consenso, però, che andrà necessariamente ad erodersi in caso di scelte impopolari o premature. I tempi non sembrano ancora maturi, in sintesi, affinché le cause di fondo di questa guerra possano essere almeno parzialmente risolte. Il popolo ucraino, piegato da anni di sofferenze e privazioni, necessiterà di tempo per elaborare i tanti lutti.

Mosca eserciterà significative pressioni sui separatisti solamente quando capirà che potrà ottenere concessioni importanti in altri scenari. Quello che appare più probabile, invece, è una progressiva riduzione degli scontri e dei morti sul campo, qualora il dialogo tra Zelensky e Putin non si interrompa. Un primo passo verso la pace e la stabilità nella regione e verso il ritorno a casa dei tanti profughi costretti ad abbandonare Donetsk e Lugansk.