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Il caos che oggi esiste in Europa e nel vicino Oriente a causa delle guerre e delle diverse reazioni dei singoli Paesi in che modo condiziona le relazioni tra le grandi potenze?

“Ricordiamo la situazione nel 2022 quando esisteva ancora una parvenza di ordine, di equilibrio, sostanzialmente fondato sul controllo degli Stati Uniti sulle varie aree di crisi del mondo. Oggi quell’ordine è annientato. C’è una guerra in Europa che, ad una velocità impressionante, scavalca linee rosse che fino a ieri erano definite insuperabili. In Medio Oriente non c’era certo la pace nel 2022, oggi quel livello ‘’medio’’, orribile di violenza che da moltissimi anni contrappone palestinesi ed israeliani è diventato guerra aperta, come se tutta quella zona del mondo fosse stata sconvolta da un terremoto. La miracolistica formula due popoli-due Stati è ormai definitivamente sepolta. Anche in Africa la situazione è esplosa. I francesi, che controllavano vaste aree dell’ex impero coloniale sono fuggiti, e sono stati sostituiti in parte dai russi in parte dalle formazioni del califfato islamista che ha accelerato la espansione verso Sud arrivando fino al Mozambico, fino al bacino del fiume Congo. Il problema Taiwan, che nel 2022 era presente ma ‘’raffreddato’’, nel senso che si dava per scontato che facesse parte della Cina ma era opportuno rinviare, non parlarne troppo. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina con il formarsi di blocchi ostili, e la fine del vecchio equilibrio americano anche nell’area del Pacifico, Taiwan potrebbe essere la prossima Ucraina”.

Facciamo un passo indietro. La Storia dell’Europa centrale è caotica, le due guerre mondiali l’hanno travolta.  Per lunghi anni le lingue in questi Paesi si sono sovrapposte con il mutare dei regimi politici e territoriali, la lingua russa, l’ebraico, l’ucraino, il tedesco… Allora non pensi che questi incroci, questi continui cambiamenti di confine siano la causa di un disordine antico?

“Anche oggi siamo di fronte alle ‘’guerre lunghe’’ in cui si fanno i conti di problemi secolari che sono stati o irrisolti o semplificati in modo brutale creando Stati nuovi, inglobando popolazioni e cacciandone altre. L’Europa Centrale è esattamente quello è stato per secoli, soprattutto quando si sono disgregati grandi imperi, quello tedesco, quello austro ungarico, quello russo: un luogo di totale, assoluta confusione che la seconda guerra mondiale ha complicato con la cortina di ferro delle ideologie. Di tutti questi nodi l’Ucraina è forse l’esempio più contorto perché è quella che ha subito più intrecci e più sovrapposizioni. La storia di questi Paesi è simile alle sezioni degli scavi archeologici, di livelli sovrapposti, di frammenti di Storia. Ogni livello successivo si è nutrito di quello precedente complicandolo, moltiplicando gli odi ma anche i sensi di identità, il tutto spesso nel segno della violenza. Il 2022 è stato il momento in cui questo nodo così  intrecciato è stato sciolto in modo brutale da Putin per riaffermare la pretesa storica di decidere in quella parte del mondo. Certamente tutto questo è anche figlio di una storia lunga”.

In un articolo hai scritto “I progressi della tecnica, e della bugia, hanno reso molto feroci non soltanto questa guerra ma anche la (possibile) tregua”. Cosa significa? Che la guerra mondiale rischia, come un vulcano, di eruttare, di esplodere e travolgere come a Pompei parte dell’umanità?

“Intendevo un’altra cosa: le tecnologie della morte di massa si sono enormemente evolute rispetto alle guerre precedenti. Si colpisce a distanza senza più rischio diretto: penso ai droni o ad alcuni tipi di missili. E allo stesso tempo c’è una pericolosa evoluzione e pianificazione della tecnologia della menzogna. Sugli effetti della guerra si può mentire in modo più approfondito e vasto di ieri. Si possono nascondere gli effetti della guerra e convincere la propria opinione pubblica che si sta vincendo e che vale la pena subire e alimentare terribili sacrifici. Se l’opinione pubblica venisse a conoscenza della verità, che si tratta di guerre inutili e sanguinose per chi le combatte sul campo, queste guerre probabilmente si fermerebbero. Putin ha pianificato sin dall’inizio un’azione martellante di propaganda convincendo, da due anni, gran parte del popolo russo ad accettare una guerra sanguinosa di aggressione. Ma è anche vero dalla parte occidentale. Dopo due anni e mezzo le cancellerie e i governi che si sono schierati con l’Ucraina avevano promesso una rapida soluzione del problema perché eravamo superiori in tutto: tecnologia militare disponibilità finanziaria alleanze etc… Non solo non c’è la vittoria ma l’Ucraina rischia di essere lentamente spazzata via come due anni e mezzo fa. Allora il problema è: perché ci hanno mentito? Come ci hanno mentito e chi ci ha mentito? Putin finché può, non ha bisogno di rendere conto al proprio popolo perché la bugia, in un sistema autocratico, è funzionale. Ma in democrazia non è così, la bugia è l’interruzione, la negazione della democrazia”.

Tu parli anche di guerrafondai: ma chi sono? E come mai questa smania della guerra? Macron è uno di questi?

“Putin ha pianificato e scatenato la guerra. Progressivamente altri soggetti in Occidente, nella Nato, hanno cominciato a pensare che questa guerra in Europa poteva diventare non soltanto un grosso problema e un grosso rischio ma anche una ghiotta occasione di fare bottino politico ed economico e di utilizzare quella che viene definita ‘’la politica interna mondiale’’. Cioè accrescere il consenso, tacitare gli avversari politici e lucrare altri vantaggi. Questo gruppo si è progressivamente allargato. All’inizio erano sostanzialmente gli americani e gli inglesi che progettavano di indebolire Putin fino alla sua caduta usando gli ucraini. Successivamente altri leader europei si sono accorti che difendere l’Ucraina era uno splendido, indiscutibile argomento per zittire i propri avversari ed evitare crisi interne. Una specie di assicurazione sulla vita politica di molti leader europei. La Meloni ne è l’esempio più classico.

Successivamente sono intervenuti gli avvoltoi che si aggirano sempre attorno alle guerre grandi e redditizie: il vecchio indistruttibile potere militare industriale finanziario. La guerra rende. Questa guerra rende. Le piccole guerre contro il terrorismo, contro i talebani, il califfato sono guerre dal rendimento basso: pochi mezzi dispiegati, pochi uomini, hanno durata limitata. Gli stati maggiori spendono poco……Questa guerra, quella dell’Ucraina rende molto perché è una guerra grossa: bisogna svuotare gli arsenali per riempire quelli degli ucraini e ammodernare le proprie armi che invecchiano, bisogna inventare e produrre nuovi carri armati, missili…..È l’economia di guerra pianificata, obbligatoria, indiscutibile che è il sogno dei generali e dei consigli di amministrazione loro clienti e soci in affari. Macron è un guerrafondaio per necessità di protagonismo politico. È ostaggio della sconfitta elettorale, gli è rimasto il grande campo ’’gollista’’, monarchico,  della politica estera e di quella della difesa e lì si è scatenato: Medio Oriente, Ucraina etc.. Adesso dice che bisogna inviare i soldati a combattere in Ucraina. Ma è uno sviluppo tragicamente inevitabile se non si accetta la sconfitta, ovvero costringere Zelensky a rinunciare il territorio perduto”.

Anche l’Italia potrebbe partecipare alla guerra mandando uomini?

“La coscrizione in Italia è sospesa, non abolita. Questo vuol dire che la guerra potremmo non più guardarla comodamente in televisione. Le nuove generazioni per fortuna non sanno cos’è la guerra, pensavano che fosse una realtà di altri continenti. Ora è in azione un meccanismo “omeopatico”’ per convincerci che è uno sviluppo inevitabile e accettabile…”.

In tutto questo qual è il ruolo di Trump?

“Una parte dei leader dei Paesi occidentali lo descrive come una sciagura, un orco rozzo e pericoloso. In realtà per quanto riguarda la guerra non aspettavano altro perché hanno bisogno di qualcuno che metta in atto quello che loro non hanno il coraggio di fare o non hanno la possibilità politica di fare. Dire: “Adesso la guerra finisce e imponiamo a Zelensky i sacrifici necessari”. Trump è il cattivo utile e perfetto. E poi diranno: ci ha lasciati soli, noi avremmo lottato fino alla fine ma…”.

Nel libro che ho scritto, “Il fascino dell’imperfezione. Dialoghi con Domenico Quirico” (Jaca Book), proprio nel capitolo dedicato alla guerra, alla domanda: “Quando parli di guerra sembri avere un approccio prima analitico poi da giornalista, quello su cui tu ti concentri è l’uomo, la sua sofferenza. Come lo spieghi?” e tu avevi risposto

“Il mio approccio analitico serve a capire il perché. Poi, in realtà, quello che è importante è quelli che la vivono la guerra, non sono i grandi sistemi, cioè una volta che uno ha individuato le ragioni che ne hanno determinato le origini, lo sviluppo, quello su cui bisogna piegarsi è l’uomo, la vittima e l’assassino. Altrimenti diventa un esercizio, come posso dire, astratto. La guerra non è un esercizio astratto. La spiegazione della guerra in termini puramente storici, economici, sociali etc.…va bene, però se ti fermi lì sei ancora molto lontano dal cuore del problema. Il cuore del problema è quello che gli uomini fanno, anche gli uomini comuni e non soltanto quelli che l’hanno sciaguratamente decisa o ne determinano il corso. È importante, è terribilmente importante quello che gli uomini ci fanno quando ne sono coinvolti senza esserne nello stesso tempo, come dire, i padroni. Sono i civili che vengono travolti, sono i combattenti che devono ammazzare l’altro. La guerra è ammazzare…”.

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