Diversivi e sabotaggi: la (vera) mossa di Putin per vincere la guerra

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L’offensiva finale della Russia nella regione orientale del Donbass “è già iniziata”, hanno fatto sapere gli alti funzionari di Kiev. L’esercito russo, dopo essersi riposizionato e aver trasferito i suoi effettivi dal nord all’est dell’Ucraina, sta accumulando le forze in vista di quella che è stata rinominata fase due del conflitto. Se nel primo mese di guerra – orientativamente dallo scorso 24 febbraio, inizio della cosiddetta operazione militare speciale, ai negoziati di Istanbul andati in scena il 29 marzo – le forze del Cremlino agivano su tre lati (sud, est e nord); adesso i riflettori di Mosca sono puntati sul quadrante orientale. Questa, almeno, è la narrazione diffusa dalla maggior parte dei media.

La situazione è però più complessa, visto che i russi sono attivi anche lungo la fascia costiera, e dunque nel quadrante meridionale. Nelle ultime ore sono infatti state segnalate esplosioni nella regione di Dnipro e bombardamenti a Kharkiv, mentre l’assedio di Mariupol avrebbe sostanzialmente spaccato in due la città meridionale, con gli ultimi soldati ucraini a difesa della città alle prese con la carenza di risorse. In altre parole, le mosse sul campo di Mosca non hanno quasi mai fin qui coinciso con i racconti di media e analisti.

Persino le varie intelligence occidentali, in primis quella statunitense e britannica, hanno dimostrato di saper leggere il conflitto mano a mano che questo si sviluppava, ma non di prevenire le reali intenzioni russe. Fatta eccezione per l’inizio della missione militare in Ucraina, quella sì, ipotizzata dagli Stati Uniti in largo anticipo.

L’analisi della fase uno

Abbiamo ascoltato più volte la versione secondo la quale Putin avrebbe cercato di invadere l’Ucraina nel tentativo di conquistare Kiev. L’esercito russo, avvicinatosi a grandi falcate verso la capitale con una fila di veicoli militari lunga 60 chilometri, sarebbe stato in grado di prendere la città ucraina nel giro di una manciata di giorni, decapitando il governo guidato da Volodymyr Zelensky. La marcia delle truppe del Cremlino si sarebbe però interrotta a una ventina di chilometri dal cuore di Kiev, alla periferia della città. Per quale motivo? Pare per due ragioni: l’eroica resistenza mostrata dall’armata ucraina da un lato, il supporto militare, tecnologico e di intelligence offerto dall’Occidente agli uomini di Zelensky dall’altro. Dopo giorni e giorni di bombardamenti e lancio di missili rigorosamente a distanza, la Russia ha ritirato le sue truppe senza mettere piede in piazza Miadan.

Un discorso simile, per certi versi, vale per Odessa. Le truppe via terra e via mare si sono più volte avvicinate allo storico centro ucraino, salvo poi fermarsi o fare retromarcia. Emblematico il comportamento dell’incrociatore classe Slava Moskva, considerata la nave più potente a disposizione di Mosca. Bisogna subito fare una premessa: il concetto di incrociatore adottato dalla Marina russa è diverso rispetto a quello concepito dalla Marina statunitense. Gli Slava, anziché scortare la propria portaerei, sono infatti destinati principalmente ad attaccare le portaerei nemiche. Il punto è che l’incrociatore Moskva non ha riversato i suoi missili antinave supersonici contro qualche bersaglio specifico, per consentire la presa di Odessa; si è limitato a condurre missioni apparentemente intimidatorie vicino alla città, restando al largo del Mar Nero.



Odessa e Kiev due diversivi?

A che cosa è servita, allora, la fase uno dell’operazione militare? Quali sono gli obiettivi che ha conseguito Mosca? Dovessimo rispondere guardando a Kiev e alla conquista dell’intera Ucraina, nessuno.

I casi allora sono due: o davvero la Russia ha effettuato una missione militare mal organizzata, lasciandosi cogliere impreparata dal blocco Ucraina-Occidente oppure, come è lecito supporre, quanto messo in campo dal Cremlino potrebbe essere una sorta di diversivo.

Detto altrimenti: i russi potrebbero aver dato l’impressione di voler puntare Kiev e Odessa in modo tale da mettere pressione sugli ucraini in due luoghi simbolo, in parte per far uscire allo scoperto i jolly avversari e in parte per cogliere di sorpresa i nemici in altri quadranti. Quali? Il Donbass, le regioni orientali e la fascia costiera posizionata prima di Odessa.

In un secondo momento, semmai le circostanze lo consentiranno, Mosca potrebbe terminare il lavoro sporco congelato. Anche se appare oggettivamente complicato pensare che la Russia, oggi, intenda conquistare un Paese così grande come l’Ucraina con un numero così limitato di uomini (circa 100mila, al netto di perdite e arrotondamenti vari).