La geopolitica della corsa allo spazio
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Un’esplosione tra gli alberi inquadrata dall’alto, molto probabilmente da un drone, in una zona non precisata dell’Ucraina ma che non dovrebbe essere lontana dal fronte del Donbass. É questo il contenuto di un video di dodici secondi diffuso, alle ore 11:56, sul canale Telegram del ministero della difesa russo. Nella didascalia un chiaro riferimento al contenuto di quanto è andato distrutto dal bombardamento delle forze di Mosca: “Ecco le riprese dalla distruzione di una postazione di tiro di obici trainati da 155 mm di produzione italiana, in dotazione all’Ucraina”. In fumo dunque sarebbero andate armi inviate dal nostro Paese.

Armi italiane nel mirino

Sempre nella didascalia del video, le forze di Mosca hanno aggiunto ulteriori dettagli sull’operazione andata a segno nelle scorse ore. “La postazione di tiro dei nazionalisti ucraini – si legge – è stata scoperta per mezzo della ricognizione dell’artiglieria”. La postazione era nascosta dalla fitta vegetazione dell’area in questione. Sembra una delle tante zone boschive che contraddistinguono i paesaggi ucraini, compresi quelli adiacenti alle linee del fronte del Donbass. “Dopo un’ulteriore ricognizione da parte di un veicolo aereo senza pilota – è stato specificato nel messaggio – una munizione di artiglieria di alta precisione è stata colpita nella postazione di tiro”. In poche parole, una volta scoperto il nascondiglio da dove gli ucraini lanciavano munizioni verso postazioni russe, un missile sparato dalle forze di Mosca ha mandato in frantumi l’intero armamento custodito tra gli alberi.

Per i russi non ci sono dubbi: si trattava di armi occidentali e, in particolare, di armi italiane. Munizioni giunte da poco in Ucraina e trasferite, nonostante le tante difficoltà logistiche dovute ai raid di questi giorni nelle infrastrutture ferroviarie del Paese, nelle province orientali. Lì dove cioè Kiev ha maggiormente bisogno di armi per provare ad arginare un’avanzata russa che, seppur lenta, come sottolineato dall’intelligence di Londra adesso sembra comunque costante. Le armi probabilmente, se confermata la versione di Mosca, facevano parte dell’ultimo blocco di rifornimenti militari partiti dall’Italia in direzione dei teatri di guerra ucraini.

Possibili risvolti politici

Resta da comprendere però come mai il ministero della Difesa russo abbia potuto confermare con assoluta certezza, e senza apparenti dubbi, che quelle colpite fossero armi italiane. Roma non è l’unico attore occidentale ad aver inviato armi nelle ultime settimane. Così come non è l’unico Paese della Nato ad aver fatto transitare in Ucraina il modello di munizioni colpito e distrutto nel raid mostrato nel video del ministero. Inoltre quando Mosca anche nei giorni scorsi ha colpito armi occidentali, raramente ha specificato l’esatta provenienza e spesso si è limitata a sottolineare che si trattava di rifornimenti di Paesi della Nato.

Forse quindi, dietro il comunicato, potrebbe celarsi un preciso disegno politico. Ossia quello di mettere maggiore pressione sul governo italiano. Roma negli ultimi giorni è tornata a mostrare un certo attivismo nel dossier ucraino, in special modo inviando una proposta di pace composta di quattro punti e indirizzata ad entrambe le parti belligeranti. Da Mosca, subito dopo, sono arrivate reazioni contrastanti: in un primo momento sembrava che la proposta in questione potesse essere oggetto di esame, ma in seguito l’ex presidente e attuale numero due del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha bocciato il piano italiano. Mentre dal ministero degli Esteri russo è stato sottolineato che il progetto di Roma è stato visionato soltanto sui media, in quanto a Mosca non è giunto alcun documento ufficiale dalla Farnesina.

Il governo russo dall’inizio della guerra ha visto nella linea italiana quasi un “tradimento” da parte del nostro Paese. Lo ha fatto intuire il ministro degli Esteri Sergej Lavrov il primo maggio scorso, intervistato su Rete4, parlando di un’Italia rivelatasi esclusivamente allineata su posizione Nato. Ma ne hanno parlato anche altri leader politici russi, i quali probabilmente da Roma si aspettavano un atteggiamento più morbido visti i precedenti legami tra i due Paesi. A Mosca sanno bene inoltre che in Italia il dibattito sulla necessità di spedire armi in Ucraina è molto acceso e non trova unanime consenso. Dunque rivendicare la distruzione di rifornimenti italiani potrebbe incidere sulle prossime mosse del governo Draghi e scuotere ulteriormente l’opinione pubblica del Bel Paese.

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