Guerra /

La Corea del Nord ha effettuato un altro test missilistico nella mattinata di oggi quando quello che sembra essere un IRBM (Intermediate Range Balistic Missile) del tipo Hwasong-12 ha sorvolato il Giappone per andare a finire in mare dopo 2700 km, scatenando il panico nella terra del Sol Levante dove le sirene della difesa civile si sono messe a suonare per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. 

Il missile, dall’analisi delle foto prese dalla TV di Stato di Pyongyang, sembra essere un Hwasong-12, un vettore a due stadi a propellente liquido testato per la prima volta in modo soddisfacente il 14 maggio di quest’anno.Questo tipo di missile ha una gittata massima stimata compresa tra i 4000 ed il 4500 km che lo mette quindi in grado di colpire l’isola di Guam o le Filippine (dove gli americani hanno una importante base navale a Subic Bay) e cosa ancora più importante è il primo vettore in grado di portare una testata nucleare alla sua massima distanza operativa. 

Le testate nucleari nordcoreane infatti non hanno ancora un grado di miniaturizzazione tale da poter essere montate su tutto il parco missili di Pyongyang senza andare a ridurne la gittata: l’ICBM modello Hwasong-14 lanciato con successo nel luglio scorso, il primo per la Corea del Nord, è accreditato di un carico bellico massimo di 600/650 kg mentre si stima che le testate nucleari nordcoreane siano ancora nell’ordine dei 1000 kg di peso. 

Perché possiamo dire che il missile lanciato oggi sia del tipo Hwasong-12? Il suo inviluppo di volo è leggermente diverso a ben vedere rispetto a quello del missile di maggio: l’apogeo è stato di circa 550 km a fronte degli oltre 2000 del precedente, però se andiamo a confrontare anche le gittate possiamo capire che a tutti gli effetti si tratta dello stesso modello. Il missile lanciato a maggio, infatti, arrivò a toccare i 700 km di distanza mentre quello di oggi i 2700. La combinazione di apogeo e distanza raggiunta quindi ci permettono con una buona percentuale di sicurezza di affermare che si tratti dello stesso modello di missile. 

Perché quindi Pyongyang ha effettuato questo lancio? La motivazione potrebbe risiedere, oltre che nel solito meccanismo della “diplomazia dei missili” per il quale la Corea del Nord cerca di strappare condizioni più favorevoli con tutta una serie di mosse atte ad elevare la tensione ma senza arrivare ad una escalation vera e propria, nel voler rispondere alle esercitazioni militari congiunte cominciate il 21 agosto e che termineranno il 31 chiamate “Ulchi-Freedom Guardian”, tra le più grandi esercitazioni che si tengono nell’area e segue l’altra grande esercitazione chiamata “Foal Eagle” che si tiene ogni anno in primavera. Quest’anno UFG ha visto la partecipazione di 17500 militari americani affiancati dalle truppe di Seul (circa 50 mila) e da altri 7 Stati tra cui Australia, Canada, Regno Unito, Danimarca e Nuova Zelanda. L’esercitazione prevede di testare le capacità di comando congiunto e soprattutto la prontezza di dispiegamento delle Forze Armate in caso di emergenza per difendere la Corea del Sud. Tale mobilitazione di truppe, come sempre, mette in allarme il regime di Pyongyang che quest’anno, invece di rispondere con i soliti comunicati di condanna e minaccia, sta cedendo la parola al proprio arsenale missilistico in una prova di forza mai vista prima in anni recenti lungo il 38esimo parallelo. 

Poche ore dopo il lancio nordcoreano, infatti, Seul sempre nel quadro dell’esercitazione ma in modo del tutto imprevisto, ha lanciato due missili di teatro (a corto raggio o tattici) con una gittata compresa tra i 500 e gli 800 km ma dotati di una testata migliorata che li rende, secondo quanto riporta il comunicato stampa ufficiale della ADD (Agency for Defense Development), in grado di colpire con estrema precisione gli obiettivi e quindi adatti a quel “attacco preventivo” così dettagliatamente indicato dall’Oplan 5015 (e temuto da Pyongyang) oppure per effettuare un attacco di ritorsione in base allo schema del Korea Massive Punishment and Retaliation (KMPR).