Gli ucraini starebbero usando i missili del sistema da difesa aerea di epoca sovietica S-200 come vettori balistici per colpire posizioni all’interno della Russia. Lo Stato maggiore russo, nella persona dello stesso generale Valery Gerasimov, ha affermato che Kiev sta ora utilizzando i missili della serie 5V2 (21 o 28) facenti parte del sistema S-200 (noto in codice Nato come Sa-5 “Gammon”) per attaccare obiettivi terrestri nelle sue retrovie e pertanto si rendono necessari provvedimenti per “identificare i siti di stoccaggio e addestramento, nonché quelli di lancio dei missili S-200 ucraini e simili armi e pianificare un attacco preventivo”.
Sui social sta circolando un video girato nell’oblast di Bryansk in cui si nota quello che sembra essere un missile di S-200 che colpisce il suolo quasi verticalmente, a indicare che molto probabilmente, se davvero di attacco premeditato si tratta e non di malfunzionamento, il vettore è stato immesso in traiettoria balistica.
I missili della serie 5V2 degli S-200 non sono adatti per attacco terrestre non avendo un sistema di guida Gps (che invece è inerziale coadiuvato da trasmissioni radio) e usando un seeker radar nella fase terminale del volo. Sappiamo invece che i vettori degli S-300 possiedono una certa capacità superficie-superficie che è stata originariamente incorporata dagli sviluppatori nel progetto, così come tutte le sue successive modifiche. È ormai assodato, infatti, che la Russia ha usato – e sta usando tuttora – questi missili in attacchi terrestri per ovviare alla scarsità di vettori di precisione le cui scorte non devono essere intaccate di molto per non perdere la capacità di deterrenza nei confronti della Nato.
Sull’altro lato del fronte, anche gli ucraini possiedono alcune batterie di S-300, e si ritiene che l’incidente occorso il 15 novembre 2022 in cui sono morte due persone in territorio polacco, sia imputabile a uno di questi missili che è incorso in un malfunzionamento durante uno dei tantissimi raid aerei russi.
Durante il conflitto abbiamo visto diverse soluzioni, da una parte e dall’altra, per colpire bersagli dettate dalla stessa necessità: ancora i russi stanno utilizzando i vecchi missili da crociera Kh-22 risalenti agli anni Sessanta, mentre gli ucraini hanno usato in almeno due occasioni i droni Tupolev Tu-141 come missile da crociera. L’uso degli S-200 in questo modo particolare è però del tutto nuovo e questi missili potrebbero dare all’Ucraina una capacità simile a quella di un missile balistico a corto raggio, e qualora i 5V2 fossero profondamente modificati nel loro sistema di guida e in quello di propulsione è possibile che potrebbero essere relativamente efficaci in tal senso.
Il vettore 5V2, in tutte le sue varianti, è propulso da un motore a propellente liquido coadiuvato da quattro booster a propellente solido che lo accelerano e successivamente si sganciano. Nel breve video diffuso online sembra che il missile abbia ancora attaccati i suoi booster quindi viene da domandarsi se sia stata una scelta deliberata oppure se si tratti di un malfunzionamento. Una volta che i booster esauriscono la spinta, essi diventano solo un’inutile zavorra per il missile riducendone anche le qualità aerodinamiche – quindi diminuendone la gittata – ma sono essenziali per il lancio dello stesso, pertanto riteniamo che il loro utilizzo debba per forza essere limitato esclusivamente a questa fase.
Quello che sappiamo con una certa dose di certezza è che l’episodio di Bryansk non è stato isolato: secondo i russi, un altro attacco missilistico con S-200 si è verificato nella giornata del 9 luglio nell’oblast di Rostov nel tentativo di colpire la base aerea di Morozovsk e ci sono rapporti secondo cui tre di questi vettori sono stato utilizzato nello stesso giorno per cercare di prendere di mira il ponte sullo Stretto di Kerch ma sarebbero stati abbattuti precipitando nel Mar d’Azov.
The Drive riferisce che non è chiaro quanti sistemi S-200 fossero in servizio con le forze armate ucraine quando è iniziata l’invasione russa, ma sappiamo che sino a quella data quattro siti di batterie (per un totale di circa 24 lanciatori) erano attivi e altri dodici in riserva. Alcuni di questi siti sono probabilmente sistemi passati sotto il controllo ucraino in seguito al crollo dell’Unione Sovietica, ma i rapporti indicano che l’Ucraina potrebbe aver acquistato un numero imprecisato di lanciatori S-200V dalla Russia nel 2010.
Questi sistemi da difesa aerea utilizzano lanciatori statici, al contrario degli S-300 e 400 che sono mobili, ed è probabile che l’Ucraina con l’inizio del conflitto – o in prossimità di esso – abbia riattivato alcuni siti per rafforzare le sue difese aeree, che come sappiamo stanno esaurendo rapidamente le scorte di missili e sono uno dei bersagli preferenziali dei raid missilistici russi.
Quanto accaduto a Bryansk, soprattutto per la presenza sul vettore dei booster ancora attaccati, potrebbe essere l’esito di un malfunzionamento durante un utilizzo classico, e non quindi un attacco terrestre premeditato, ma il fatto che la stessa Russia abbia affermato che l’Ucraina stia usando gli S-200 per colpire obiettivi al suolo, potrebbe anche far pensare che non sia così.
Del resto, come abbiamo avuto modo di notare nel corso della guerra, la necessità aguzza l’ingegno e in questo momento Kiev ha bisogno di colpire le retrovie russe dove sono situati depositi logistici, vie di comunicazione e caserme.
Sempre The Drive riferisce che sia probabile che l’Ucraina abbia riserve consistenti di questi missili, così come potenzialmente più posizioni da cui potrebbero essere lanciati ed è anche possibile che abbia sviluppato una sorta di lanciatore mobile o più facilmente dispiegabile in modo da dare agli S-200 una certa flessibilità.
Se davvero gli ucraini hanno usato questi missili per cercare di colpire il ponte sullo Stretto di Kerch, è plausibile pensare che siano stati modificati nel sistema di guida, magari con l’aiuto polacco o bulgaro in quanto queste due nazioni ne possiedono ancora in servizio. Effettivamente la portata (poco meno di 200 chilometri che in traiettoria balistica potrebbero raddoppiare) e la carica bellica (217 chilogrammi di esplosivo ad alto potenziale) ne farebbero, una volta modificati, un’arma relativamente efficace al pari degli S-300, ma che lascia comunque trasparire una nota di disperazione determinata dalla scarsità di vettori disponibili per gli attacchi in profondità.
Immagine in copertina: RuckSackKruemel/Flickr.

