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Un bagliore nel pomeriggio di Bengasi, in quel 19 marzo 2011, ha significato l’inizio delle ostilità. Erano le 17:45, le prime bombe sganciate da aerei francesi sono cadute su obiettivi militari libici non lontano dalla città più grande della Cirenaica. La guerra dell’occidente contro Muammar Gheddafi ha così preso il via. Da allora sono trascorsi dieci anni. I danni prodotti da quell’intervento non solo sono ancora ben evidenti, ma in massima parte non sono mai stati del tutto sanati. A distanza di un decennio la miopia di quell’attacco è resa ben manifesta dall’instabilità non solo della Libia ma dell’intero Mediterraneo.

L’operazione Nato contro Tripoli

In origine doveva essere una “semplice” operazione militare volta a far rispettare la No Fly Zone imposta sulla Libia dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, votata il 17 marzo 2011. Dopo i primi attacchi aerei però, è sembrato subito palese il fatto che ci si trovasse davanti a un vero e proprio conflitto. La guerra ha avuto i suoi preamboli un mese prima. Anche in Libia infatti nel febbraio del 2011 è arrivata la scia della primavera araba, nome attribuito a una serie di manifestazioni anti governative sorte in buona parte dei Paesi del Magreb.

A gennaio le dimostrazioni di piazza hanno contribuito alla caduta del governo di Ben Alì in Tunisia e di Mubarack in Egitto. A febbraio la scia delle proteste è arrivata nella Libia di Muammar Gheddafi, il rais al timone dal 1969. Qui i primi moti sono esplosi in Cirenaica, con le forze leali al colonnello costrette a ritirarsi da diverse città. A inizio marzo però l’esercito libico è riuscito a recuperare terreno a discapito dei cosiddetti insorti, formati da tribù, fazioni e milizie ostili a Gheddafi.

Un contesto di guerra civile dunque, dove da inizio marzo ha iniziato ad aleggiare l’ombra di un intervento diretto da parte dell’occidente. Da Parigi e da Londra sono emerse le volontà dei rispettivi governi di avviare un’operazione militare in Libia. L’obiettivo avrebbe dovuto essere quello di impedire agli aerei del rais di compiere raid contro i manifestanti.

Erano infatti saltate fuori notizie di bombardamenti ordinati da Gheddafi contro gruppi di oppositori sepolti poi in fosse comuni. Circostanze sulla cui veridicità erano sorti dubbi già all’epoca. Ma la macchina diplomatica avviata dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dal premier David Cameron era ormai in moto. Si è così arrivati alla risoluzione del 17 marzo e ai primi raid anglo francesi del 19 marzo. Pochi giorni dopo gli interventi militari sono stati compresi sotto l’ombrello della Nato e con la benedizione del presidente statunitense Barack Obama. L’Italia dal canto suo ha fornito supporto logistico alle operazioni, divenendo quindi parte attiva della coalizione occidentale intervenuta in Libia.

Le conseguenze ben evidenti

Gli attacchi della Nato hanno preso di mira soprattutto obiettivi dell’aviazione libica: caserme, radar e basi militari sono entrati nel mirino degli aerei dell’alleanza atlantica. Questo doveva servire ad impedire a Gheddafi di far alzare in volo i propri mezzi. Ma in realtà l’operazione ha avuto altre conseguenze. Le forze fedeli al rais hanno perso il controllo dei cieli libici, con gli insorti che hanno potuto dunque riprendere la loro avanzata. L’era Gheddafi ha iniziato così il suo tramonto. In estate le forze ribelli sono entrate a Tripoli, il 20 ottobre a Sirte, città natale del rais. Quel giorno Muammar assieme al figlio Mutassim Gheddafi sono stati catturati poco fuori il centro urbano e uccisi. Ciò che ne è conseguito è sotto gli occhi di tutti: la Libia da allora in poi non ha più avuto un vero governo e non ha più trovato una vera stabilità.

Negli anni il Paese nordafricano è diventato un vero e proprio buco nero del Mediterraneo, da cui sono transitati terroristi, trafficanti e mercenari. Per l’Europa uno smacco con pochi precedenti, per l’Italia un problema tra i più importanti da affrontare. Miliziani ed islamisti hanno potuto mettere piede a pochi passi dalle nostre coste, così come decine di organizzazioni criminali hanno potuto inviare in mare migliaia di barconi. Quella iniziata dieci anni fa è stata una delle avventure più miopi di cui l’occidente è stato protagonista. Ma la svista potrebbe anche essere stata calcolata: chi ha premuto per l’intervento contro Gheddafi, ha forse considerato una Libia divisa e frammentata un male necessario per i propri interessi.

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