Se hai visto le decine di video in cui soldati dell’idf ballano, ridono, o esultano mentre i colpi delle loro armi colpiscono Gaza – e causano la morte di civili palestinesi – probabilmente ti sei chiesto: “come si può essere spietati e indifferenti a così tanta violenza e sofferenza?”.
Il loro comportamento è solo la punta di un iceberg: il modello IDF. Per spiegare cosa c’è dietro questo atteggiamento partiamo da un link: il sito dell’IDF in cui viene raccontato agli israeliani “come funziona l’educazione dei ragazzi palestinesi”.
Per un attimo proviamo ad utilizzare gli occhi di chi tutto questo lo osserva da “dentro il sistema”. Se sei un soldato israeliano e ti stai approcciando al mondo della difesa, l’IDF inizia a formarti da molto giovane. Ipotizziamo che sia il primo giorno di studio nell’IDF. Tra le tante slide che il tuo generale israeliano ti mostrerebbe c’è anche questa immagine – è l’immagine ufficiale sul sito dell’IDF alla voce “i bambini in Gaza”.
Dopo averti mostrato questa fotografia, il tuo generale argomenterebbe così – spezzone di testo preso dal sito IDF menzionato sopra: “L’indottrinamento dei bambini da parte di Hamas inizia in giovane età, quando i bambini sono esposti a un’istruzione formale e informale che elogia la jihad e incita i bambini contro Israele. A partire dal 2013, oltre 55.000 studenti dalle classi da otto a dieci usano libri di testo che definiscono la Palestina come uno stato dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano, non riconoscono l’esistenza di Israele, glorificano le violente rivolte arabe e descrivono le scritture ebraiche come fabbricate. Questi libri sono usati in tutte le 400 scuole di Hamas. I bambini spesso imparano in scuole che prendono il nome da terroristi, come una scuola elementare e una scuola media che hanno recentemente preso il nome dal pianificatore del massacro di Monaco Abu Iyad”.
Così una volta finita la lezione del tuo primo giorno di addestramento, le informazioni in tuo possesso ti hanno insegnato che a Gaza le 400 scuole presenti sono sotto la guida di un’organizzazione terroristica, che ogni bambino è un potenziale terrorista, che i bambini fin da piccoli utilizzano armi vere e che tutti i palestinesi vogliono la distruzione di Israele. Alla fine del corso, dopo mesi di indottrinamento, il tuo frame cognitivo avrà assorbito lo schema narrativo impartito dall’esercito israeliano e sarai pronto per combattere un nemico che esiste solo nella tua testa. Come te, centinaia di tuoi compagni.
Il ruolo dell’indottrinamento
Un aspetto centrale e spesso sottovalutato nella formazione dei soldati israeliani è il peso dell’indottrinamento politico e ideologico, radicato non solo nel sistema militare ma anche nella società israeliana in senso più ampio. Fin dalla nascita dello Stato di Israele, l’esercito è stato utilizzato come uno strumento per rafforzare l’identità nazionale e inculcare valori sionisti. Come raccontano diversi studi accademici su JSTOR e Berghahn Journals, i programmi di formazione militare durante le prime guerre del 1948-1949 includevano corsi su ideologia, storia nazionale e il concetto di “destino storico del popolo ebraico”.
L’obiettivo era chiaro: preparare i soldati non solo fisicamente, ma anche mentalmente, per considerare le proprie azioni non come scelte individuali, ma come un dovere collettivo verso la patria. Questo indottrinamento si è evoluto nel tempo, ma rimane una componente fondamentale del sistema educativo e militare israeliano.
La preparazione ideologica non inizia al momento del servizio militare obbligatorio. Molti giovani israeliani vengono coinvolti fin da piccoli in movimenti giovanili sionisti, che promuovono un’educazione focalizzata sul sacrificio per il bene dello Stato e sulla visione dell’altro — in questo caso, i palestinesi — come una minaccia esistenziale. Un’analisi di Vashti Media evidenzia come queste attività alimentino una visione polarizzata del mondo, che può diventare un ostacolo alla riflessione critica durante il servizio militare.
Effetti sul campo
L’indottrinamento crea un esercito coeso e determinato, ma ha effetti collaterali significativi. In particolare, può portare a un conflitto interno nei soldati quando le realtà sul campo entrano in contrasto con i valori inculcati. Organizzazioni come Breaking the Silence raccolgono testimonianze di militari che descrivono la frustrazione di essere formati con una narrativa idealizzata della difesa della patria, solo per trovarsi coinvolti in operazioni che causano sofferenze a civili innocenti.
Un rapporto di Al Jazeera sottolinea come la narrativa di legittimazione delle azioni militari venga rafforzata anche nei discorsi pubblici e politici, alimentando un circolo vizioso in cui il soldato si sente giustificato, ma allo stesso tempo sempre più alienato di fronte alle conseguenze reali delle sue azioni.
L’indottrinamento come barriera alla salute mentale
Un altro effetto dell’indottrinamento riguarda la gestione della salute mentale. Il sistema educativo e militare israeliano tende a enfatizzare la forza e la resilienza, promuovendo l’idea che chiedere aiuto sia una debolezza. Secondo un’analisi pubblicata su Aish, questo atteggiamento contribuisce a creare una cultura in cui i soldati esitano a riconoscere i propri traumi, preferendo nascondere il disagio psicologico per paura di essere giudicati o esclusi.
Questa pressione ideologica è evidente anche nella risposta istituzionale dell’IDF ai disturbi psicologici. Mentre programmi di supporto psicologico sono stati implementati, come riportato da Haaretz, molti soldati evitano di parteciparvi, percependoli come incompatibili con l’immagine di forza e invincibilità che l’esercito si sforza di proiettare.
Il ruolo dell’indottrinamento nell’IDF è duplice: da un lato contribuisce a costruire un esercito motivato, dall’altro limita la capacità dei soldati di riflettere criticamente sulle proprie esperienze e di affrontare i traumi in modo costruttivo.
Su Reddit abbiamo trovato una testimonianza diretta di un soldato IDF che racconta delle incursioni di terra a cui ha preso parte tra il 2020 e il 2021 nei campi profughi di Jabalia e Al-Shati. Specifichiamo che non siamo riusciti a verificare l’autenticità dell’account ma che ci sono diverse informazioni che sugeriscono si tratti di un account reale.
Il thread di discussione è stato chiamato: “Sono un soldato dell’IDF che ha combattuto a Gaza. Ecco cosa ho sperimentato, chiedimi qualsiasi cosa”. Ci sono due domande a cui ha risposto il soldato, che possono autarci a comprendere lo schema di pensiero di un soldato IDF.
Gli effetti sulla salute mentale: la mente vittima dell’azione
Da decenni, il conflitto israelo-palestinese infligge ferite profonde e durature, non solo alle popolazioni coinvolte, ma anche ai soldati israeliani stessi, incaricati da ogni governo israeliano – degli ultimi 70 anni – di portare avanti una guerra che sembra non conoscere tregua. Gli eventi del 7 ottobre 2023 hanno segnato una nuova fase di intensità, con ripercussioni devastanti sulla salute mentale delle truppe israeliane. Oltre 30.000 soldati hanno ricevuto supporto psicologico dall’inizio dell’offensiva, una cifra che mette in luce la portata della crisi mentale nell’IDF (Israeli Defense Forces).
Nell’attuale conflitto, i soldati israeliani si trovano esposti a traumi intensi, che vanno dalle immagini di morte e distruzione alle difficili operazioni in aree densamente popolate. Un rapporto pubblicato su Haaretz rivela che 1.600 soldati hanno sviluppato disturbi da stress post-traumatico (PTSD) in pochi mesi, con il 90% incapace di proseguire il servizio.
Oltre al PTSD, molti soldati soffrono di ansia acuta, depressione e, in alcuni casi, pensieri suicidi. L’80% dei militari trattati è tornato al servizio attivo, ma le testimonianze suggeriscono che molti lo fanno senza aver realmente superato i traumi, spesso mascherando il disagio per timore di perdere la propria posizione o di essere giudicati.
Le gerarchie militari, pur riconoscendo il problema, non sempre forniscono un ambiente sicuro per affrontarlo. In molti casi, il supporto psicologico viene visto come un intervento d’emergenza piuttosto che come parte integrante del benessere del soldato. Inoltre, il ritmo incessante delle operazioni limita il tempo disponibile per la cura e la riabilitazione.