Hassan Nasrallah aveva davvero accettato un cessate il fuoco con Israele prima di essere ucciso? Le voci si rincorrono dopo che il ministro degli Esteri del Libano Abdallah Bou Habib ha dichiarato alla Cnn che il defunto capo di Hezbollah sarebbe stato pronto a discutere i termini di una fine della conflittualità temporanea con lo Stato Ebraico. Una dichiarazione importante che si inserisce nel quadro dei concitati sforzi diplomatici paralleli promossi dalla Francia di Emmanuel Macron e dagli Usa di Joe Biden per spingere a un confronto politico tra Israele e Libano nei giorni dell’Assemblea Generale dell’Onu.
Benjamin Netanyahu ha poi scelto di andare in all-in dopo l’attacco ai cercapersone e i raid contro Hezbollah di metà settembre: bombardamenti, omicidi mirati, decapitazione dei vertici di Hezbollah fino all’assassinio di Nasrallah, da ultimo una difficile invasione del Libano. Il tutto con l’ambiguo semaforo verde degli Usa, attivi in entrambe le parti della commedia, in chiave anti-iraniana. Le parole di Bou Habib non chiariscono la realtà, il Dipartimento di Stato Usa, interpellato come a conoscenza della vicenda al pari di Netanyahu, pilatescamente si è difeso dietro il lessico diplomatico: “Se è vero, non ci è mai stato comunicato in alcun modo, forma o aspetto che Nasrallah aveva accettato un cessate il fuoco”.
Restano dilemmi aperti su questa vicenda. Su che basi Nasrallah era pronto a trattare? In che misura questa sua disponibilità avrebbe mostrato un’analoga propensione del suo tutore, l’Iran, ad appianare le conflittualità? Chi ha condotto la trattativa, per Hezbollah e Israele? Perché tutto è saltato? Così come Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas ucciso a luglio in Iran durante i negoziati che lo vedevano coinvolto, apparirebbe, se confermato, un trend che mostrerebbe Israele deciso a eliminare i suoi più convinti nemici quando essi decidono di sedersi al tavolo delle trattative.
Possiamo aggiungere: che cosa sapeva davvero Netanyahu a riguardo? Capirlo è fondamentale. Anche perché mentre Israele a Beirut dà la caccia a Hashem Safi al Din, successore designato di Nasrallah, la volontà di Tel Aviv di eliminare l’intera leadership di Hezbollah sembra porre una pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riprendere i colloqui. Come se, è questo il sospetto, i vertici del Partito di Dio fossero diventati nemici da far scomparire a ogni costo proprio perché più propensi al dialogo. Safi al Din è dato per colpito da Israele, Hezbollah non conferma. Il numero due colpito a pochi giorni dal numero uno sarebbe la pietra tombale definitiva sulla materializzazione di un’ipotesi, anche remota, di ritorno al dialogo: parlano le armi, e saranno dolori sia per il Libano sia per Israele, che ha già pianto diversi caduti, se non si troverà un abboccamento in tempi brevi.
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