C’è anche Daniele Bellocchio, con il suo reportage “Myanmar: la guerra civile dimenticata” realizzato per InsideOver tra i finalisti del XXII Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta, inserito nella terna di finalisti per la categoria “Reportage” assieme a “Leaving Gaza” di Chiara Avesani e Matteo Delbò e “La cattiva strada” di Gaia Mombelli.
Bellocchio, lodigiano classe 1989, ha realizzato nel corso della sua carriera, diversi reportage che l’hanno portato a raccontare storie e scenari dimenticati in molte aree complesse del pianeta. Dalle guerre nella terra dai confini dissolti tra il Lago Ciad e il Sahel al violento conflitto tra Azerbaijan e Armenia per il controllo del Nagorno-Karabakh, Bellocchio ha cercato sempre di dare voce anche agli abitanti di quelle aree di mondo colpite da crisi e conflitti, spesso trascurate dai grandi media internazionali.
Il reporter, che ha già vinto nel 2019 il prestigioso premio Luchetta per la categoria “Stampa Italiana”, è in questo caso finalista con un racconto che si inserisce nel fil rouge dei suoi viaggi e delle sue esperienze precedenti, un affresco di un conflitto civile conflitto civile nato con il colpo di Stato che nel 2021 detronizzò la premier e Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, portando al potere la giunta militare del generale Min Aung Hlaing. Da quattro anni, il conflitto è degenerato in una guerra a tutto campo che ha spaccato l’ex Birmania portando all’emersione faglie politiche, sociali e financo etniche in un Paese-chiave per gli equilibri geopolitici dell’Asia sud-orientale.
Il racconto di Bellocchio entra nel profondo delle conseguenze di questo conflitto senza regole e spesso dimenticato, ricordando gli impatti sociali e civili della guerra e i danni che può causare uno stato di spaccatura in un Paese già fragile. Un documento prezioso, che contribuisce a dar voce a chi non ne ha. E a accendere un faro sui dimenticati delle periferie del pianeta. Esseri umani come noi, la cui storia spesso è una somma di drammi e problematiche che un sistema internazionale sano dovrebbe impegnarsi per far cessare.