Continua l’offensiva governativa sul campo profughi di Yarmouk, a soli otto chilometri da Damasco, e controllato dallo Stato islamico fin dal 2015. Le operazioni militari sono iniziate subito dopo la capitolazione della Ghouta orientale, con un gran dispiegamento di forze per eliminare una delle ultime sacche delle bandiere nere.
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Bashar al Assad sta cercando di mettere in sicurezza la capitale e, oltre all’avanzata su Yarmouk, se n’è aggiunta un’altra per liberare la regione del Qalamoun orientale. Secondo quanto riporta l’agenzia governativa Sana, sarebbe stato raggiunto un accordo per “l’evacuazione dei terroristi da al-Rheibeh, Jairoud e al-Nasseriyeh”. I ribelli dovranno prima consegnare “armi medie e pesanti e munizioni” e poi saranno trasferiti o a Jarablus, assieme ai miliziani dell’Esercito dell’islam, oppure a Idlib.
Ma è la battaglia di Yarmouk a interessare maggiormente i governativi, che stanno bombardando pesantemente le postazioni jihadiste. Alcuni abitanti di Damasco raccontano a Gli Occhi della Guerra: “Non abbiamo mai sentito nulla di simile. Trema tutto. Non sappiamo cosa stia usando l’esercito”. Oltre a caccia, carri armati ed elicotteri sono state schierate anche diverse batterie missilistiche.
S. #Damascus: must see footage showing intense bombardment on #Yarmouk Camp & Hajr Aswad on 1st day of Offensive vs #ISIS. https://t.co/hcrhsaXp5o pic.twitter.com/3vVWL4vUzB
— Qalaat Al Mudiq (@QalaatAlMudiq) 20 aprile 2018
I jihadisti hanno rifiutato ogni accordo con i governativi e, perciò, ora Damasco punta all’avanzata finale, che verrà poi indirizzata verso i ribelli di Beit Sahm e Babbila.
Secondo quanto riferisce l’iraniana Press Tv, i governativi avrebbero eliminato diversi leader dell’Isis, tra cui Abu Hisham Khabouri e Abu Ali Nafsha
Gli ispettori Opac entrano a Douma
Oggi, gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) sono riusciti a visitare uno dei siti dove lo scorso 7 aprile si sarebbe verificato un attacco chimico e a prelevare alcuni campioni, che saranno trasportati nel laboratorio dell’organizzazione a Rijswijk, in Olanda, e poi inviati per analisi nei laboratori Opac designati.
L’organizzazione, inoltre, fa sapere che “valuterà la situazione e prenderà in considerazione futuri passi, compresa un’altra possibile visita a Douma”.
“Sulla base dell’analisi dei risultati dei controlli condotti sui campioni, come pure di altre informazioni e dei materiali raccolti dal team, la Fact-Finding Mission stilerà la sua relazione da presentare agli Stati aderenti alla Convenzione sulle armi chimiche”, fa sapere ancora l’Opac.
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