Forti esplosioni si sarebbero sentite questa notte a sud di Damasco, nei pressi una base che sarebbe solitamente utilizzata dalle truppe iraniane che si trovano in Siria. A riferirlo è Sky News Arabia. Fonti de Gli Occhi della Guerra dalla capitale affermano però di non aver sentito nulla e, come nota anche Haaretz, non ci sono conferme da altri testimoni. Forse, questa notizia, rientra in quella guerra psicologia che Iran e Israele stanno combattendo, come spiega Lorenzo Vita in questo articolo.
Il presunto attacco (sempre che ci sia effettivamente stato) avviene pochi giorni dopo le esplosioni a catena nella città di Hama, che hanno provocato la morte di almeno 11 persone.
L’Isis perde l’ultima roccaforte a sud di Damasco
Ieri è iniziata l’evacuazione dei jihadisti dell’Isis asserragliati a sud di Damasco, ormai quasi completamente liberata dalle forze governative.
L’Osservatorio siriano per i diritti umani, diretto dal controverso Rami Abdel Rahman, ha fatto sapere che “sei pullman sono entrati nella notte tra sabato e domenica nella zona sotto il controllo di Isis e quando è cominciato ad albeggiare hanno portato i miliziani e le loro famiglie verso le zone desertiche siriane”.
Gli autobus starebbero raggiungendo la zona desertica a est della Siria ancora in mano allo Stato islamico.
Messa in sicurezza la capitale
La sconfitta dell’Isis a sud di Damasco, per Bashar al Assad, rappresenta un tassello fondamentale nella lotta contro i terroristi. Proprio pochi giorni fa, il presidente siriano ha incontrato Vladimir Putin.
Nell’incontro si è detto che “grazie agli sforzi dell’esercito siriano sono stati fatti passi importanti contro il terrore e per il consolidamento dell’autorità del governo legittimo” e che ora si deve “attivare un un processo politico su vasta scala”.
Per Assad la cacciata dei terroristi nelle aree desertiche significa due cose: che la capitale siriana non corre più alcun rischio e che il processo politico può finalmente iniziare.
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