La geopolitica della corsa allo spazio
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Nei giorni scorsi Mykhailo Podolyak, consigliere capo dell’Ufficio del presidente Volodymyr Zelensky, aveva dichiarato che il numero delle vittime tra i militari ucraini oscillava tra le 100 e le 200 unità al giorno. Il suo era un messaggio drammatico, l’ennesimo, per sottolineare la complicata situazione in cui si trovavano – e si trovano tutt’ora – le forze di Kiev, in balia dei russi e a corto di armi pesanti.

“Una delle ragioni principali dell’elevato numero di perdite è la mancanza di parità tra le capacità militari ucraine e russe”, aveva spiegato Podolyak nel corso di una conversazione con Newshour Bbc World, aggiungendo che l’Ucraina necessitava di centinaia dei più potenti sistemi di artiglieria e di 300 sistemi missilistici per essere in grado di pareggiare la potenza di fuoco della Russia e liberare i territori occupati.

Un appello disperato, dunque, che tuttavia ha provocato reazioni inaspettate, segnali di possibili spaccature interne al fronte ucraino. Il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, Oleksiy Danilov, ha attaccato duramente Podolyak proprio sul numero di militari morti.



“Non è un circo”

L’attacco di Danilov è pungente, sia nel significato generale delle frasi citate dall’Ukrainska Pravda che nelle parole utilizzate. “Voglio rivolgermi ancora una volta alle figure che dicono che abbiamo 200, 300 e più persone morte al fronte ogni giorno. Alcuni addirittura hanno detto circa 1.000… Non hanno la possibilità di ottenere tali informazioni. Questi non sono birilli o un circo. Questa è la vita delle persone”, ha tuonato lo stesso Danilov.

Nel mirino del consigliere, quindi, sono finiti esponenti governativi e politici ucraini, in primis Mykhailo Podoliak e il vice leader del partito di Volodymyr Zelenksy e negoziatore David Arahamiya. “Non capisco perché lui (Podoliak) faccia tali affermazioni. È un rappresentante dello Stato maggiore? Non capisco perché ora è la voce dell’esercito. Cose del genere dovrebbero essere dette da Zaluzhny (comandante delle forze armate, ndr), Shaptala (capo di Stato maggiore, ndr) e dal ministro della Difesa” Oleksiy Reznikov, ha aggiunto Danilov.

Tensioni interne

La sensazione, insomma, è che il governo ucraino sia attraversato da molteplici tensioni e che non tutti, a Kiev, la pensino allo stesso modo. Da una parte troviamo chi, come Podolyak, mette in fila numeri, cifre e dati – non sempre certi – per giustificare la richiesta di armi più pesanti e continuare così a combattere contro Mosca; dall’altra spiccano i realisti come Danilov, che forse preferirebbero attenersi alla realtà dei fatti, probabilmente nella speranza di iniziare ad intavolare un negoziato con il Cremlino.

In mezzo ai due fuochi troviamo uno Zelensky baricentro di un equilibrio sempre più fragile. Il presidente ucraino si colloca infatti a metà strada, ora appoggiando la linea Podolyak, ora mostrandosi realista come Danilov.

Nel frattempo, spiccano altre affermazioni di fuoco, questa volta provenienti da Oleg Buryak, capo dell’Amministrazione militare del distretto di Zaporizhia. Buryak ha dichiarato all’Adnkronos che “la Cina sta assorbendo l’Estremo Oriente della Russia e la Siberia. Putin lo capisce, gli americani lo sanno e lo temono moltissimo. Per questo gli Usa non ci consegnano le armi di cui adesso abbiamo bisogno e non consentono all’Ucraina di sconfiggere apertamente Mosca”. “La Russia va sfinita, a nessuno conviene distruggerla del tutto; va alimentato lo scontento in modo che il passaggio di potere avvenga in modo più morbido”, ha aggiunto. Altra benzina sul fuoco, nel bel mezzo di un conflitto sempre più logorante.

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