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L’ombra del mercato nero sulle armi occidentali inviate in Ucraina inizia a farsi sempre più consistente. Quelle che qualche mese fa erano considerate soltanto voci di corridoio, adesso si sono trasformate in preoccupazioni concrete, almeno a giudicare dagli avvertimenti lanciati dall’Interpol e da alcuni funzionari statunitensi.

Per quanto riguarda l’Interpol, il capo dell’agenzia, Jurgen Stock, teme che gli armamenti ricevuti da Kiev possano in qualche modo finire nelle mani di qualche criminale. “L’ampia disponibilità di armi durante l’attuale conflitto porterà alla proliferazione di armi illecite nella fase post-guerra”, ha dichiarato Stock, esortando i Paesi che hanno fornito e forniscono equipaggiamenti militari all’Ucraina a concentrarsi su efficaci meccanismi di tracciabilità.

Da lanciarazzi portatili a semplici pistole, da munizioni di artiglieria a veicoli corazzati: il valore del materiale che i partner ucraini hanno fornito all’esercito ucraino dallo scorso 24 febbraio in poi ammonta a circa 10 miliardi di dollari. Considerando la qualità degli strumenti e quanto accaduto in Afghanistan, dove, dopo due decenni di guerra, nel 2021 le forze armate statunitensi hanno lasciato il Paese abbandonando in loco enormi quantità di armi, poi cadute nelle mani dei talebani, c’è il timore che gli aiuti forniti dall’Occidente a Kiev possano finire sui mercati neri di mezzo mondo. Anche perché gli acquirenti non mancherebbero di certo: criminalità organizzata, mercenari, governi autoritari di Paesi arretrati, movimenti e organizzazioni terroristiche. È per questa ragione che la Nato e gli Stati dell’Ue stanno spingendo per allestire un migliore tracciamento delle suddette armi.



Contrabbando e mercato nero

Il rischio più grande, insomma, è che gruppi criminali possano contrabbandare fuori dall’Ucraina, e inserire sul mercato nero, gran parte delle armi spedite dai Paesi occidentali. Per ovviare a questo problema – non certo un problema da poco – il Financial Times ha scritto che alcuni membri della Nato stanno discutendo con Kiev come attuare un sistema di tracciamento o allestire elenchi dettagliati di inventario. Dal canto suo, il governo ucraino starebbe effettivamente istituendo un sistema più ampio di monitoraggio e tracciamento delle armi con l’aiuto dei Paesi occidentali.

“Tutte queste armi atterrano nel sud della Polonia, vengono spedite al confine e poi vengono caricate in vari veicoli: camion, furgoni, a volte auto private. E da quel momento non abbiamo idea della loro posizione, né abbiamo idea di dove vadano, dove vengano utilizzate e neppure se rimangano nel Paese”, ha spiegato tuttavia un funzionario occidentale. Bonnie Denise Jekins, sottosegretario statunitense per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale, ha rincarato la dose affermando che la possibilità che le armi statunitensi inviate in Ucraina rischino cadere nelle mani sbagliate è da prendere in considerazione data la “situazione difficile” sul territorio ucraino.

Le possibili destinazioni

Abbiamo elencato il problema principale e le preoccupazioni del blocco occidentale. Proviamo ad andare oltre cercando di capire quali potrebbero essere le destinazioni di queste armi. Detto altrimenti: in caso di contrabbando, in quali Paesi o aree del mondo rischiano di finire gli equipaggiamenti militari inviati in Ucraina in chiave anti russa?

Qualche settimana fa, il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, aveva affermato che le armi fornite dall’Occidente a Kiev stavano finendo sul mercato nero e che si stavano diffondendo in Medio Oriente. Impossibile confermare o smentire l’affermazione di Shoigu. Certo è che il rischio c’è e, in base a quanto confermato anche dall’Interepol, è da prendere in considerazione. In ogni caso, sono quattro le ipotesi più calde in merito alle possibili destinazioni delle citate armi.

La prima coincide con la Russia: gli eserciti russi e ucraini si stanno affrontando sul campo, e le forze del Cremlino sono teoricamente le più vicine agli armamenti. A dire il vero si sono avute poche notizie di defezioni ucraine e tradimenti, anche se, soprattutto nel Donbass dove la comunità filorussa è consistente, l’eventualità che alcuni soldati ucraini possano vendere armi ai nemici non appare così remota. Attenzione poi al Medio Oriente e all’Africa, dove agiscono numerose organizzazioni terroristiche e governi autoritari pronti a versare qualsiasi cifra pur di ottenere armi all’avanguardia per portare avanti i loro scopi. Più difficile, se non altro per la logistica, la pista che porta all’Asia meridionale. Occhio, infine, al dark web, dove pare che alcune armi ucraine siano già state messe in vendita. E dove chiunque, anche un privato cittadino, potrebbe sfidare la sorte e, in mezzo a mille annunci falsi, chiudere qualche transazione altamente pericolosa.

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