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E meno male che a detta di Emmanuel Macron la Nato era “in stato di morte cerebrale”. Forse si trovava davvero in quella condizione quando, nel novembre 2019, il presidente francese dichiarava all’Economist che l’Alleanza atlantica era formata da Paesi collocati in una stessa regione del pianeta senza alcun “coordinamento delle decisioni strategiche degli Stati Uniti con questi alleati”. Ma dal 2019 ad oggi, a quanto pare, sono cambiate moltissime cose.

Se, infatti, nel recente passato Parigi ha sollevato il problema della Nato concepita come un “progetto commerciale”, adesso quella stessa alleanza potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più vasto e profondo; tanto in termini di soci che di estensione geografica e obiettivi geopolitici.

Sono finiti i tempi in cui il capo dell’Eliseo, fresco di conferma, puntava il dito contro Donald Trump, accusato di concepire la Nato come una specie di “ombrello geopolitico” fornito dagli Stati Uniti ai suoi alleati in cambio di “un’esclusività commerciale”. Adesso, in seguito alla guerra in Ucraina e alle pressioni di Joe Biden, l’Europa potrebbe abbandonare le vecchie polemiche e e assistere ad un’allargamento della Nato sia in chiave anti russa che anti cinese.

Arginare la Russia

Se parliamo dell’allargamento della Nato in chiave anti russa è impossibile non partire con un focus sui due Paesi scandinavi che potrebbero presto entrare nell’Alleanza Atlantica: Svezia e Finlandia. Entrambi dovrebbero sciogliere le ultime riserve entro l’estate, forse già nelle prossime settimane.

In attesa della possibile fumata bianca, gli Stati Uniti hanno fatto sapere di essere convinti di poter aiutare Stoccolma ed Helsinki su eventuali problemi di sicurezza nel lasso di tempo che passerà dalla domanda all’adesione alla Nato. Svezia e Finlandia – soprattutto quest’ultima, visto che condivide con Mosca un confine di oltre mille chilometri – temono eventuali minacce russe dopo che si saranno candidate ad entrare nell’Alleanza Atlantica, dal momento che potrebbe passare anche un anno prima che tutti i 30 membri diano la loro approvazione.

L’ipotetico ingresso di Svezia-Finlandia andrebbe, come detto, a tamponare la Russia nell’Artico, arginando le sue mosse nell’Europa settentrionale. Ricordiamo che Estonia, Lettonia e Lituania sono al momento le uniche repubbliche ex sovietiche nella Nato, membri dal 2004, insieme a Bulgaria, Romania, Slovacchia e Slovenia.



Arginare la Cina

Il discorso diventa molto interessante se spostiamo la nostra attenzione oltre i confini europei. Già, perché sono sempre più insistenti le indiscrezioni che vorrebbero un mega ampliamento della Nato con vista sull’Asia.

La Corea del Sud, ad esempio, ha fatto un passo di avvicinamento alle attività promosse e coordinate dalla Nato. L’intelligence sudcoreana si è unita a un gruppo di difesa informatica, quale primo Paese asiatico tra i 32 che vi fanno parte, gettando le basi per una reazione dei Paesi vicini, tra Cina e Corea del Nord. Il National Intelligence Service (Nis) ha reso noto l’ammissione formale al Centro di eccellenza per la difesa informatica cooperativa del Patto Atlantico (Ccdcoe), che ha sede a Tallinn (Estonia), dove rappresenterà la Corea del Sud nelle attività di formazione e ricerca.

Si parla anche di Giappone e India (difficile però che gli indiani scelgano di barattare il loro non allineamento strategico) sempre più vicine alla Nato, così come dell’Australia. Certo, siamo ancora al livello di indiscrezioni e voci, ma la sensazione è che qualcosa, in estremo oriente, si stia muovendo. E tutto, sia chiaro, in questo caso per imbrigliare la Cina.

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