Da parte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non ci sarà alcun risarcimento nei confronti dei familiari delle vittime civili causate dalle guerre di Washington nel mondo, nonostante gli ingenti finanziamenti messi a disposizione dal Congresso. Il rapporto declassificato è stato diffuso nei giorni scorsi e riguarda le operazione militari statunitensi condotte nel 2022: nel documento si rileva inoltre che il Dipartimento della Difesa non ha effettuato alcun pagamento ex gratia verso le famiglie delle persone uccise negli attacchi degli anni precedenti. “Nel corso del 2022- riporta il documento – le forze statunitensi sono rimaste impegnate in una serie di operazioni militari, ma il Dipartimento della Difesa ha valutato che le operazioni militari statunitensi nel 2022 non hanno causato vittime civili”. Si tratta, in particolare, delle operazioni boots on the ground dell’esercito statunitense in teatri di guerra come Afghanistan, Iraq, Somalia e Siria. Il rapporto “si occupa solo delle vittime civili attribuite all’uso di armi gestite dagli Stati Uniti. Ad esempio, se un proiettile sparato da un aereo statunitense provocasse vittime civili, queste sarebbero incluse nel rapporto anche se quell’attacco aereo, in particolare, fosse stato pianificato da uno staff composto da personale di più nazioni che partecipano agli sforzi della coalizione e fosse stato guidato verso l’obiettivo” specifica il Pentagono.
Pentagono, nessun risarcimento
Per quanto concerne l’operazione militare congiunta degli Stati Uniti in Siria, nella quale Washington “ha mantenuto la pressione sullo Stato islamico dell’Iraq e della Siria (Isis)”, al fine di “garantire la sconfitta definitiva del gruppo in Iraq e Siria, lavorando con e attraverso le forze locali partner”, passata da essere una “missione di combattimento” a “una di sostegno alle forze partner attraverso la consulenza, l’assistenza e l’abilitazione a livello operativo e strategico”. In questo teatro di guerra, nel corso del 2022 ci sono state 14 segnalazioni di potenziali incidenti con vittime civili, di cui 13 da fonti non governative (12 da AirWars e 1 da Sabereen)”. Tutte e 14 le segnalazioni sono state valutate dal Pentagono e, “sulla base delle informazioni disponibili”, gli Usa hanno “concluso che è più probabile che non ci siano state vittime civili a causa delle operazioni militari statunitensi”.
I report del Pentagono sono spesso contestati dalle organizzazioni umanitarie internazionali. In Siria, inoltre, qualcosa non torna nel conteggio del Dipartimento della Difesa, anche se è ovviamente estremamente complesso attribuire delle responsabilità specifiche. D’altro canto nemmeno il Pentagono afferma di escludere con certezza ogni responsabilità, come sottolineato poc’anzi. Nel caso della Siria, qualcosa non torna: come riportato il 3 febbraio 2022 da Al-Jazeera, almeno 13 persone, tra cui sei bambini, sono state uccise durante un raid delle forze operative speciali degli Stati Uniti nella provincia siriana di Idlib, secondo quanto riferito dai residenti e dai primi soccorritori. Il raid avrebbe preso di mira un edificio ad Atmeh, una città densamente popolata nel nord-ovest della Siria, vicino al confine con la Turchia. “Ci siamo svegliati all’una di notte con il rumore degli elicotteri, e poi verso le 3 abbiamo sentito una raffica di attacchi”, ha raccontato. “Abbiamo visto una casa presa di mira e strade danneggiate, ma non abbiamo ancora idea di cosa stesse succedendo”. I residenti raccontato che gli elicotteri hanno sorvolato l’edificio per più di due ore, prima di attaccarlo. Eppure di queste 13 persone non si fa menzione nel rapporto, nonostante le testimonianze dei soccorritori.
La famiglia uccisa in Somalia nel 2018
C’è un altro caso emblematico su cui il Pentagono glissa. Ed è quello che riguarda la Somalia, precisamente a un attacco condotto nel 2018. Come riportato da The Intercept, infatti, l’attacco condotto dagli Usa del 1° aprile 2018 nel Paese africano avrebbe ucciso almeno tre – e forse cinque – civili, tra cui la 22enne Luul Dahir Mohamed e sua figlia Mariam Shilow Muse di 4 anni . Un’indagine militare statunitense ha riconosciuto la morte di una donna e di un bambino, ma ha concluso che le loro identità potrebbero non essere mai conosciute. Per più di cinque anni, scrive Nick Tuirse su The Intercept, che è volato in Somalia per parlare con i parenti delle vittime, la famiglia ha cercato – per anni – di contattare il governo degli Stati Uniti, anche attraverso il portale online di segnalazione delle vittime civili dell’US Africa Command, ma non ha mai ricevuto alcuna risposta. “È profondamente deludente che, nonostante i finanziamenti significativi e le numerose richieste da parte delle vittime, il Dipartimento non sia riuscito a offrire nemmeno un singolo risarcimento nel 2022”, ha spiegato a The Intercept Annie Shiel, direttrice presso il Center for Civilians in Conflict. “Con i milioni di dollari autorizzati dal Congresso, il Dipartimento della Difesa avrebbe potuto effettuare centinaia di pagamenti alle vittime civili e ai sopravvissuti, comprese le famiglie in questo caso”, afferma riferendosi al caso di Luul e Mariam. Dopotutto, ne sanno qualcosa i parenti delle vittime della strage del Cermis, del 1998, nonostante le scuse di facciata di Bill Clinton e le promesse di risarcimenti. Processati negli Stati Uniti e rinviati a giudizio davanti alla corte marziale, i due piloti statunitensi autori della strage furono assolti e condannati solo per aver distrutto il video di bordo. Una ferita ancora aperta per l’Italia.