Sulla guerra all’Iran sarà modo di scrivere altro, oggi ci limitiamo ad alcune considerazioni. Anzitutto com’è iniziata la guerra e come poteva finire nei sogni di Trump. Jerry Nolan, sul sito del Ron Paul Institute, riprende un lancio della Reuters: “La data per gli attacchi era stata decisa ‘settimane fa’, mentre i negoziati erano ancora in corso. La data era già segnata sul calendario di Tel Aviv prima dell’inizio dei colloqui di Ginevra”.

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Probabilmente era stata fissata prima che Netanyahu partisse per la Casa Bianca, viaggio nel quale riteneva che Trump desse il suo placet. Non è andata così, ma la data è rimasta là, il 28 febbraio. Anche perché, nel frattempo, l’invincibile Armada si era mossa e aveva iniziato a predisporsi in ottemperanza della folle strategia della massima pressione per ottenere concessioni.

“Reportage attendibili”, continua Nolan, “suggeriscono che Trump non sia stato tanto l’architetto di questa guerra quanto il suo volontario ostaggio. L’analisi sostiene che Netanyahu abbia minacciato di colpire l’Iran unilateralmente se Trump non si fosse unito, minaccia giunta dopo che la task force coercitiva di Washington aveva terminato di posizionarsi nel Golfo, consapevole […] che un attacco unilaterale israeliano avrebbe messo le forze americane nel raggio d’azione di una rappresaglia iraniana, indipendentemente dal fatto che Trump avesse ordinato o meno di sparare”.

Così è stato, dove è importante anche quel “volontario ostaggio”, dal momento che Trump pensava di poter gestire ed è stato gestito. Netanyahu è più potente, anche in America, e più intelligente di lui. Peraltro, il 27 febbraio era stata fissata l’udienza di Hillary Clinton al Congresso Usa sulla vicenda Epstein. Più che di lei e del marito Bill, in quell’udienza a porte chiuse si è parlato di Trump, con la dominus dei liberal a sollecitare i suoi inquisitori perché indagassero sui Files riguardanti il presidente, che i democratici hanno avuto quattro anni per aggiustare. Il ricatto finale.

Quindi i raid, l’uccisione di Khamenei e la richiesta del cessate il fuoco da parte degli Usa, “arrivata prima di pranzo”, come spiega Nolan. Speravano che l’assassinio dell’ayatollah potesse chiudere la partita. Così Trump subito dopo aver annunciato l’omicidio, annunciava: “Hanno alcuni buoni candidati alla successione“. E, più tardi, dopo aver spiegato che la nuova dirigenza voleva parlare con lui, aggiungeva di avere accolto la proposta.

Ma l’Iran ha smentito tutto: nessuna trattativa. Dopo l’omicidio di Khamenei non ci si poteva aspettare altro. D’altronde, bastava leggere i giornali in questi giorni, come ripetessero con leggerezza che uno degli obiettivi era uccidere l’ayatollah per chiudere la partita.

Eliminato lui e parte dei dirigenti, l’Iran sarebbe stato destabilizzato: una leggerezza inverosimile da parte di giornalisti che non sanno neanche lontanamente come gira il mondo (quelli in buona fede). Teheran ha dimostrato già nella guerra del giugno scorso la sua preparazione agli attacchi di decapitazione.

Per parte sua Khamenei si è immolato. Gli infantili report sui sofisticati mezzi usati da Cia e Mossad per seguirne le tracce sono inceneriti da un’insuperabile banalità: è stato ucciso a casa sua… la religione sciita dà molto valore al martirio: l’ayatollah ha voluto dare una testimonianza al suo popolo, che infatti si è stretto a coorte. Inoltre, la designazione del suo successore, annunciata prima della guerra e rimasta riservata, resterà insuperabile.

Altra considerazione meritano le condanne degli attacchi iraniani ai Paesi del Golfo. Teheran aveva avvertito più volte e senza possibilità di equivoci che, se attaccata, avrebbe preso di mira le basi e gli interessi americani nella regione. I lamenti postumi sbagliano bersaglio: dovrebbero essere diretti contro chi ha iniziato questa follia.

Anche l’aumento del prezzo dell’energia era ovvio: il caos regionale e la chiusura dello Stretto di Hormuz erano stati ampiamente annunciati da Teheran. E ora, tra le tante variabili della guerra, c’è da prendere in considerazione l’impegno europeo.

L’America lo sta urgendo informalmente: gli servono altre forze e la logistica, le due portaerei che hanno portato in zona, nonostante gli elogi sperticati, non sono sufficienti a sostenere una campagna massiva e le altre sono fuori gioco, mentre le sue basi regionali sono insicure o inutilizzabili.

La Francia ha già obbedito inviando la portaerei Charles de Gaulle, anche se formalmente non dovrebbe prendere parte al conflitto (col tempo…?). Mentre gli inglesi hanno dato luce verde all’uso delle loro basi, prima negato (e l’Iran ha colpito la base britannica di Cipro).

Mentre cadono bombe e volano missili un cenno va fatto sulle bombe cadute sulle scuole e sulle palestre che hanno mietuto più di un centinaio di vite bambine. Non un errore, non nel primo giorno di bombardamenti, dal momento che il primo raid era preparato da mesi e quegli edifici non sono mobili.

Una strage di bambini intenzionale che collega indissolubilmente quanto accade in Iran al genocidio di Gaza. Non si tratta solo di intimidire il nemico minacciandone la prole né solo di seminare terrore. Si tratta, anzitutto di sacrifici umani. Già, le persone che tirano le fila di questi orrori credono in queste cose.

Così, nella Bibbia, Dio al profeta Geremia: “Hanno riempito questo luogo di sangue innocente; hanno edificato alture a Baal per bruciare nel fuoco i loro figli come olocausti a Baal”. Così papa Francesco: “Voi pensate che oggi non si fanno sacrifici umani? Se ne fanno tanti, tanti”. I File di Epstein, benché ripuliti, raccontano cose in tal senso. E il mondo di Epstein ha voluto questa guerra.

Infine, Trump ha dichiarato che non sarà una guerra senza fine, che durerà 4 settimane. Una tempistica velleitaria che riecheggia un analogo pronostico fatto all’inizio dell’invasione irachena.

Quanto duererà questa guerra? Chiedeva retoricamente il vicepresidente Dick Cheney . E annunciava: “Parliamo di settimane al massimo, non di mesi”. Accanto a lui, il ministro della Difesa, il neocon Donald Rumsfeld, specificava: “Potrebbe durare 6 giorni, 6 settimane. Dubito che possa durare 6 mesi”: 666…

Ps. La Cina ha sospeso l’esportazione di terre rare, di cui ha quasi il monopolio. Servono per tutte le industrie Hig tech, comprese quelle delle armi.

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