Se la controffensiva ucraina pare ormai rallentare nei territori occupati, non tendono a diminuire gli attacchi di Kiev in Russia, che sempre più frequentemente colpiscono anche la capitale Mosca. Forse è questo lo scenario che, al netto di un coup de théâtre, caratterizzerà la strategia e la tattica sul campo fra i due belligeranti nei prossimi mesi.

Kiev, dalla difesa all’attacco

Quello che però sembra ormai certo è che Kiev ha scelto, forte del riarmo costante da parte occidentale, di non limitare le sue azioni alla semplice reconquista – come in Crimea o nel Donbass – ma colpendo direttamente il territorio metropolitano della Federazione. Al di là di obiettivi sensibili come il Cremlino, il fine ultimo di questa strategia è anche quello di seminare il panico, far vacillare l’idea di fortezza inattaccabile che Vladimir Putin e suoi accoliti continuano a narrare ai russi.

Negli ultimi mesi Mosca ha accusato più volte l’Ucraina di compiere attacchi con droni sul suo territorio. Come il 1 agosto scorso, quando le autorità russe hanno dichiarato che un grattacielo della capitale era stato colpito da un drone per la seconda volta in due giorni. Secondo un monitoraggio della Bbc, sarebbero circa 120 gli attacchi con droni effettuati sul territorio russo o comunque nei territorio controllati da Mosca. L’humus di questo tipo di incursioni è, dunque, duplice: al fattore psicologico si mescola l’obiettivo logistico; ferrovie, aeroporti, raffinerie, fortificazioni, sono i target che Kiev ora insegue, per ritardare la capacità di risposta russa.

La Russia e Mosca sotto attacco

Negli ultimi sette mesi, la prima importante incursione che aveva paventato l’ipotesi dell’inizio di una controffensiva di primavera si era verificata il 2 marzo, rivendicata poi dal Corpo dei volontari russi. Ma è senza dubbio il mese di maggio quello che ha fatto registrare più attacchi, sia dalle forze regolari che dalle milizie che compongono il complesso caleidoscopio della guerriglia anti-Putin. È del 3 maggio scorso la notizia, smentita da Kiev che agitò l’ipotesi di false flag, di un attacco al Cremlino con l’intento di uccidere il presidente Putin. Appena una settimana dopo, il sospetto attacco a un campo di addestramento russo a Voronezh. E ancora, il 22 maggio, la notizia che più di tutte ha evidenziato il giro di boa del conflitto: in quel di Belgorod, in pieno territorio russo, la Legione Libertà per la Russia e la arcinota, ormai, formazione del Corpo dei volontari russi si sono rese protagoniste di una vera propria contro-invasione, con tanto di conferenza stampa al loro rientro.

Il 30 maggio, poi, un altro attacco con otto droni – tre disattivati e cinque abbattuti – nella regione di Mosca aveva colpito degli edifici residenziali ferendo lievemente i condomini; il 31 maggio, poi, colpita presumibilmente da un drone la raffineria di Krasnodar Afipsky, un impianto da milioni di tonnellate di diesel, a meno di 200 km dal famigerato ponte di Kerch in Crimea. Una nuova ondata di attacchi ha poi costellato il mese di luglio: dapprima Mosca costretta a deviare i voli dall’aeroporto di Vnukovo il 4 luglio, per poi chiuderlo temporaneamente il 1 agosto, in seguito agli attacchi alla city moscovita. Il 4 agosto scorso, invece, gli attacchi dei droni ucraini hanno danneggiato una nave della marina russa fuori dal porto di Novorossiysk, colpendo per la prima volta il processo di esportazione del petrolio che finanzia l'”operazione speciale”.

Mosca: dove ha colpito e può ancora colpire Kiev

Da tre settimane circa, l’Ucraina porta ormai avanti una serie di attacchi con droni su Mosca pressoché quotidiani, col duplice scopo di mappare la contraerea e dimostrare che la capitale é vulnerabile. La distruzione di una fabbrica-arsenale nel sobborgo moscovita di Sergiyev Posad ha confermato la capacità di Kiev di colpire al cuore della Russia. Questo aspetto è acuito dal fatto che i sistemi antiaerei sono progettati per velivoli di grandi dimensioni e non per piccoli droni: questo permette a Kiev lo stillicidio su più obiettivi, ma anche-eventualmente-di coprire un attacco di vasta portata. E dove potrebbe mai avvenire se non nella capitale russa? Magari con i Taurus tedeschi, non appena giungeranno, che possiedono una gittata di oltre 500 chilometri.

Ma è in quel di Mosca che le probabilità di attacchi si moltiplicano di fronte alla varietà di obiettivi sensibili. Vi sono innanzitutto i quattro aeroporti – Domodedovo, Sheremetyevo, Zhukovsky e Vnukovo – di cui due oggetto di attacchi con droni proprio in queste ore: target prevalentemente “psicologici”; stessa cosa dicasi per il Palazzo del Cremlino, che è al contempo luogo di potere e simbolo della Federazione intera. Se dunque, colpire gli obiettivi-simbolo è il gioco psicologico che Kiev ha in mente, probabilmente nemmeno la Piazza Rossa può dormire sogni tranquilli assieme alla Cattedrale di San Basilio, emblema della capitale russa ma soprattutto simbolo della Cristianità ortodossa. Del resto, non va dimenticato che all’interno del conflitto in corso vi è una componente religiosa preponderante, all’interno della quale il patriarca Kirill si è posto come il braccio spirituale del Cremlino.

Solo poche ore fa alla mappa dei luoghi sensibili si è aggiunto il distretto di Krylatskoye, nell’area nordoccidentale della città: un quartiere per lo più residenziale, nel quale si stava svolgendo una gara di canottaggio. Anche il distretto di Rublyovka è finito nel mirino, diventando uno dei quartieri più bersagliati al momento: una Suburbia per ricchi che ha i prezzi immobiliari fra i più alti al mondo. Non a caso, Putin, Dmitry Medvedev e il primo ministro Mikhail Mishustin possiedono appartamenti in questo agglomerato di piccoli villaggi nella foresta. Altro luogo simbolo, nonché sensibile, è l’Iq center, complesso di tre grattacieli situato nel cuore finanziario della città, già colpito lo scorso 1 agosto.