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Oltre sessanta testate nucleari, il quarto esercito più grande al mondo, con oltre 1,2 milioni di effettivi e circa 600mila tra riservisti e paramilitari, missili in grado di colpire i vicini ma anche il territorio americano, armi chimiche e biologiche. L’arsenale della Corea del Nord è uno dei più nutriti al mondo, come dimostrano le informazioni filtrate nel corso degli ultimi anni da Pyongyang.

Con il passare del tempo, gli strumenti militari a disposizione di Kim Jong Un sono diventati sempre più precisi, moderni, tecnologici e pericolosi. Il motivo è semplice: il governo nordcoreano, essendo ufficialmente ancora in guerra con la Corea del Sud, e quindi con gli Stati Uniti, teme rappresaglie da un momento all’altro. Poter contare su una vasta lista di armamenti, secondo i funzionari nordcoreani, rappresenterebbe quindi una sorta di garanzia sulla vita.

Libia, Siria e Iraq, ripetono spesso oltre il 38esimo parallelo, sono stati rasi al suolo, distrutti e destabilizzati da forze esterne, proprio perché non avevano strumenti militari con i quali dissuadere i rispettivi nemici. Kim, seguendo le orme di Kim Jong Il e Kim Il Sung, ha imparato la “lezione” e anzi ha rilanciato lo sviluppo degli armamenti nazionali, potenziando l’apparato missilistico e il settore nucleare. Gli esperti, non a caso, definiscono la Corea del Nord “la società più militarizzata del mondo”. Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, tra il 2007 e il 2017, il governo nordcoreano avrebbe speso per le forze armate in media 3,6 miliardi di dollari all’anno.

L’esercito di Kim

La prima e più grezza arma di Kim è rappresentata dall’esercito. Prende il nome di Choson Inmingun, Armata del popolo coreano, e racchiude tutte le forze armate di Pyongyang. Il comandate supremo è Kim Jong Un in persona, che guida la Commissione di Difesa Nazionale, uno degli organi più importanti della nazione. In generale, le forze armate del Nord sono suddivise in cinque differenti branche: esercito, aviazione, marina, forze missilistiche e forze speciali.

A queste cinque categorie dobbiamo aggiungere il polmone sempreverde di riservisti e paramilitari (Guardia Rossa dei lavoratori e dei contadini). Per quanto riguarda le dimensioni, l’esercito nordcoreano è il quarto più grande al mondo, dopo quello di Cina, Stati Uniti e India. La maggior parte delle forze armate della Corea del Nord è dispiegata nei pressi della Zona Demilitarizzata (DMZ), il blindatissimo confine eredità della Guerra Fredda che separa ancora oggi le due Coree.

Le origini delle moderne forze armate della Corea del Nord, fondate l’8 febbraio 1948 con il nome di Esercito Popolare Coreano (KPA), sono state forgiate da tre fattori: il retroterra partigiano, emblema della guerriglia contro i giapponesi (negli anni ’30), l’occupazione sovietica (fino alla fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea) e l’influenza delle varie associazioni cinesi consolidata durante la Guerra di Corea (1950-53). Questi tre fattori, forse più di ogni altro, hanno contribuito alla formazione della leadership militare nordcoreana e all’attuale struttura delle sue forze armate.

Organizzazione ed equipaggiamento

Il 70% delle forze di terra nordcoreane sono schierate permanentemente a sud di Pyongyang e Wonsan, nonché, come anticipato, all’interno dei circa 80 chilometri della Dmz. Le dimensioni, l’organizzazione, l’organizzazione delle forze di terra e la prontezza al combattimento, forniscono tecnicamente alla Corea del Nord di difendersi da eventuali minacce esterne ma anche di attuare due opzioni per altrettante operazioni offensive: 1) tentare di riunificare la penisola; 2) sferrare un attacco contro i rivali regionali.

I principali sistemi d’arma e di equipaggiamento dell’esercito includono carri armati, veicoli corazzati da trasporto truppa, artiglieria e artiglieria antiaerea. Una delle rilevazioni più dettagliate, risalente al 2008, disegnava già all’epoca un quadro di tutto rispetto. L’esercito contava circa 3.700 carri armati classificati come armamenti leggeri o medi. I carri armati leggeri includevano il PT-76, gli anfibi leggeri T-62 e T-63; i carri armati medi, invece, comprendevano i T-54, i modelli T-55, T-59 e T-62.

Significativamente più piccola delle forze di terra, l’aviazione ha circa 110.000 aviatori ed è dotata di una flotta composta da 1.600 velivoli comprendente circa 780 caccia, 80 bombardieri, 300 elicotteri, 300 biplani An-2 e più di 100 mezzi di supporto. L’aeronautica gestisce 20 basi aeree strategiche e altre 70 basi operative e piste di riserva e di emergenza a livello nazionale.

La marina ha 12 squadroni di circa 1.000 navi organizzati in due flotte, la flotta del Mar Giallo e la flotta del Mare Orientale. Equipaggiato con corvette, motovedette con missili guidati, torpediniere, e barche di supporto antincendio, la marina mantiene circa il 60% dei combattenti di superficie in avanti della linea P’yongyang-Wonsan. La forza sottomarina della Corea del Nord è la più grande del mondo, e conta circa 60 sommergibili classe Romeo da 1.800 tonnellate e Sango da 300 tonnellate, e fino a 10 sommergibili di classe Yugo.

Secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti del 2017 e un rapporto del Ministero della difesa nazionale della Corea del Sud del 2016, l’esercito nordcoreano potrebbe attualmente contare su più di 1.300 aerei, quasi 300 elicotteri, 430 navi da combattimento, 250 navi anfibie, 70 sottomarini, 4.300 carri armati, 2.500 corazzati veicoli e 5.500 lanciarazzi multipli. Pyongyang avrebbe inoltre più di mille missili di diversa gittata.

I missili balistici

Dagli anni ’70, la Corea del Nord ha investito risorse significative per aumentare la sua acquisizione indigena di missili balistici e armi di distruzione di massa, che includono sostanze chimiche, biologiche e nucleari. Nel 1976, la Corea del Nord, che non era stata in grado di procurarsi missili SSM dalla Cina o dall’Unione Sovietica, stipulò un accordo con l’Egitto per il trasferimento di diversi missili balistici a corto raggio SCUD-B (SRBM). Questi SRBM sono stati retroingegnerizzati e utilizzati come base per gli sviluppi futuri di ulteriori vettori.

Quasi un decennio più tardi, il missile SCUD-B è stato chiamato Hwasong-5 e poco dopo messo in piena produzione. Alla ricerca di una capacità di portata estesa oltre il limite di 300 chilometri dell’Hwasong-5, la Corea del Nord ulteriormente modificato questo missile per produrre l’Hwasong-6 (o SCUD-C), un 500- SRBM a lungo raggio di un chilometro, che nel 1990 è stato testato con successo dalla struttura di lancio di Musudan-ni, nella provincia di Hamgyong settentrionale. Avendo raggiunto la capacità di colpire qualsiasi obiettivo situato in Corea del Sud grazie ai missili Hwasong, la Corea del Nord ha continuato a perseguire la capacità di prendere di mira il Giappone, culminata il 23 maggio 1993 con il successo del lancio del missile balistico a medio raggio Nodong (MRBM).

Anni più tardi, Pyongyang ha sviluppato un missile balistico a medio raggio (IRBM), il Taepodong-1 e un balistico intercontinentale a lungo raggio (ICBM), il Taepodong-2. Il Taepodong-1 ha due varianti: la gamma più corta, con un sistema a due stadi, si presume sia in grado di trasportare una testata da 700 a 1.000 chilogrammi fino a 2.000 chilometri; il più lungo, a tre stadi , è un modello che, se configurato come missile, potrebbe fornire un carico utile leggero fino a 5.000 chilometri.

La minaccia più grande, oggi, è rappresentata dall’ICBM Hwasong-15, il quale si stima possa avere una portata potenziale di 13.000 chilometri e, se sparato su una traiettoria più piatta, essere in grado di raggiungere qualsiasi punto del continente americano. Quest’ultimo, mostrato nel corso di una parata militare nel 2020, potrebbe (il condizionale è d’obbligo) trasportare più testate nucleari o esche per confondere i sistemi di difesa missilistica nemici. Restano tuttavia alcune incognite in merito alla precisione dei missili nordcoreani. Secondo alcuni esperti, i missili sarebbero imprecisi per via della loro stretta dipendenza dai primi sistemi di guida acquisiti dal governo nordcoreano dall’Unione Sovietica. Per rimediare, la Corea del Nord avrebbe iniziato a utilizzare la guida GPS, simile a quella del sistema di navigazione cinese.

Armi nucleari, chimiche e biologiche

L’esercito americano valuta che la Corea del Nord possa avere tra le mani un significativo inventario di sostanze chimiche teoricamente utilizzabili come armi convenzionali (mortai, artiglieria, razzi e bombe) ma anche non convenzionali (missili e piattaforme). Nel 2004, la Corea del Sud ha stimato che questa riserva chimica potesse comprendere dalle 2.500 alle 5.000 tonnellate di sostanze tossiche. Queste includevano agenti nervini, agenti vescicanti, del sangue e del vomito. Seul ritiene, inoltre, che la Corea del Nord abbia la capacità indipendente di coltivare e produrre armi biologiche, tra cui antrace, vaiolo e colera.

Dieci anni fa, l’analista Joseph S. Bermudez Jr. ha ipotizzato che la Corea del Nord avesse 12 fabbriche di agenti chimici e due fabbriche di armi chimiche, a Sakchu e Kanggye, responsabili del riempimento, del confezionamento, e della spedizione di munizioni chimiche alle varie unità operative. Queste tossine possono essere sparate usando una varietà di proiettili convenzionali, razzi, aerei e missili. L’esercito nordcoreano, infine, produce anche le proprie tute protettive e i propri sistemi di rilevamento da utilizzare nel caso di un’eventuale guerra chimica. Per quanto riguarda le armi biologiche, si ritiene che i nordcoreani possano produrre agenti patogeni, come antrace e vaiolo, anche se la loro capacità di trasformarli in armi non è ancora chiara.

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