Col ritorno della rasputitsa sul campo di battaglia, il fango causato dal disgelo determinato da un inverno relativamente mite e una primavera alle porte, l’esercito russo sta cercando di spingere la sua lenta avanzata ostacolata dalla resistenza ucraina.
L’offensiva invernale russa, come già analizzato, si è sviluppata in una miriade di attacchi lungo tutta la linea del fronte invece di palesarsi in un’operazione in grande stile, e lo Stato maggiore russo vuole capitalizzare la ripresa dell’iniziativa tattica sfruttando questo particolare momento in cui l’esercito ucraino appare a corto di munizioni e mezzi pesanti come i fondamentali Mbt (Main Battle Tank).
Le unità d’assalto
Qualcosa, tra le fila russe, è cambiato anche a livello organizzativo: il Corriere della Sera riferisce che l’esercito di Mosca si è riorganizzato con la creazione di distaccamenti o unità d’assalto, che sembra stiano sostituendo i Gruppi Tattici di Battaglioni (o Btg nel loro acronimo anglosassone), l’unità base dell’esercito russo formata da circa 700 uomini (per i reparti meccanizzati) e impiegati dall’inizio del conflitto con non poche difficoltà.
Queste unità d’assalto risulta siano formazioni più piccole e quindi agili, composte da tre carri armati, sei pezzi d’artiglieria, sei mezzi blindati, e relativa fanteria di supporto armata di mitragliatrici pesanti, sistemi anticarro e lanciagranate. I dettagli sono descritti in un manuale che sarebbe stato trovato al fronte e che descriverebbe anche la dottrina di impiego di questi reparti: apparentemente i soldati devono attaccare non oltre un minuto dalla fine del fuoco di copertura, e sarebbe vietato occupare le trincee nemiche in quanto possono nascondere trappole esplosive. I feriti devono essere evacuati da team di soccorso ma non dai militari impegnati nella missione. Ci sarebbero anche regole ben precise per l’utilizzo dei piccoli droni (alcuni dei quali armati artigianalmente come visto dal lato ucraino) in quanto vanno usati con parsimonia, idem per il fuoco di supporto.
Questi ultimi due passaggi, in particolare, farebbero pensare che i russi si trovano costretti a fare economia di mezzi e munizioni e affidandosi alle nuove unità – dell’ordine compagnia e plotone — ritengono di poter continuare a mantenere l’iniziativa tattica nel conflitto.
Un Btg, sulla carta, è composto da una compagnia di carri, due di veicoli corazzati (Apc e Aifv), una di artiglieria semovente, una di veicoli da difesa aerea oltre a tutti i veicoli per il sistema logistico necessario atto a muoversi in autonomia per un totale di, in media, 700/900 uomini e sono presenti anche assetti unmanned (UAV) e da guerra elettronica (Ew – Electronic Warfare).
Da quanto sappiamo i Btg russi non erano al completo nemmeno all’inizio del conflitto – i video in cui le colonne corazzate russe procedevano senza fanteria di supporto lo dimostra – e ora, dopo un anno di guerra, si ritiene che il consumo di mezzi ma soprattutto della risorsa più preziosa, gli uomini, abbia ridimensionato tutte le unità combattenti presenti al fronte, quindi quelle che vengono indicate come “Brigate”, in realtà sono dell’ordine “Battaglione” e via discorrendo.
Del resto, sebbene la Russia abbia indetto una mobilitazione parziale, il personale va addestrato e questo richiede tempo, anche se sappiamo che a volte le reclute venivano spedite al fronte dopo sole due o tre settimane di addestramento, facendole diventare “carne da cannone”.
La nascita di nuovi “reparti d’assalto”, più snelli e agili, potrebbe quindi rispondere all’esigenza di ridefinire l’organigramma dell’esercito russo creando unità più piccole inserite nella catena di comando, e quindi, sostanzialmente, averle “in linea” al completo.
La catena di comando dell’esercito russo
Esiste però un limite che va ancora capito se sia stato superato o meno, e riguarda proprio la catena di comando dell’esercito russo.
La riforma “New Look” del 2008, voluta dall’allora ministro della Difesa Anatoly Serdyukov, è stata “abortita” allorquando gli succedette Sergej Shoigu. La riforma, che avrebbe dovuto snellire l’impianto dell’esercito russo che era ancora di stampo sovietico, ha stabilito la nascita dei Btg ma essi, per via dello stop subito, si trovano in una struttura in cui spesso manca un livello intermedio – quello Brigata – che possa fare da tramite sino ai comandi divisionali. Pertanto la catena di comando, oltre a essere rimasta sostanzialmente la stessa dei tempi dell’Urss, si trova a mancare di un organo intermedio, più “vicino al fronte” in grado di ricevere informazioni e distribuire ordini.
Proprio la distribuzione degli ordini, fortemente gerarchizzata, ha dimostrato tutti i suoi limiti: i comandanti sul campo (sia di compagnia sia di plotone) non hanno la stessa libertà di manovra dei loro omologhi occidentali dovendo attendere gli ordini dello Stato maggiore della rispettiva divisione, quindi dovendo perdere numerose e preziose ore.
Non sappiamo, come dicevamo, se queste nuove unità potranno eludere questa dinamica, e quindi se gli ufficiali comandanti avranno modo di agire liberamente per ottenere un obiettivo (esattamente come avviene negli eserciti occidentali), ma se così fosse rappresenterebbe una vera rivoluzione per l’esercito russo, ed è anche probabile che questa novità sia stata determinata dal raffronto coi reparti del gruppo Wagner, che sembra godano di una maggiore libertà rispetto ai regolari.
Di certo lo “slancio” dei reparti, di qualsiasi grandezza essi siano, è determinato dalla capacità logistica di un esercito – che nel caso russo è carente -, dall’addestramento ricevuto – generalmente scarso come visto – e dalla disponibilità di mezzi e armamenti, inoltre una nuova tattica di combattimento ha bisogno di venire assimilata dai quadri, che in Russia sono stati formati in modo diverso come da tradizione pluridecennale, quindi solo gli esisti futuri sul campo di battaglia ci permetteranno di stabilire se questa piccola riforma dei reparti sarà efficace.
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