Difficile spesso destreggiarsi nel pantano mediatico della guerra in Ucraina. Il 2022 si era concluso con la riconquista di Kiev della città di Kherson, la quale aveva fatto seguito al recupero di territori nelle aree di Kharkiv avvenuto a settembre. Un contesto quindi in cui l’inerzia sembrava passata nelle mani dell’Ucraina, il cui esercito poteva così preparare la controffensiva in vista dell’estate. Ma il 2023 non ha portato a grandi ribaltamenti del fronte. Per di più l’anno si era aperto con la conquista di Soledar prima e di Bakhmut poi da parte russa.

Circostanze che hanno alimentato forti dubbi sulle reali capacità di Kiev di continuare a condurre la guerra. Pochi giorni fa inoltre, un articolo del Washington Post ha sottolineato come i piani ucraini per la controffensiva siano saltati poche ore dopo l’inizio degli attacchi. A questo, occorre aggiungere i dissidi e i contrasti interni a Kiev emersi soprattutto tra la leadership politica e quella militare.

Tuttavia, a una mancata avanzata ucraina, non ha fatto seguito uno sfondamento da parte russa. Le forze di Mosca sono tornate ad attaccare, come nel caso del fronte di Advika, senza però guadagnare molto terreno. L’impressione è che, almeno per il momento, entrambe le parti in campo non sono nelle condizioni di attuare grossi stravolgimenti. Detto in altri termini, la guerra potrebbe essere entrata in una fase di stallo caratterizzata da un forte attrito tra i due eserciti lungo i fronti.

Kiev sulla difensiva

Il mese di dicembre si è aperto con un messaggio molto importante da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel corso dei suoi quotidiani video sul proprio canale Telegram, il capo dello Stato ha annunciato l’inizio di una nuova fase dell’azione bellica di Kiev. In particolare, è stato dato il via libera alla costruzione di fortificazioni lungo le principali linee del fronte. Anche nelle campagne della regione Zaporizhzhia, lì dove gli ucraini nei mesi scorsi hanno concentrato molti sforzi per guadagnare terreno.

Vuol dire quindi che l’esercito adesso è passato a una fase difensiva. L’imperativo per questi mesi invernali è impiantare un sistema di barriere e trincee tali da consolidare le posizioni. Non ci dovrebbero quindi essere nuovi attacchi contro postazioni avversarie. La scelta di Zelensky potrebbe essere diretta conseguenza di quanto accaduto proprio a Zaporizhzhia. Lì dove cioè l’avanzata ucraina non è andata come nelle previsioni.

Diversi fattori hanno influito su un mancato netto guadagno territoriale ucraino. Sempre sul quotidiano statunitense, gli analisti hanno ipotizzato tra tutti la distanza tra i consigli dati dagli ufficiali Usa e le decisioni prese poi a Kiev. In particolare, i militari di Washington avrebbero spinto per un’unica direttrice di avanzata al fine di creare le condizioni per uno sfondamento del fronte. Al contrario, gli ucraini hanno poi scelto di attaccare su tre direzioni. Ad ogni modo, Zelensky adesso vuole evitare ulteriori perdite e solidificare il fronte in attesa forse della prossima primavera. Quando le condizioni meteo, la possibile operatività di una nuova aviazione ucraina e l’arrivo di altri rinforzi, potrebbero portare alla pianificazione di nuovi attacchi.

Le azioni di Mosca tra Donetsk e Kupiansk

Il cambio di strategia ucraino, ha permesso al Cremlino di avere un approccio più disteso sul conflitto. Lo si è visto, così come fatto notare dall’Institute for the Study of War (Isw), anche nel discorso del presidente russo Vladimir Putin del 14 dicembre. In quell’occasione, il leader del Cremlino ha tenuto il tradizionale incontro con la stampa allargato anche alle domande dei cittadini. Nelle sue risposte, Putin è sembrato meno reticente a parlare di guerra e si è anzi prestato volentieri a rispondere ai quesiti più stringenti relativi al conflitto. Dopo le riconquiste ucraine di fine 2022, le tensioni con Prigozhin e la tentata marcia di quest’ultimo su Mosca, per il presidente russo poter osservare gli ucraini porsi sulla difensiva sta rappresentando quasi una vittoria.

L’ottimismo e la maggior fiducia emersi negli ultimi giorni, difficilmente però hanno tratto in inganno gli stessi vertici della difesa russa. Gli alti comandi dell’esercito di Mosca sono ben consapevoli che, a un mancato sfondamento ucraino, non sta corrispondendo un’importante avanzata dei russi. Occorre infatti ricordare che, dopo la presa di Mariupol e Severodonestk tra la primavera e l’estate del 2022, i piani del Cremlino prevedevano una rapida capitolazione anche delle città di Slovjansk e Kramatorsk. Entrambi i centri però oggi sono lontani dal fronte e fuori dalla portata delle forze russe.

La strategia di Mosca al momento sembra limitarsi a una serie di assalti locali concentrati in una linea del fronte che va da Kupiansk, nella regione di Kharkiv, fino ad Advika, a sud di Donetsk. Qui i russi hanno provato ad avanzare, ma gli attacchi sono stati respinti. Sono stati comunque registrati piccoli guadagni territoriali anche nelle ultime ore. L’impressione è che, consapevoli di non poter sfondare il fronte, i russi stanno provando la tattica della lenta ma costante erosione di territorio a danno di Kiev. Un modo per tenere sotto pressione l’esercito avversario e per poter rivendicare, a favore anche di stampa, lente avanzate.

Due eserciti che non riescono ad avanzare

La dinamica generale del conflitto, a più di 18 mesi dal suo inizio, appare quindi più chiara. Dopo le iniziali avanzate russe nel sud e nell’est dell’Ucraina, Mosca nell’ultimo anno ha avuto tutto il tempo di solidificare le proprie difese. La creazione di un vasto sistema di fortificazioni dal Dnepr fino a Donetsk, ha rappresentato l’elemento decisivo che ha consentito ai russi di bloccare l’avanzata ucraina provata la scorsa estate. Kiev, dal canto suo, dopo aver frenato le avanzate russe di inizio 2022 ed essere stata in grado di recuperare diversi territori a Kharkiv e a Kherson, è riuscita a organizzare importanti sistemi difensivi al di qua della linea del fronte orientale e meridionale.

Il risultato è quindi che entrambi gli eserciti non riescono a sfondare. Si è giunti al momento in una fase di importante stallo, la quale probabilmente continuerà per diverso tempo. Difficile dire se proprio lo stallo determinerà l’avvio di seri contatti politici tra le parti. Anche perché, a giudicare dagli aiuti occidentali in arrivo in Ucraina e dalle mosse degli apparati della difesa russa, sia a Kiev che a Mosca ci si sta preparando a fasi ancora piuttosto lunghe di guerra.