Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato domenica che l’Iran sta iniziando a superare le “linee rosse” degli Stati Uniti, citando rapporti su morti di civili e avvertendo che qualsiasi attacco agli interessi americani incontrerebbe una risposta di forza schiacciante. Parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, mentre rientrava da Palm Beach in Florida a Washington D.C., Trump ha risposto a una domanda sul superamento di una soglia critica da parte di Teheran affermando: «Stanno iniziando a farlo, sembra, e ci sono persone uccise che non avrebbero dovuto essere uccise».
Il presidente ha definito i vertici iraniani violenti – «se li vuoi chiamare leader, non so se siano leader o semplicemente comandino attraverso la violenza» – e ha aggiunto che la sua amministrazione sta valutando «opzioni molto forti», precisando che prenderà una decisione in base agli aggiornamenti che riceve ogni ora. Trump ha poi specificato che alcune vittime sono morte in una calca durante proteste, mentre altre sono state colpite da proiettili. E mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sostiene che le proteste in tutto il Paese “sono diventate violente e sanguinose per fornire una scusa” a Trump per intervenire, la pressione dei neoconservatori sull’inquilino della Casa Bianca sale ai massimi livelli.
“Make Iran Great Again”
In particolare, il presidente Usa deve fare i conti con l’influenza, sempre più marcata, del senatore neocon Lindsey Graham, che in questi giorni ha più volte invocato l’intervento statunitense nella Repubblica Islamica. “Il presidente Trump non è Obama. Libertà adesso, libertà per sempre per il popolo iraniano che ha sofferto a lungo. Credo che l’incubo della vostra nazione stia per finire. Rendiamo l’Iran di nuovo grande” ha scritto su X nelle scorse ore il senatore senior dello stato della South Carolina ed esponente del partito repubblicano.
In un altro post su X, Graham ha sottolineato: “Il popolo iraniano si sta ribellando alla tirannia e la sua lotta per la libertà sta guadagnando slancio. Il Presidente @realDonaldTrump sta al loro fianco e, a differenza delle amministrazioni passate, non volterà le spalle”.
Perché è così importante l’opinione di Graham? Perché quest’ultimo è, da tempo, uno dei maggiori consulenti del presidente Usa in tema di politica estera. Ora, come nota anche la rivista the American Conservative, Lindsey Graham è vicinissimo al presidente Trump: è lui a giocare a golf con il presidente, e sembra essere il principale sostenitore del Segretario di Stato neoconservatore Marco Rubio. La politica estera americana appare oggi molto più allineata alla visione di Rubio e Graham che a quella di Rand Paul o persino alla posizione di Trump di pochi anni fa. E ora che i neocon hanno preso quota, ogni azione – anche la più aggressiva – è sul tavolo del presidente Usa.
Un altro illustre esponente del mondo conservatore è il giornalista e commentatore Mark Levin. Anche lui, come Graham, chiede a Trump di essere risoluto nei confronti di Teheran.
“Il regime iraniano è disperato e genocida” ha scritto su X Levin. “Ogni giorno che passa vengono uccise più persone. Questi subumani hanno diffuso abbastanza terrore e massacrato abbastanza persone innocenti. Non c’è niente da discutere. È ora di mandarli all’inferno“.
In un momento in cui le proteste in Iran infiammano le strade e il conteggio delle vittime continua a salire, la pressione dei neoconservatori su Donald Trump raggiunge il picco: con Lindsey Graham e Mark Levin in prima linea a invocare un (pericoloso) intervento militare, il presidente si trova di fronte a una scelta cruciale. The Donald resisterà alla pressione dei “falchi” neocon e alle sirene del regime change? I prossimi giorni sono decisivi.
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