Esanimi, sventrati, avvolti in sacchi bianchi. Oppure vivi, ma affamati, macilenti, con lo sguardo assente. Terrorizzati, disperati, orfani. Il 2023 (l’anno al quale sono ferme le stime più complete), il 2024 e i primi mesi del 2025 sono stati decretati dalle Nazioni Unite come il frangente peggiore della storia per i bambini. Numeri che stanno aumentando e continueranno ad aumentare. Dalla Palestina al Myanmar, da Haiti al Sudan, dall’Ucraina al Congo, il Pianeta sta vivendo il più alto numero di conflitti dalla Seconda guerra mondiale. Quasi il 19% dei bambini del mondo, oltre 473 milioni, vive in questo momento in zone di conflitto e 47,2 milioni sono stati sfollati a causa di conflitti e violenze.

Il tasso di mortalità scende ma i conflitti aumentano
Se dal 2000 il tasso globale di mortalità sotto i cinque anni è diminuito del 52%, riflettendo decenni di investimenti e collaborazione da parte di Governi e comunità, nel 2024 i bambini sono arrivati a costituire il 40% della popolazione mondiale di rifugiati e quasi la metà di tutti gli sfollati interni.
Nel 2023, le Nazioni Unite hanno verificato 32.990 gravi violazioni ai danni di 22.557 bambini, il numero più alto dall’inizio del monitoraggio. Questa tendenza è proseguita nel 2024, con migliaia di bambini uccisi o feriti in zone di conflitto come Gaza e Ucraina. Più di 52 milioni di bambini nei Paesi colpiti dai conflitti non hanno frequentato la scuola. In regioni come Gaza, Sudan e Ucraina, le infrastrutture scolastiche sono state distrutte o riattate, ostacolando gravemente l’accesso all’apprendimento. I conflitti sono rimasti un fattore primario della fame, con oltre mezzo milione di persone in cinque Paesi colpiti da conflitti che hanno sperimentato condizioni di carestia nel 2024. I bambini in queste aree corrono un rischio maggiore di malnutrizione e di problemi di salute correlati.

Il 2024 anno funesto per i bambini nel mondo
Secondo quasi tutti i parametri, il 2024 è stato uno degli anni peggiori mai registrati per i bambini nei conflitti nella storia dell’Unicef, sia in termini di numero di bambini colpiti che di livello di impatto sulle loro vite. L’Unicef ha attirato l’attenzione in particolare sulla difficile situazione delle donne e delle ragazze, in mezzo a diffuse segnalazioni di stupri e violenze sessuali nei conflitti. Ad Haiti, ad esempio, c’è stato un aumento del 1.000% nel numero di episodi segnalati di violenza sessuale contro i bambini nel corso del solo 2024. I conflitti hanno anche un impatto severo sull’accesso dei bambini all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Il 40% dei bambini non vaccinati o sottovaccinati vive in Paesi totalmente o parzialmente colpiti dal conflitto, il che li rende molto più vulnerabili alle epidemie di malattie come il morbillo e la poliomielite. La poliomielite è stata individuata a Gaza nel luglio scorso, la prima volta in un quarto di secolo.

Accanto a scenari più tristemente noti, in queste settimane è la guerra in Sudan a plasmare la crisi umanitaria più grande e devastante del mondo, con oltre 30 milioni di persone bisognose di aiuti quest’anno, 16 milioni delle quali sono bambini che cercano di sopravvivere in condizioni terribili. Senza una fine in vista per il conflitto che dura da quasi due anni, qui si stima che circa 1,3 milioni di bambini vivano in luoghi dove si sta verificando la carestia e si prevede che più di 770.000 bambini soffriranno di “grave malnutrizione acuta” quest’anno – e senza aiuti molti di loro moriranno. Nel frattempo, nel Sahel, i bambini continuano a soffrire di estrema malnutrizione, mancanza di istruzione e violenza crescente a causa dei conflitti in corso, in particolare in Mali, Burkina Faso e Niger.
l disastro nello Yemen
In Mali, gli scontri tra le forze governative e i gruppi armati hanno portato a un diffuso sfollamento, con migliaia di bambini costretti a fuggire dalle loro case. In Burkina Faso, la rapida espansione della violenza degli insorti da parte di gruppi militanti ha portato alla chiusura di circa 7.800 scuole, lasciando oltre 1,4 milioni di bambini senza istruzione. Allo stesso modo, lo Yemen continua a soffrire di una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, causata da un conflitto prolungato e da un blocco guidato dall’Arabia Saudita che ha esacerbato carestia e malattie. Oltre 600.000 bambini sotto i cinque anni sono gravemente malnutriti, con 120.000 che soffrono di grave malnutrizione.

I numeri mentono
I numeri si inseguono, spaventosi. Non si fa in tempo a registrarli, ad averne contezza. mentre si scrive. Ma i numeri sono anche mainstream: le testimonianze dei medici umanitari e le semplici estrapolazioni matematiche ci dicono che i morti a Gaza, ad esempio, non sono e non possono essere poche decine di migliaia. Sono drammaticamente molti ma molti di più
E poi ci sono i luoghi di cui meno sappiamo. Ad Haiti vi è stato un aumento di oltre il 1.000% nei casi verificati di stupro e altre forme di violenza sessuale contro i bambini, in particolare le bambine, nel 2024 rispetto al 2023. Le Nazioni Unite stimano che circa 2,7 milioni di persone, tra cui 1,6 milioni di donne e bambini, vivano in aree controllate da bande armate. I gruppi armati hanno utilizzato la violenza sessuale, tra cui stupro e stupro di gruppo, come arma di guerra, costringendo i bambini a entrare nelle loro fila. I bambini sono stati reclutati forzatamente in questi gruppi, con il 30-50 percento dei membri dei gruppi armati che ora, secondo quanto riferito, hanno meno di 18 anni. In Siria, quattro gruppi armati non statali e le forze governative siriane, tra cui le forze di difesa nazionale e le milizie filo-governative, sono tutti elencati negli allegati del rapporto annuale 2024 del Segretario Generale ONU per varie gravi violazioni contro i bambini. La Siria è rimasta tra le situazioni con il numero più alto di gravi violazioni verificate contro i bambini nel 2023, con 1.574 gravi violazioni.
Eppure, nel 2023, il numero di bambini sotto i cinque anni morti nel mondo era sceso a 4,8 milioni, mentre le nascite di bambini morti si sono attestate a 1,9 milioni. Un progresso che rischia di essere vanificato dai conflitti, dai tagli ai finanziamenti, dallo stop ai programmi vaccinali e dalla carenza di forniture mediche essenziali, come i farmaci antimalarici. L’allarme arriva da due report del Gruppo inter-agenzie delle Nazioni Unite per la stima della mortalità infantile, che riunisce Unicef, Oms e Un-Desa. Oltre i numeri e le dichiarazioni, resta un dato innegabile: un’intera generazione sta crescendo tra fame, paura e macerie. Ignorare questa realtà oggi significa preparare un domani ancora più instabile e feroce.

