Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Confinati nell’ultima enclave di Baghouz, assediati dalle Forze democratiche siriane (Sdf), gli irriducibili dell’Isis rifiutano la resa. Ma non rinunciano a un nuovo video di propaganda. A parlare è uno dei combattenti dell’Isis, identificato come Abu Abdel Adheem: “Dal momento che possedevamo migliaia di chilometri e adesso ce ne sono rimasti pochi, dicono che abbiamo perso. Ma il metro di giudizio di Allah è diverso. La battaglia non è finita”.

Il jihadista ha il capo coperto da una kefiah rossa e bianca, è seduto a terra, in cerchio con altri due uomini e un ragazzo che indossa una felpa con cappuccio. L’atteggiamento è sprezzante, quasi incurante degli scontri che infuriano alle sue spalle. “Quale sarebbe il nostro crimine? Volevamo solo attuare la legge di Dio” – continua Adheem, tra rumori di esplosioni in sottofondo – “Perché tutti i Paesi infedeli del mondo si sono uniti per combatterci? Perché siamo sotto assedio? Perché ci bombardano giorno e notte?”.

Una nuova propaganda

Il video – al momento in attesa di essere verificato – mostra decine di uomini e ragazzi sul ciglio di una strada trafficata. Vicino a loro, una distesa di veicoli e tende lacerate; le immagini di un drone mostrano i rifugi e qualche edificio, insieme a una via piena di gente.

Un minibus con sopra un megafono percorre il perimetro dell’accampamento, mentre un militante invita le persone a chiedere perdono a Dio. Un altro uomo, identificato come Abu Abdel Aziz, parla di una pioggia di volantini, lasciati cadere sull’ultima enclave jihadista. “I miscredenti ci lanciano volantini e ci prendono in giro” – racconta Abdel Aziz – “Ci dicono: ‘Voi siete affamati e i vostri emiri vivono comodamente e mangiano’”.

Un terzo jihadista, Abu Abdel Rahman, si chiede che cosa abbia legittimato la guerra contro l’Isis. “Che cos’è questo terrorismo di cui ci accusano?” – domanda l’uomo – “Anche in questo luogo c’è la legge di Dio”. Un video diverso, per certi aspetti, in cui l’Isis si mostra sconfitto. Nessuna traccia dei filmati trionfanti del passato. Tuttavia è una propaganda che ben si associa alla nuova tattica dell’Isis che lo ha portato a essere non più un’organizzazione di insorti, con roccaforti fisse, bensì una rete terroristica clandestina, presente nella regione e all’estero.

L’ultima battaglia dell’Isis

Lo Stato islamico è oramai agli sgoccioli. Le Forze democratiche siriane (Sdf), sostenute dalla coalizione internazionale, a guida statunitense, hanno lanciato l’ultimo attacco contro il villaggio di Baghouz la scorsa domenica, dopo settimane di assedio. Da allora, centinaia di persone, tra le quali anche jihadisti, insieme alle loro famiglie, si sono arrese alle milizie curde.

Dopo una notte di combattimenti ininterrotti, nella mattinata di martedì, il portavoce delle Forze democratiche siriane (Sdf), Kino Gabriel, ha annunciato che “l’operazione è praticamente finita. Anche se richiederà un po’ più di tempo perché venga completata sul campo”.

Da settimane, ormai, l’ultima enclave dello Stato islamico è sotto assedio. Tuttavia, l’assalto finale è stato rimandato più volte per consentire l’evacuazione dei civili e di coloro che si sono arresi. Via terra, le milizie curde avanzano lentamente, temendo i cecchini e il fuoco dell’Isis. Molti soldati del califfato sarebbero fuggiti verso la sponda orientale del fiume Eufrate, altri si sarebbero nascosti sulle colline che sovrastano l’accampamento di Baghouz. Gli ultimi sono ancora asserragliati nell’enclave, probabilmente nascosti in un reticolo di gallerie scavate nel sottosuolo. Secondo i media curdi, almeno 2.500 persone i troverebbero ancora nella zona. Tra questi, verosimilmente, nessun leader dell’organizzazione terroristica.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY