Guerra /

Non c’è solo Afrin come parte dell’accordo fra Ypg ed esercito siriano. Anche la martoriata città di Aleppo vive in queste ore una concitata fase di transizione in cui alcuni quartieri stanno passando in mano alle forze filo-governative. Nelle ultime ore, infatti, le forze curde per anni asserragliate nei quartieri settentrionali della seconda città della Siria, hanno abbandonato le loro postazioni e lasciato che l’esercito siriano potesse entrare nelle zone per riprendere il controllo dell’area. 

La mossa, attesa da molti, arriva dopo una serie di conferma e smentite da parte degli stessi curdo-siriani delle milizie popolari. All’inizio, i testimoni locali avevano riferito alla Reuters di aver osservato i primi spostamenti di truppe. Le fonti avevano detto che le forze governative e i funzionari delle istituzioni statali erano entrati nei quartieri di al-Halak, Bani Zaid e Bustan al-Basha. Lo stesso Osservatorio siriano per i diritti umani, il gruppo di monitoraggio della guerra con sede in Gran Bretagna, aveva confermato che le forze governative avessero iniziato a entrare nei quartieri nel nord della città detenuti dalle forze curde.

Il portavoce Ypg, Nouri Mahmoud, aveva in un primo momento negato che le forze o istituzioni governative fossero entrate nella zona sotto il loro controllo. Ma adesso, come riporta sempre Reuters, citata dal New York Times, sono gli stessi comandanti militari curdi a confermare la fine del controllo delle milizie Ypg sui distretti settentrionali della città. Il comandante della milizia curda ad Aleppo ha dichiarato che i combattenti del gruppo si sono recati nella vicina regione di Afrin per aiutare a respingere l’attacco delle forze armate turche e di conseguenza il governo siriano ha riacquistato il controllo sui quartieri. “Noi di Aleppo siamo andati nel cantone di Afrin e di conseguenza i distretti orientali della città di Aleppo sono caduti sotto il controllo del regime siriano”, ha affermato Furat Khalil, comandante della Ypg ad Aleppo.

I curdi sostanzialmente dicono che la cessione di Aleppo sia stata dovuta alla necessità di respingere l’offensiva turca dell’operazione Ramoscello d’ulivo, non confermando dunque la veridicità del patto siglato con Damasco. Ma è evidente che il governo siriano e le milizie Ypg si sono accordate anche per il controllo di Aleppo, città fondamentale nella guerra di Siria e per la sua fine.  Martedì le forze vicine al governo di Assad, non l’esercito regolare, sono entrate nella regione di Afrin, nel nord-ovest della Siria, per aiutare i curdi delle Unità di Protezione Popolare a difendersi dall’offensiva della Turchia e delle fazioni ribelli filo-turche, in particolare del Free Syrian Army. La mossa di Erdogan ha reso possibile un accordo che sembrava impossibile e che adesso concede ad Assad la possibilità di ottenere garanzie su un’encalve, quella di Afrin, che sembrava perduta e, in secondo luogo, fornisce al governo siriano il ripristino del controllo su Aleppo.

Accordo che sembrava impossibile ma non del tutto irreale. Durante questi sette lunghi anni di guerra, Damasco e gli Ypg hanno in gran parte evitato il conflitto diretto e si sono reciprocamente autorizzati a tenere piccole enclavi nei territori posti sotto il loro controllo. Entrambe le forze, quella regolare e quella curda, hanno avuto come obiettivo prima di tutto la sconfitta dello Stato islamico e il contenimento dell’influenza turca. Pur con alleati diversi e con visioni diverse della Siria, le due forze non hanno mai del tutto desiderato uno scontro totale, preferendo arrivare ad accordi indiretti.

Come già spiegato in un altro articolo, né Assad può ritenersi un amico dei curdi, né i curdi possono ritenersi alleati del governo siriano. Le due idee di Siria sono diverse, ma i curdi siriani hanno sempre più o meno sostenuto un’idea di Siria territorialmente unita. A differenza ad esempio delle forze del Kurdistan iracheno. Questo ha permesso ad Assad di calcare meno la mano sulla questione curda e alla diplomazia russa di estendere la propria rete anche sui curdi siriani per farli convergere su una posizione meno inflessibile riguardo il futuro processo di pace. L’annuncio di Putin di invitare a Sochi i delegati curdo-siriani e le parole di Lavrov sulle “legittime aspirazioni” del popolo curdo, lasciano intendere che un accordo sia destinato a trovarsi. 

Articolo di Lorenzo Vita