Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Non si ferma l’avanzata dell’esercito curdo in Siria. Dopo aver faticosamente conquistato la diga di Tabqa, mercoledì scorso, dopo cinquanta giorni di scontri durissimi con i miliziani del Daesh, adesso l’esercito delle Forze siriane democratiche, composte in larga parte dalle unità di protezione popolare curde, sembra essere finalmente in grado di sferrare l’offensiva finale per assediare Raqqa. La capitale dello Stato islamico dista soltanto pochi chilometri, forse anche soltanto cinque, dalla prima linea dei miliziani. Ad annunciarlo, Al Jazeera, che ha ricevuto la notizia direttamente da fonti dell’alto comando dell’alleanza che vede curdi, Stati Uniti e forze ribelli unite per debellare il Daesh dalla capitale.La grande offensiva delle Forze siriane democratiche ha ricevuto, negli ultimi mesi, un’accelerazione molto importante. L’operazione “Ira dell’Eufrate” è, infatti, ormai a pieno regime e sta iniziando a mietere numerose vittorie che stanno conducendo all’obiettivo principale, circondare Raqqa. La sconfitta dei miliziani del Daesh per la conquista della diga di Tabqa era di fondamentale importanza. Strategicamente, quella diga rappresentava non solo una posizione geografica di vantaggio, ma anche un’importante fonte di approvvigionamento per le truppe del Daesh, che potevano usufruire di acqua ed energia elettrica: due elementi che, in una guerra nel deserto, diventano la base di ogni operazione militare.Con l’annuncio del comando statunitense di rifornire le linee curde – una notizia che aveva provocato non poche proteste ad Ankara per il terrore di vedere l’esercito curdo foraggiato da potenze straniere –  l’operazione di avvicinamento a Raqqa ha ricevuto un impulso importantissimo. I rifornimenti americani e dei Paesi arabi alleati della coalizione comandata dai curdi hanno infatti reso possibile un impegno molto più profondo nella cittadina di Tabqa ed hanno permesso alle forze militari anti-Isis di rendere effettivo il controllo strategico di tutta l’area a nord di Raqqa. L’assedio alla roccaforte del Califfo è così diventato non più soltanto l’obiettivo a lungo termine della campagna, ma un vero e proprio obiettivo concreto da poter completare entro l’estate.Come previsto da molti militari al comando della coalizione internazionale, l’estate del 2017 doveva effettivamente segnare una svolta nella guerra siriana da parte dell’Occidente e dei suoi alleati sul campo di battaglia. In questo senso, l’impegno del Pentagono delle scorse settimane è stato soltanto l’annuncio pubblico di un’idea che già da qualche tempo circolava prepotentemente negli uffici a Washington. La guerra in Siria non può continuare all’infinito, e Donald Trump sembra stia dando sempre più carta bianca ai militari per cercare di terminare il prima possibile un conflitto che sta mettendo a rischio tutta la strategia politica americana in Medio Oriente. La sua idea dello “start winning” passa dalla Siria, per poi confluire in Afghanistan e, almeno soltanto in via diplomatica, ance in Corea del Nord. Il deep State americano ha deciso che gli Stati Uniti debbano di iniziare e concludere le guerre, o quantomeno tornare ad esserne protagonisti dopo anni di dominazione russa sulla geopolitica mediorientale.La corsa a Raqqa, dunque, non è più soltanto un obiettivo militare, ma è un messaggio geopolitico di enorme impatto per tutto il Medio Oriente. Con l’annuncio delle zone di de-escalation in Siria da parte della Russia ad Astana e con l’annuncio di Washington di sostenere con armi pesanti e rifornimenti la colazione guidata dai miliziani curdi, la conquista di Raqqa diventa fondamentale per comprendere cosa accadrà in Siria nel futuro. In molti, avevano sostenuto che Raqqa potesse rappresentare quello che fu Berlino, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, per esercito sovietico e Alleati. E, in effetti, non sembra essere così distante l’immagine della capitale tedesca da quella della capitale del sedicente Califfato.Da una parte la Russia, a sostegno delle truppe di Assad, ha intenzione di intensificare l’avanzata verso Est per riuscire a raggiungere la città prima delle forze a guida americana. In questo modo, l’esercito di Damasco non soltanto infliggerebbe un colpo mortale allo Stato Islamico, ma imporrebbe anche la propria strategia sul futuro della Siria. Se invece ad assaltare definitivamente Raqqa, fossero i ribelli sostenuti da Washington e dalle monarchie del Golfo, sarebbe difficile per Assad e i suoi alleati sostenere di poter avere un ruolo ancora di leadership nel futuro assetto del Paese. O comunque, pur non sconfitti, la capacità di influire sulla Siria post-bellica risulterebbe menomata a vantaggio delle frange più forti dei ribelli, e dei loro alleati occidentali e del Golfo Persico.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto