«Ciò che è accaduto in Venezuela non ha precedenti. È una mancanza di rispetto verso i popoli, la sovranità, la dignità degli esseri umani. Quando gli è stato riconosciuto e chi glielo ha riconosciuto agli Stati Uniti il diritto di intervenite in un altro Paese? Chi gli ha detto a questo presidente che ha il diritto o la missione di agire in questo modo? È una mancanza di rispetto prima di tutto nei confronti del suo paese. Non ha chiesto il permesso né al Senato né a nessuno. Se ne è strafottuto di tutti! E peraltro non c’è stata una seria reazione negli Stati Uniti su quanto è accaduto. Il Senato è rimasto tranquillo come se fosse tutto normale. Ciò è del tutto inaudito».
Con queste parole e con voce tremante per rabbia e dolore, Aleida Guevara March, figlia di Ernesto Che Guevara e Aleida March, commenta l’operazione della DEA, avvenuta lo scorso 3 gennaio e conclusasi con il sequestro del presidente Nicolás Maduro Moros, che si colloca all’interno di un’azione militare più ampia su obiettivi sensibili fra le aree di Caracas, La Guaira e Aragua. «Cuba sarà la prossima a cadere», ha detto il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump con tono cinico e criminale. Ha detto lo stesso del Messico, della Colombia, e adesso della Groenlandia. Nel frattempo, Gustavo Petro, il presidente colombiano, e Claudia Sheinbaum Pardo, la presidente messicana, hanno avuto una conversazione telefonica con lui per calmare le acque.
«Chi gli ha dato il diritto di ammazzare chi vuole e fare ciò che vuole nel mondo senza che nessuno gli dica nulla. Siamo alle porte di una terza guerra mondiale e sarebbe anche l’ultima per l’umanità, non so se ci stiamo rendendo conto. Ma veramente quest’uomo crede che il popolo venezuelano resti impassibile o che lo permetta il resto del mondo? È accaduto in Venezuela ma potrebbe accadere in qualsiasi altro posto. L’indignazione che ho è forte perché penso a come il mondo possa accettare una cosa del genere senza reagire», continua Aleida e conclude: «Abbiamo un altro Hitler al potere, è ciò che si sta cercando forse. Siamo arrabbiati e lo stiamo dimostrando. E continueremo a manifestare la nostra rabbia fin quando Maduro non torna a casa».
A Cuba è lutto nazionale per la caduta di 32 agenti scelti delle Forze armate rivoluzionarie cubane nei raid statunitensi, che si trovavano a Caracas – come dichiara il governo dell’isola – per compiere missioni in rappresentanza dell’esercito e del Ministero dell’Interno su richiesta di organi conformi da parte del Paese venezuelano. Anche Trump lo dichiara, in maniera sprezzante, che i militari cubani sono stati ammazzati mentre tentavano di proteggere il presidente Maduro.
«Stiamo vivendo un momento molto complesso e doloroso. Come donna, come madre – e come immagino tutte le madri si sentano in questo momento -, sono affranta. E lo siamo tutti per l’aggressione militare degli Stati Uniti contro la sovranità venezuelana, in cui hanno perso la vita i nostri militari cubani e i venezuelani, che ha poi portato al sequestro di Nicolás Maduro Moros e sua moglie Cilia Flores, e per le minacce alla nostra sovranità popolare», dice Mariela Castro Espín, figlia di Raúl e di Vilma Espín Guillois, parlamentare cubana, attivista per i diritti LGBTQ+ e direttrice del Cenesex (Centro nacional de educación sexual).
«È una situazione molto complessa perché non solo genera incertezza riguardo al diritto internazionale ma mette anche il mondo in pericolo perché in questo modo si giustificherebbe qualsiasi altro atto compiuto nei confronti di un Paese sovrano. Il presidente degli Stati Uniti si sente l’imperatore del mondo giacché sono tanti i codardi, gli opportunisti, soprattutto fra i politici dell’Unione Europea, che non lo fermano ma che invece si subordinano a tutte le sue esigenze, quindi, quest’uomo – figura patetica e pericolosa -, fa ciò che vuole calpestando il diritto internazionale e il sistema delle Nazioni Unite, due conquiste importanti dell’umanità dopo la Seconda guerra mondiale.
Tutti quelli che si oppongono ai loro interessi e ai loro folli obiettivi vengono accusati di terrorismo, ma lo stato più terrorista di sempre sono proprio loro insieme all’ente coloniale di Israele che persegue gli interessi imperialistici in quella regione del mondo che gli inglesi chiamarono Medio Oriente con un chiaro criterio coloniale, ma che è realmente Asia Occidentale».
Mentre arrivano i feretri dei 32 militari cubani e i militari feriti, Donald Trump definisce “fantastica” la presidente incaricata del Venezuela Delcy Rodríguez, ex vicepresidente del governo Maduro, e riceve in dono la medaglia del Premio Nobel per la Pace dalla leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, beneficiaria del titolo norvegese, recatasi in visita alla Casa Bianca.
«Dove ci sono le risorse naturali, c’è l’imperialismo statunitense» – continua Mariela Castro -, «tutto ciò che loro desiderano non lo negoziano ma vanno a prenderselo. E se protesti ti sequestrano, se lo impedisci ti ammazzano. Chissà cosa accadrà adesso in Groenlandia. Stanno minacciando tutti e nessuno fa niente. La risposta di Cuba alle aggressioni permanenti degli Stati Uniti è multipla: siamo uniti attorno ai principi e al progetto della rivoluzione socialista, ma essere uniti vuol dire anche discutere internamente delle nostre contraddizioni e degli elementi che ci servono per poter migliorare la nostra resistenza. Oltre a subire da più di sessant’anni il blocco economico-finanziario e commerciale imposto dagli Stati Uniti, e per cui affrontiamo anche una narrazione mediatica distorta, abbiamo subìto anche la guerra biologica perché ci hanno introdotto virus patogeni nell’agricoltura, negli allevamenti e negli umani, azioni che sono state da loro ammesse e confermate».
Una piccola isola come Cuba, che già vive una drammatica crisi energetica e economica, e che cerca in ogni modo di sopravvivere e resistere, si prepara a difendere la propria sovranità. Il costo in vite umane che hanno pagato i cubani nei raid statunitensi su Caracas è alto. «Le nostre forze armate sono preparate, il nostro Ministero dell’Interno è preparato, il popolo è preparato. Come quando Reagan voleva invadere Cuba, ci prepariamo a un nuovo attacco. Siamo ormai abituati ad affrontare il potere coloniale, neocoloniale e l’imperialismo statunitense. Come abbiamo appreso dal nostro comandante Fidel Castro, Cuba non si arrende e con l’imperialismo non si fanno affari. “Non si mostrano né paure né debolezze all’imperialismo. Noi possiamo avere un dialogo con tutti ma i principi non si negoziano, men che meno quelli della sovranità e della solidarietà fra i popoli”.
E lo diceva anche il Che: “Non possiamo fidarci dell’imperialismo”. E avevano ragione perché il basso livello culturale, di decenza, di eleganza, di etica che ha il governo statunitense incarnati soprattutto nel presidente e nel segretario di Stato, sono così bassi che non si può avere un dialogo con loro. Il nostro popolo ha una cultura, una storia, una dottrina, il nostro popolo ha diritti e leggi costituzionali per cui non possiamo permettere a questi personaggi di macchiare la nostra sovranità e le nostre libertà», continua Mariela.
Cuba non è solo un capriccio di Donald Trump per completare le sue aree di influenza politica. Cuba possiede un rilevante numero di giacimenti minerari. Secondo le statistiche dell’US Geology Survey, l’isola caraibica dispone delle seconde riserve di nichel e cobalto a livello mondiale dopo l’Australia, localizzate nella parte orientale del paese.
«Gli Stati Uniti hanno un modo pericoloso di influenzare l’opinione pubblica, giustificano ogni loro azione con parole come liberazione, risoluzione dei conflitti, che sono falsità perché dietro a queste mosse ci sono degli obiettivi precisi. Hanno inventato che il Venezuela era un narcostato e che Maduro era un narcotrafficante perché a loro interessava il petrolio. Alcuni analisi sostengono che gli Stati Uniti hanno una riserva di petrolio per altri sei anni mentre il Venezuela per altri ottanta. Quindi, loro vogliono il petrolio venezuelano – Trump lo ha proprio detto -, vogliono il litio e le altre ricchezze che ha questo Paese. Non gli basta ciò che gli è stato permesso legalmente, vogliono di più. In passato sono stati molti gli intellettuali a parlarci del crollo dell’imperialismo. Antonio Gramsci è uno di questi: “Il vecchio mondo muore e il nuovo tarda a nascere, e in questo interregno nascono i mostri”, così dicendo sottolineava l’importanza dell’intelletualità di massa e della cultura come arma per trasformare la crisi in rivoluzione, combattendo l’indifferenza e costruendo una nuova “città futura” di cittadini consapevoli e attivi, non semplici spettatori.», conclude Mariela Castro.