Ottomila richieste d’aiuto da quasi 150 Paesi e 124 milioni di euro messi in campo per sostenere i cristiani in tutto il mondo. È questa la cifra raccolta nel 2017 dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre per sostenere i fedeli perseguitati.
A catalizzare la maggior parte delle donazioni è soprattutto il Medio Oriente, dove fondamentalismo, guerra e povertà mettono ancora a rischio la vita di milioni di persone. A beneficiare maggiormente del sostegno della fondazione lo scorso anno è stato l’Iraq, dove ACS ha varato un vero e proprio “Piano Marshall” per la ricostruzione dei villaggi distrutti durante l’invasione della Piana di Ninive da parte dei miliziani jihadisti dell’Isis. È qui che si è concentrata la maggior parte degli interventi, con oltre 9 milioni di euro stanziati per la riedificazione di case, chiese, scuole, conventi e seminari distrutti dai fondamentalisti.
Al secondo posto c’è l’India, dove si moltiplicano le violenze da parte dei fondamentalisti Indù, seguita da un altro Paese mediorientale: la Siria, martoriata da sette anni di guerra civile. Lo scorso anno sono stati investiti qui quasi 6 milioni di euro per consentire ai cristiani siriani, laici e sacerdoti, di rimanere nella loro terra. Ma ad essere perseguitati dagli islamisti sono anche i cristiani del continente africano, sempre più vittime di violenza e persecuzioni, per mano dei gruppi integralisti, come Boko Haram e i pastori fulani in Nigeria, o dei governi autoritari, come accade nel Congo di Joseph Kabila. Nonostante le difficoltà che deve affrontare chi professa la fede cristiana, tuttavia, per la fondazione pontificia “l’Africa è il continente con la più forte crescita dei credenti”, dove nel 2016 si è concentrato un quarto delle donazioni. La maggior parte dei progetti in Asia, invece, sono stati realizzati in Pakistan e nelle Filippine, dove i cristiani restano nel mirino dei fondamentalisti islamici e dei gruppi terroristici. Le difficoltà permangono anche in Cina, Vietnam e Laos.
Quello della libertà religiosa è un tema che ormai sta a cuore anche al mondo laico. “Nel 2017 ACS-Italia ha visto un incremento di circa il 9% della raccolta, che ha raggiunto quota 3.679.035 euro – ha spiegato il direttore della sezione italiana della fondazione, Alessandro Monteduro – un altro dato significativo è il rilevante aumento del numero dei benefattori italiani, dai 10.949 del 2016 ai 13.012 dello scorso anno”. “Una escalation di generosità”, che, rivela Monteduro, non arriva “solo da parte dei cattolici”, e che ha consentito di avviare numerosi progetti, soprattutto nei territori liberati dall’Isis in Iraq e in Siria. Nel corso dell’anno sono stati restaurati o costruiti da zero chiese, conventi, seminari e centri pastorali, e sono stati consegnati migliaia di aiuti di emergenza.
Un sacerdote ogni dieci nel mondo ha potuto beneficiare del sostegno economico offerto dalla fondazione, così come 13.643 seminaristi, uno ogni nove, che hanno potuto così continuare a formarsi, nonostante le difficoltà, grazie all’aiuto offerto dai benefattori. È aumentato del 15% rispetto al 2016 anche il contributo offerto per il sostentamento delle religiose. Il supporto ai cristiani perseguitati, inoltre, viaggia anche su due e quattro ruote: sono stati 1.120 i mezzi di trasporto acquistati per agevolare la pastorale dei missionari in ogni parte del globo.
“La solidarietà arriva sia da chi è fedele, che è stufo di tante pagliacciate, ma anche da chi non lo è in senso stretto: laici seri e sensibili”, ha ribadito il cardinale Mauro Piacenza, presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Un tema, quello dei cristiani perseguitati nel mondo, caro anche a Papa Francesco, che sabato prossimo incontrerà a Bari i patriarchi delle Chiese cristiane del Medio Oriente.
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