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Guerra

Crisi in Ucraina: perché l’escalation non accenna a diminuire

Dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in cui Stati Uniti, Russia e altri membri di spicco – Francia, Regno Unito e Cina – hanno invano cercato di trovare un accomodamento per la crisi in Ucraina, si attende che...

Dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in cui Stati Uniti, Russia e altri membri di spicco – Francia, Regno Unito e Cina – hanno invano cercato di trovare un accomodamento per la crisi in Ucraina, si attende che Mosca faccia sapere le sue decisioni riguardanti la risposta che le ha fornito Washington sulle “richieste di sicurezza” avanzate dal Cremlino nei giorni scorsi.

Intanto il secondo il Wall Street Journal, che cita fonti dell’amministrazione, Biden ha dato l’ok all’invio di 2.000 soldati in Polonia e Germania e al riposizionamento di circa 1.000 militari attualmente in Germania in Romania, sul fianco orientale più vicino a Russia. Secondo il quotidiano americano il Pentagono dovrebbe annunciare che “migliaia di soldati” verranno schierati “nei prossimi giorni”. Secondo la Cnn la mossa vuole essere una dimostrazione di sostegno agli alleati della Nato che si sentono minacciati dalle attività militari russe vicino al confine ucraino.

La tensione resta alle stella anche lungo il confine ucraino: sabato 29 gennaio un caccia Sukhoi Su-27 della Vks (Vozdusno-Kosmiceskie Sily – le forze aerospaziali russe) ha violato lo spazio aereo dell’Estonia nei pressi dell’isola Vaindloo generando dure proteste da parte di Tallinn che ha convocato il chargé d’affaires russo al ministero degli Esteri affermando che si tratta di “un incidente molto sfortunato e grave, dato che tali violazioni si sono verificate ripetutamente”.

Il fronte bielorusso

Spostandoci geograficamente verso sud, veniamo a sapere che martedì 31 gennaio il Dipartimento di Stato ha avvisato i cittadini statunitensi presenti in Bielorussia che, “a causa dell’aumento dell’insolita e preoccupante attività militare russa vicino al confine con l’Ucraina”, tutti coloro che si trovano o stanno pensando di viaggiare in quel Paese dovrebbero essere consapevoli che la situazione è imprevedibile e che c’è un’accresciuta tensione nella regione, pertanto viene sconsigliato di recarvisi. Questo avviso arriva poco più di una settimana dopo che Washington aveva autorizzato la partenza volontaria dei dipendenti statunitensi, e ordinato la partenza dei familiari, dall’ambasciata di Kiev a causa della continua minaccia di un’azione militare russa.



In queste ore, infatti, sta cominciando una grossa esercitazione militare congiunta russo-bielorussa (Allied Resolve 2022) che ha richiesto la mobilitazione di un gran numero di riservisti da parte di Minsk, ma dato il lungo periodo in cui è stato loro ordinato di restare disponibili (tutto il mese di febbraio), potrebbe essere il preambolo di un altro tipo di operazione. Del resto, è bene precisarlo, le unità bielorusse non sono al completo (si stima una riduzione compresa tra il 50 e il 70%) e questo richiamo in servizio potrebbe servire a colmare le lacune degli effettivi, soprattutto tra ufficiali e sottufficiali. Dalla parte russa, invece, si stanno ultimando i preparativi per le grandi manovre: sappiamo da Izvestiya che le unità giunte dal distretto militare orientale hanno iniziato a schierare i posti di comando mobili nei campi di acquartieramento in Bielorussia.

Allied Resolve 2022 elaborerà lo scenario di un conflitto su larga scala quindi saranno coinvolte molte unità di terra, dell’aviazione, e della difesa aerea: la Russia ha schierato almeno un battaglione di sistemi antiaerei Pantsir-S e due di S-400 che si accompagneranno agli S-300 bielorussi e si integreranno coi 12 caccia Su-35 che sono giunti nella giornata di lunedì.

La prima fase dell’esercitazione, prevista fino al 9 febbraio, riguarderà la rapida ridistribuzione e la creazione di raggruppamenti di truppe sul territorio bielorusso con la contestuale organizzazione della protezione e difesa di importanti strutture civili e militari nonché del confine e dello spazio aereo. Durante la seconda fase, dal 10 al 20 febbraio, si terranno le manovre vere e proprie che sembra siano rivolte al contrasto di un’aggressione esterna e alla protezione degli interessi nazionali di Russia e Bielorussia prevedendo anche l’impiego di unità meccanizzate, corazzate e missilistiche campali (con Iskander-M).

Il ministero della Difesa russo ha fatto sapere che le azioni principali delle truppe si svolgeranno negli acquartieramenti di Domanovsky, Gozhsky, Obuz-Lesnovsky, Brestsky e Osipovichsky, nonché in alcune aree situate sul territorio della Bielorussia, mentre si prevede di utilizzare gli aeroporti “Baranovichi”, “Luninets”, “Lida” e “Machulishchi”. Si stima che le truppe russe mobilitate per l’esercitazione siano circa 30mila, che si vanno a sommare alle 45mila bielorusse a quelle già presenti lungo il confine ucraino.

Spostandoci leggermente verso il fronte del Baltico, e restando sul lato russo, quattro caccia Su-30SM dell’aviazione navale sono giunti a Kaliningrad per ingrossare le fila dell’aviazione della Flotta Baltica, a ricordare, ancora una volta, come la bolla A2/Ad dell’exclave russa sia particolarmente importante per il Cremlino e soprattutto come faccia affidamento a diversi sistemi d’arma che si integrano nell’attività di area denial.

Il fronte del Mar Nero

Passando ora al fronte meridionale della tensione, e spostandoci sul lato dell’Alleanza Atlantica, si segnala l’arrivo di cacciabombardieri Typhoon tedeschi in Romania per partecipare in modo integrato alla missione di Air Policing Nato che ci vede protagonisti: l’Aeronautica Militare ha inviato alla base Mihail Kogalniceanu ,vicino a Constanza, quattro Typhoon per un dispiegamento di quattro mesi nell’ambito della missione di Air Policing che la Nato effettua con continuità da anni per aumentare la capacità di difesa aerea di alcuni suoi membri. Il distaccamento di Eurofighter dell’Am, giunto a metà dicembre, opera insieme ai MiG-21 rumeni e sarà quindi presto affiancato dai caccia tedeschi.

Anche se attualmente non è previsto l’arrivo di grossi contingenti militari da oltre Atlantico per rinforzare il fronte orientale della Nato, gli Stati Uniti hanno indicato che elementi dell’82esima divisione aviotrasportata e della 101esima divisione aeromobile potrebbero essere schierati nell’Europa orientale come parte di un pacchetto di 8500 uomini.



Gli Usa hanno anche altre forze che potrebbero schierare sul fianco orientale dell’Alleanza, almeno temporaneamente. L’esercito statunitense mantiene a rotazione una brigata in Europa nel quadro di Atlantic Resolve: la Prima Armoured Brigade Combat Team (Abct) della Prima divisione di fanteria, oltre alla brigata aviotrasportata della Prima divisione di cavalleria. L’Abct conta circa 3800 soldati, 80 carri armati, 130 veicoli da combattimento Bradley, 15 M109 Paladin, più di 500 veicoli cingolati e altri 1500 ruotati di vario tipo. L’esercito degli Stati Uniti ha anche a disposizione in Europa circa mille soldati per dell’esercitazione multinazionale Allied Spirit 22, inoltre c’è anche la Quarta Security Force Assistance Brigade, mentre la Prima Infantry Brigade Combat Team insieme alla Decima divisione da montagna sono le unità a rotazione a disposizione del U.S. Central Command (il comando per il Medio Oriente) che possono essere sfruttate se necessario. Anche elementi della II Marine Expeditionary Force, attualmente in Norvegia per esercitazioni, potrebbero essere utilizzati se necessario.

Restando sul lato dell’Alleanza Atlantica, altri Paesi oltre al Regno Unito si sono resi disponibili per inviare aiuti: la Polonia, ad esempio, fornirà Manpads tipo “Grom” e droni per scopi difensivi.

Da monitorare, invece, il percorso della piccola squadra navale russa che sta attraversando in queste ore il Mediterraneo centrale: se doppierà il Bosforo entrando nel Mar Nero, è ipotizzabile che le tre unità da assalto anfibio classe Ropucha che la compongono, aggiungendosi alle altre tre presenti a Sebastopoli, possano essere usate in uno sbarco diversivo nei pressi di Odessa, per sviare l’attenzione e le forze dell’Ucraina dalla direzione principale della possibile invasione russa.





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