La Russia ha costruito nuove e imponenti fortificazioni a difesa della Crimea. Questa volta nell’estremità settentrionale della penisola, nell’area attraversata dall’istmo di Perekop. Ossia l’unica lingua di terra che collega il territorio della Crimea con la terraferma. Si tratta di una delle aree più delicate e contese al mondo. Per gli ucraini e per buona parte della comunità internazionale, l’istmo rappresenta un collegamento interno al territorio ucraino. Per i russi, al contrario, dal 2014 è il confine tra la federazione e l’Ucraina a seguito dell’annessione illegale della Crimea. Da ottobre la posizione di Mosca è ulteriormente cambiata: con il riconoscimento dell’annessione dell’oblast di Kherson, il corridoio di Perekop viene ritenuto un collegamento interno alla federazione.
Le fortificazioni a nord di Armjansk
L’istmo di Perekop, essendo l’unico lembo di terra tra il continente e la Crimea, nel corso degli anni è sempre stato al centro dei conflitti. Circostanza riscontrabile anche dando un’occhiata ai manuali di archeologia. Sono diversi i resti di fortificazioni passate e, poco più a sud della località che dà il nome all’istmo, è presente uno dei meglio conservati bastioni dell’intera regione. L’annessione del 2014 e la guerra scoppiata lo scorso anno non costituiscono certo eccezioni. Al contrario, la conquista del corridoio di terra largo appena 8 km da parte delle forze russe, ha segnato l’inizio dell’occupazione della Crimea. E da qui l’esercito di Mosca si è mosso già poche ore dopo l’annuncio di Putin del 24 febbraio 2022, con cui hanno preso il via le operazioni belliche nel resto dell’Ucraina.
Adesso il Cremlino ha necessità di consolidare e difendere le zone occupate. E la storia si sta ripetendo: su terreni che da secoli ospitano rovine di antiche fortificazioni, i russi in pochi mesi hanno costruito imponenti nuovi sistemi difensivi. A segnalarlo sono stati i servizi segreti britannici nel report pubblicato nelle scorse ore. In particolare, a 3.5 km a nord del centro di Armjansk, sede del comune da cui dipende la località di Perekop, in alcune foto satellitari sono state notate nuove e grandi fortificazioni. Si tratta di fossati e trincee estesi lungo una linea di 9 km, all’estremità settentrionale della Crimea. Lì dove per l’appunto la penisola lascia spazio al corridoio di Perekop.
Un sistema difensivo non così dissimile da quello notato attorno la cittadina di Tokmak, a sud di Zaporizhzhia. E non così diverso da quanto costruito all’interno dell’area occupata nell’oblast di Kherson. La vera novità, così come sottolineato sempre dai servizi di Sua Maestà, è costituita dal fatto che Mosca per la prima volta ha fortificato un’area interna alla Crimea. Segno sia dell’importanza vitale assegnata al controllo della penisola sotto il fronte politico e sia, dall’altro lato, dei timori di possibili attacchi ucraini nella regione.
Fortificati tutti i settori da Zaporizhzhia alla Crimea
Come detto, quanto notato ad Armjansk non è così diverso da quanto visto nelle ultime settimane a Kherson e Zaporizhzhia. L’intero corridoio terrestre che va dal bacino di Enerhodar fino alla Crimea, è stato di fatto fortificato dalle forze di Mosca. Un sistema robusto di trincee, postazioni e fossati, presidiati da migliaia di soldati. Dopo le controffensive vincenti da parte di Kiev attuate nella seconda parte del 2022, il Cremlino evidentemente non vuole lasciare nulla al caso.
Perdere il corridoio meridionale vorrebbe dire far arrivare le truppe ucraine a due passi da Perekop. A sua volta, perdere poi Perekop e Armjansk significherebbe il rischio concreto di perdere la Crimea. Da inizio giugno, l’esercito ucraino ha iniziato a premere proprio a sud di Zaporizhzhia. Ma i guadagni territoriali sono stati esigui. Secondo l’Isw (Institute fort the Study of War), per adesso si sta assistendo a una mera fase di studio. Nessuna delle parti in causa ha usato le proprie migliori armi, in vista dell’estate però l’intero quadrante a sud del Dnepr e a nord della Crimea potrebbe rappresentare l’epicentro della battaglia.