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Investire nel settore della Difesa con una centrale unica d’acquisto per le attrezzature militari e una strategia comune. È questo l’obiettivo dell’Unione europea, ormai da settimane alle prese con l’effetto domino scatenato dalla guerra in Ucraina. Oltre all’approvvigionamento energetico, che in tempi brevi dovrà risultare indipendente dai canali russi (o almeno, questa è la speranza), Bruxelles dovrà coordinare anche il delicato argomento delle armi.

L’assunto base è che l’Ue, dati i rischi militari e geopolitici ai quali è sottoposta, necessiti di investimenti mai visti dal Dopoguerra e che sia chiamata ad affrontare il più grande aumento della spesa militare dai tempi della Seconda guerra mondiale.

Come ha sottolineato il quotidiano La Stampa, sarebbero già sul tavolo alcune condizioni operative. Prima tra tutte: la promozione di appalti congiunti, così da favorire le economie di scala e, al tempo stesso, scongiurare la concorrenza tra i Paesi membri o eventuali sovrapposizioni. Questo punto, particolarmente importante, si trova nel documento che la Commissione presenterà nei prossimi giorni.

L’Ue cambia passo

Nel dossier, sottolinea ancora La Stampa, che ha potuto visionarne la bozza, si fa presente che il sottoinvestimento dedicato al settore della Difesa ha portato ad un “accumulo di lacune e carenze negli inventari militari collettivi”, nonché a una “ridotta capacità di produzione industriale”.

Come se non bastassero già questi ostacoli, Bruxelles deve fare i conti con la necessità, o meglio l’urgenza, di ampliare le proprie scorte militari per compensare le ingenti quantità di armi inviate al governo ucraino impegnato nella guerra contro i russi.

È interessante focalizzare l’attenzione su alcuni numeri. Nel 2020 i membri dell’Ue hanno speso quasi 200 miliardi di euro per la Difesa mentre nel 2021 la cifra è salita a 220; ebbene, tale somma è destinata ad aumentare ulteriormente. Resta da capire quanto. La Commissione ha ricordato che gli Stati membri hanno parlato di aumenti significativi nei loro bilanci per la Difesa, di circa 200 miliardi di euro.



Cooperazione e coordinazione

Dalla pianificazione alla ricerca, passando per la gestione degli appalti congiunti, le nuove parole d’ordine a Bruxelles saranno cooperazione e coordinazione tra gli Stati membri. L’intenzione è quella di non lasciare più niente al caso per quanto riguarda gli armamenti, anche se la sensazione è che servirà del tempo prima di raggiungere un simile traguardo.

Certo è che la Commissione propone di istituire una task force apposita “per coordinare le esigenze a brevissimo termine, come il rifornimento di munizioni”. I suoi compiti? Organizzare gli ordini e fungere da centro di smistamento del materiale. Proposta anche l’ipotesi di creare un fondo fuori bilancio basato su contributi volontari dei Paesi membri dell’Ue per finanziare progetti comuni, oltre che l’introduzione di incentivi finanziari, come ad esempio l’esenzione dell’Iva, per appalti congiunti che coinvolgono almeno tre Stati.

Per quanto riguarda le lacune da risolvere, l’Ue deve rinforzare la Difesa aerea, navale e missilistica, ampliare l’inventario dei carri armati e veicoli corazzati e pure rivalutare l’importanza dei droni e fare scorta di munizioni, missili e pezzi di ricambio. Si fa, inoltre, riferimento all’esigenza di sostituire l’equipaggiamento sovietico donato all’Ucraina con un “equipaggiamento europeo attraverso un programma di transizione degli armamenti Ue”.

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