Truppe e armi hi-tech: così Mosca prepara la sua rivoluzione militare

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In una guerra si impara sempre, soprattutto dalle sconfitte. Del resto, non ci fosse stata Caporetto nel Primo conflitto mondiale forse l’esercito italiano non avrebbe rimediato ai tanti limiti fin lì palesati. Ogni esercito, giorno dopo giorno, recepisce quali sono le novità da apportare per adeguare la propria strategia. Una legge non scritta che vale anche in Ucraina. Nei giorni scorsi, uno studio del Rusi, think tank della Difesa britannica, ha evidenziato i vari cambiamenti che stanno attuando i comandi russi nel Donbass.

In particolare, sono state eliminate diverse criticità: non vengono usati più i gruppi tattici, i carri armati vengono tenuti a una maggiore distanza dal fronte, sono state potenziate le linee di difesa, così come si sta potenziando l’uso della tecnologia sul campo di battaglia. Ma rimangono due gravi lacune per Mosca: il meccanismo farraginoso dei gruppi di comando e il morale molto basso delle truppe.

L’evoluzione di gruppi tattici e forze speciali

All’inizio delle operazioni militari in Ucraina, i russi hanno fatto largo uso dei gruppi tattici di battaglione, in russo noti con l’acronimo di Btg. Una tecnica già annotata dalle forze di intelligence Usa in occasione delle prime operazioni nel Donbass nel 2014, anche se in quel caso Mosca ha condotto azioni con i gruppi separatisti. Nel febbraio 2022, con lo scoppio della guerra contro Kiev, almeno cento gruppi tattici erano schierati ai confini con l’Ucraina. Adesso, secondo lo studio del Rusi, i Btg sono quasi spariti dal campo. Le sconfitte a Kiev e a Kharkiv hanno mostrato tutti i limiti della tattica russa. L’impiego dei gruppi tattici non ha infatti permesso lo sfondamento nelle grandi città ucraine e molti battaglioni sono stati decimati.

Mosca quindi ha riorganizzato l’esercito, dividendo i reparti in base alle necessità operative. Ci sono infatti truppe di linea, truppe d’assalto, truppe specializzate e le cosiddette “truppe spendibili”, ossia quelle chiamate ad effettuare sanguinose azioni di sfondamento per individuare i ventri molli della difesa nemica. Anche le forze speciali d’élite sono sempre meno impiegate, viste le perdite subite nelle prime settimane del conflitto. La nuova organizzazione dell’esercito, secondo gli studiosi britannici, potrebbe permettere ai russi di avere a disposizione gruppi più numerosi per le proprie incursioni ed evitare di incappare così negli errori visti soprattutto durante l’assedio di Kiev.

Il potenziamento dell’artiglieria e l’uso di armi hi-tech

Sempre secondo il think tank britannico, un altro importante cambiamento ha riguardato l’artiglieria. Vengono usati gruppi più numerosi organizzati in brigate, all’inizio della campagna in Ucraina invece l’artiglieria russa era più frazionata e dispersa tra i vari fronti. Diverso è inoltre l’impiego dei carri armati: per sfuggire alle armi anticarro, secondo i dati analizzati dall’intelligence e da Rusi adesso i mezzi vengono tenuti a una distanza di oltre 1.400 metri dalla linea dei combattimenti. In tal modo, Mosca sta limitando le perdite di carri armati e di uomini impegnati sul fronte. All’inizio del conflitto invece intere colonne sono state distrutte.

Lo studio di Rusi ha dato inoltre ampio risalto alla qualità dei genieri russi. Grazie a loro, l’esercito ha potuto costruire in poco tempo fortificazioni e linee difensive difficili da espugnare. I fronti più delicati sono protetti da campi minati e da una rete di postazioni profonda dai 5 ai 30 km. Non solo, ma sono stati costruiti bunker e rifugi sotterranei dove custodire mezzi e armamenti. Nel primo anno di guerra, i raid ucraini hanno recato molti danni agli armamenti russi proprio perché custoditi spesso all’aperto o in rifugi ben individuabili. È cambiata anche la logistica delle comunicazioni, ora via cavo per evitare di essere intercettati e spiati.

L’uso della tecnologia è un altro settore in cui Mosca sta cercando di ridimensionare in fretta il gap accusato nei primi mesi di guerra. Gli studiosi di Sua Maestà hanno accertato una copiosa produzione di armi hi-tech, grazie al lavoro svolto 7 giorni su 7 e in modo costante in diversi stabilimenti sparsi nella federazione. Una circostanza che sta permettendo ai russi di perfezionare gli strumenti volti a intercettare comunicazioni ucraine, a disturbare la rotta dei droni nemici e ad arrecare danni alle strumentazioni situate al di là del fronte. Resta da comprendere da questo punto di vista il ruolo delle sanzioni: l’industria bellica di Mosca infatti, almeno in questo settore, non sembra aver subito rallentamenti nella produzione.

I punti deboli di Mosca

In generale, si può affermare che nel febbraio del 2022 il secondo esercito più potente al mondo si è rivelato molto vulnerabile e ancora ben lontano, dal punto di vista organizzativo e tecnologico, dagli standard degli eserciti occidentali. La guerra sta imponendo drastici e repentini mutamenti. Ma su due aspetti Mosca non riesce al momento a recuperare le distanze. In primis, nell’organizzazione della catena di comando. Le comunicazioni dal fronte agli uffici dei generali sono molto lente e, di conseguenza, anche la velocità delle decisioni da intraprendere appare inadeguata alle sfide sul campo. Un elemento quest’ultimo spesso criticato dal fondatore della Wagner, Evgenij Prigozhin, il quale ha accusato i generali russi più volte di non riuscire a comprendere subito la situazione nelle trincee.

L’altro aspetto riguarda invece il morale delle truppe, ritenuto molto basso. E questo in virtù sia delle alte perdite, difficilmente rimpiazzabili nell’immediato e che hanno costretto i russi ad affidarsi a miliziani e mercenari, che della differenza di motivazione tra i soldati ucraini e russi: i primi sono spinti dalla necessità della difesa del proprio territorio da un’aggressione, i secondi invece probabilmente faticano a comprendere le ragioni del conflitto.