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La guerra in Ucraina sta per entrare nella fase due. Per capire che cosa significhi tutto questo basta soffermarsi su due punti chiave: l’area sud-est del Paese e la quantità di uomini che riposizionando la Russia.

Per quanto riguarda l’aspetto geografico, dopo aver constatato l’impossibilità di colpire a freddo Kiev e decapitare il governo guidato da Volodymyr Zelensky, Mosca ha cambiato scenario principale, preferendo concentrarsi sui quadranti ucraini orientali e meridionali. Più nello specifico, il Cremlino ha acceso i riflettori sulla fascia costiera, con ogni probabilità fino a Odessa e oltre, e sul Donbass. Saranno queste, dunque, le zone chiave all’interno delle quali si svolgeranno le prossime operazioni militari di Vladimir Putin.

Arriviamo poi al secondo punto da considerare, che coincide con la riorganizzazione dell’esercito russo. Da giorni le intelligence occidentali parlano di movimenti sospetti, di ritiri che in realtà si starebbero riverlando nient’altro che veri e propri riposizionamenti. Lo spostamento più evidente sembra seguire la direttiva nord-sud, nel senso che le forze del Cremlino avrebbero rinunciato a occupare Kiev e le regioni limitrofe per concentrarsi sull’obiettivo minimo dell’operazione militare: Donbass, costa meridionale e territori dell’Ucraina orientale (fin dove sarà possibile rosicchiare metri quadrati).



I 100 mila uomini di Mosca

C’è però da dire che la Russia, secondo informazioni Nato, può contare adesso su circa la metà degli effettivi impiegati dall’inizio del conflitto. Le stime parlano di una novantina di battle groups, ovvero più o meno 100mila uomini. Il loro compito sarà quello di lanciare due offensive parallele, una a sud e l’altra ad est, in un lasso di tempo compreso tra la terza e la quarta settimana di aprile. Questa apparente pausa sarebbe propedeutica al piano di Mosca, che negli ultimi giorni starebbe rigenerando il proprio esercito e spostando tutto – forza aviotrasportata compresa – nei nuovi scenari di battaglia.


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Come se non bastasse, anche se il Cremlino volesse accelerare le operazioni dovrebbe fare i conti con le condizioni climatiche avverse e con le piogge che hanno reso il terreno impraticabile per le colonne corazzate. Nel frattempo la Russia farà anche tesoro degli evidenti errori commessi nella fase uno dell’operazione militare, sia dal punto di vista strategico che da quello prettamente connesso alla logistica e all’organizzazione.

Est e sud: i nuovi scenari di guerra

La sensazione, insomma, è che la guerra sarà ancora piuttosto lunga. E per almeno due ragioni: Putin non ha alcuna intenzione di gettare la spugna e, inoltre, prima di sedersi ad un tavolo negoziale, il presidente russo vorrà avere conquistato un vantaggio strategico non da poco. Quale? Le fonti di intelligence Nato ipotizzano che questo vantaggio possa consistere in una cinquantina di chilometri lungo la fascia costiera a sud dell’Ucraina che priverebbe Kiev di uno sbocco sul mare, strozzando il futuro potenziale economico (industriale e commerciale) del Paese.

Non è da escludere, poi, che le forze del Cremlino possano mettere nel mirino obiettivi strategici più che ipotetici “trofei di guerra” ad alto impatto mediatico ma conquistabili ad un prezzo di sangue carissimi. In altre parole, anziché sferrare subito un’offensiva contro Odessa l’esercito russo potrebbe prima mettere le mani su infrastrutture chiave, per poi attaccare la città portuale soltanto quando la conquista sarà assicurata. Attenzione tuttavia alla possibile controffensiva ucraina supportata dal blocco occidentale che potrebbe, dal canto suo, contraddistinguere la fase due e complicare i piani di Mosca.





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