Carri armati da Guerra Fredda e mezzi ibridi: i russi saccheggiano gli arsenali per avere “nuovi tank” da schierare in prima linea? Tra i think tank governativi occidentali, gli osservatori indipendenti OSINT e le informazioni pubblicate dalle intelligence della Nato è sempre guerra di dati e numeri, ma secondo l’insieme di informazioni ritenute quanto meno “verosimili”, sul fronte russo-ucraino sono state sacrificate, fin dall’inizio del conflitto, un enorme numero di unità corazzate da entrambe le parti. Ma sono i relitti dei tank di Mosca ad attirare maggiormente l’attenzione, dopo la grande strage di mezzi occidentali documentata dai russi che li hanno anche esposti come prede belliche.
Dall’inizio dell’invasione, quando le colonne di carri armati e veicoli corazzati per il trasporto truppe cingolati e ruotati sono “entrati in Ucraina” senza il timore di restare incolonnati e non in formazione di combattimento, sarebbero stato solo 175 i carri armati T-90M considerati “ragionevolmente moderni” inviati in prima linea. Questo almeno è quanto sostenuto dall’International Institute for Strategic Studies (IISS) che ha stima una stimato un produzione annuale di questa moderna piattaforma corazzata a 90 unità l’anno. A fronte di un ordine tra il 2017 e il 2019 di 160 unità totali più quelle prodotte negli anni a venire.
Secondo gli analisti dell’IISS, “la maggior parte dei T-90M sono in realtà aggiornamenti dei vecchi T-90A”. Ma ciò che è più interessante, è che secondo fonti ucraine quando questi carri vengono “catturati” o danneggiati al punto di essere abbandonati sul campo, si possono notare alcuni dettagli. Un T-90M “presumibilmente nuovo” montava quello che è stato identificato come un “cannone fabbricato nel 1992”.
Una simile modifica può essere frutto della necessità di sostituire velocemente una parte del tank essenziale per il combattimento, attingendo dai depositi e degli arsenali. Una tendenza che potrebbe essere molto più frequente con i tank meno recenti schierati in più larga parte sul fronte.
Stando sempre a quanto sostenuto dalle fonti dell’Economist, nel 2023 l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu, dichiarò che erano stati consegnati “1.530 carri armati nel corso dell’anno”, ma avrebbe omesso di dire, secondo gli analisti dell’IISS, che “quasi l’85% di essi non erano carri armati nuovi”, bensì tank T-72, e in parte minore T-62. L’Economist cita addirittura la presenza di vecchie piattaformre T-55 risalenti alla prima fase della Guerra Fredda. Non si fa riferimento invece ai carri T-80, in particolare la versione più moderna, T-80BVM.
A causa della somiglianza tra tutti questi mezzi – difficili da distinguere nelle immagini e dai video che circolano in Open Source – ciò che viene riscontrato è che molti di questi carri – di cui i droni ucraini a basso costo hanno fatto strage – hanno parti sostituite o modificate, frutto della cannibalizzazione di carri armati diversi, come sempre è avvenuto nelle grandi guerre del passato, al fine di garantire lo schieramento e avvicendamento dei tank persi o danneggiati, così da mantenere il numero necessario di unità corazzate per le operazione terrestri in corso.
I sostenitori e i detrattori delle parti coinvolte nel conflitto, in una danza di propaganda che sostiene tout-court una sola tesi e devasta ogni ipotesi, non concordano sui dati e sui numeri. Né dal lato delle perdite ucraine, né da quello delle perdite russe. Specialmente per quanto riguarda il numero di carri armati distrutti in combattimento. Asserendo spesso con completa certezza, e più fiacca argomentazione, che gli arsenali di Mosca sono comunque ancora pieni e che non è in corso nessun tipo di “cannibalizzazione” o fase di sofferenza dell’apparato militare russo, che può tranquillamente sopportare le pesanti perdite che hanno segnato due anni di conflitto con la potenza “occidentalizzata” dell’Ucraina.
La presenza sul fronte russo di tank di era sovietica e di mezzi ibridi, talvolta mostruosi come i “carri armati tartaruga“, andrebbe vista secondo alcuni come una tattica e non come una necessità. Qualcosa che lascerebbe le piattaforme T-90 più avanzate, e i pesanti e innovativi carri armati T-14 Armata, da parte. Per essere schierati in scenari differenti e opporli ad avversari con capacità superiori. Sospendendo la confutazione dei fatti a un futuro ipotetico.
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