La sconfitta del Califfato in Iraq non significa che la minaccia delle bandiere nere sia evaporata per sempre. I seguaci dello Stato islamico che non sono stati uccisi, catturati o fuggiti all’estero si mimetizzano fra la popolazione sunnita attorno a Mosul e le altre roccaforti liberate. In vista delle elezioni parlamentari irachene di maggio potrebbero rialzare la testa con operazioni di guerriglia e terrorismo. Ed uno degli obiettivi strategici è la diga di Mosul, che garantisce acqua a tutto l’Iraq oltre a fornire il 40% dell’elettricità all’ex “capitale” del Califfato.
Per questo motivo i 500 alpini italiani del 3° reggimento, che la presidiano al comando del colonnello Nicola Piasente sono impegnati anche nell’addestramento delle forze di sicurezza irachene impegnate nella sorveglianza dell’area. Un video tosto e accattivante, per gli standard “buonisti” e “umanitari” dell’esercito italiano impiegato all’estero, mostra le penne nere in “azione” con i reparti antiterrorismo iracheno nella loro tipica divisa nera. Gli alpini operano al fianco del reggimento Mosul, che si è distinto nella battaglia casa per casa contro lo Stato islamico. Gli istruttori di alpinismo italiani hanno addestrato i corpi speciali iracheni alle arrampicate in pieno assetto operativo. L’addestramento riguarda anche la polizia con le tattiche di combattimento in aree urbane, la lotta alle trappole esplosive, il perfezionamento dei franchi tiratori e le procedure di controllo ai posti di blocco.
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