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Il conflitto in Ucraina scoppiato il 24 febbraio 2022 ha trasformato il Paese nel territorio più minato al mondo, superando anche la Cambogia che è stata costellata da milioni di mine terrestri dopo decenni di conflitto ed è sede di un’opera di bonifica che dura da 30 anni.

Mentre in Cambogia si stima che rimangano almeno cinque anni di lavoro di sminamento, in Ucraina, dove circa il 30% del suo territorio è stato minato (174mila chilometri quadrati), alcuni esperti ritengono che la rimozione completa delle mine richiederebbe circa 757 anni ad opera di 500 squadre di sminamento. La posa delle mine, a onor del vero, non è cominciata col conflitto in atto, ma nel Donbass occupato dai russi è iniziata con la destabilizzazione del 2014.

Ora però, soprattutto per via delle imponenti opere difensive russe che vedono almeno 3 linee di sbarramenti lungo quasi tutto il fronte – che è lungo centinaia di chilometri – la quantità di mine è aumentata esponenzialmente.

Alla normale attività di sminamento si deve aggiungere anche l’opera di bonifica dai proiettili inesplosi (d’artiglieria o di mortaio) e quella per neutralizzare le submunizioni inesplose del munizionamento a grappolo che viene usato da entrambi i fronti nel conflitto.

Come dicevamo, grazie alle opere di difesa costruite dai russi lungo tutta la linea del fronte, la maggior parte delle mine è stata posata dall’esercito di Mosca, che utilizza vaste distese di campi minati insieme a trincee, reticolati, cavalli di Frisia e Denti di Drago per rallentare e possibilmente bloccare gli attacchi ucraini.

Quali mine antiuomo ci sono in Ucraina

Risulta che le forze russe hanno utilizzato almeno 13 tipi di mine antiuomo dal 24 febbraio 2022 a cui si aggiungono le trappole esplosive costruite artigianalmente sfruttando bombe a mano. Anche dal lato ucraino si sono usati gli stessi ordigni, spesso sparsi sul territorio sfruttando proiettili di Mlrs (Multiple Launch Rocket System).

Per quanto riguarda le mine anticarro (o per meglio dire antiveicolo), russi e ucraini ne usano 13 tipi diversi – provenendo da arsenali di epoca sovietica/russa ma non solo come vedremo – che hanno un effetto devastante sull’agricoltura ucraina: i mezzi agricoli, col loro peso o con la loro massa metallica, le attivano come un qualsiasi camion, carro armato o altro veicolo militare.

L’Ucraina ha ereditato una notevole scorta di mine antiuomo dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica e sostiene di averne distrutte più di 3,4 milioni tra il 1999 e il 2020, ma nel 2021 Kiev ha ammesso che 3,3 milioni di mine tipo Pfm dovevano ancora essere smaltite. Secondo i funzionari ucraini, l’unico tipo di mine antiuomo rimaste nelle scorte dell’Ucraina sarebbero infatti queste.

Le Pfm-1 (e 1S) si presentano con un aspetto “a farfalla” con rivestimento in plastica. Questa mina antiuomo può essere dispersa da razzi e contenitori montati su camion o elicotteri e contiene 37 grammi di un liquido esplosivo ad alto potenziale. Sia la Russia sia l’Ucraina le stanno utilizzando nel conflitto ma si ritiene che l’esercito di Kiev non usi solo questo tipo di mina antiuomo, in quanto potrebbe facilmente avere ricevuto rifornimenti da altre nazioni oppure, più facilmente, essere entrato in possesso di depositi abbandonati dai russi nelle fuga precipitosa dalla regione di Kharkiv liberata alla fine della scorsa estate; esiste sempre la possibilità che Kiev non abbia distrutto la totalità delle sue scorte di epoca sovietica di altre mine all’infuori delle Pfm, come comunicato all’Onu nel 2021.

La Russia può disporre anche della Mob, una mina di nuova concezione multiuso direzionale che viene posizionata in modo da farla esplodere a comando o attivata dalla vittima. L’esercito russo usa anche la famiglia delle Mon (50, 90, 100 e 200) che sono mine a frammentazione che lanciano “biglie” di acciaio in un raggio diverso a seconda dei modelli e possono essere o attivate da un operatore oppure dalla vittima stessa, tramite filo a inciampo, esattamente come le mine tipo “Claymore” di fabbricazione occidentale.

Esiste anche la Ozm-72, anch’essa dotata di meccanismo a inciampo oppure attivabile da un operatore ma con classico sistema a frammentazione quindi senza le letali “biglie” d’acciaio. La Russia utilizza inoltre le Pmn-2 e 4 che sono classiche mine antiuomo a pressione che feriscono o uccidono solo grazie alla forza dell’esplosione e hanno la particolarità di avere la cassa di plastica, per sfuggire ai metal detector.

Infine l’esercito russo utilizza le Pom-2 e 3, ovvero mine che possono essere lanciate da velivoli o da mezzi speciali che possono essere fatte detonare tramite meccanismo a inciampo e un sistema che, all’attivazione dell’ordigno, le fa saltare da terra sino a un’altezza compresa tra un metro e un metro e mezzo dove avviene l’espolosione. La Pom-3 è dotata inoltre di un sensore sismico che sarebbe in grado di farla esplodere al passaggio di un uomo, riconoscendone il passo rispetto a quello di un animale.

Veicolo sminatore a Mariupol nel 2022. Foto: Vladimir Gerdo/TASS/Sipa USA.

L’incubo dei tank

Passando alle mine anticarro (o antiveicolo) è bene precisare che queste non si attivano col peso di un uomo, bensì sono progettate per esplodere a un peso superiore, mediamente, ai 200 chilogrammi.

La Russia possiede le Pktm-1R, una mina “intelligente” grazie ai suoi sensori elettronici (termici e sismici) le consentono di monitorare in modo indipendente un bersaglio e di attaccarlo con una submunizione ad attacco dall’alto. Questa mina, individuato il bersaglio, si inclina leggermente verso di esso, e quando entra nel raggio di azione viene lanciata la submunzione. La Ptm-1S (usata da russi e ucraini) può essere dispersa da elicotteri o razzi di sistemi Mlrs tipo BM-21 “Grad” (da 122 millimetri) o “Uragan” (da 220). Dopo l’espulsione dal sistema di dispersione, un elemento pirotecnico arma la mina (con un ritardo di 30 secondi), avvia un timer di autodistruzione e rilascia un blocco di sicurezza che consente al sensore di pressione della mina di funzionare.

La russa Ptm-3 viene utilizzata dal distributore portatile di mine terrestri Kptm-3, dal veicolo posamine multiuso Umz (180 mine terrestri) e dal sistema di distribuzione per elicotteri Vsm-1 nonché in razzi per Mlrs. La Ptm-4 è una mina ad attivazione magnetica che può venire anche diffusa da elicotteri e un sistema di autodistruzione che può essere impostato con un ritardo sino a 120 giorni.

La classica mina russa anticarro, usata anche dagli ucraini, è la Tm-62: essa si presenta come un grande disco con involucro di metallo che viene posizionato manualmente o meccanicamente. Oltre alla spoletta a pressione comunemente osservata, è compatibile con molti altri tipi di spolette (ad esempio magnetica) esattamente come per la Tm-62P3, altra mina anticarro in dotazione a entrambi gli eserciti.

La mina Tm-83 utilizza il principio dell’Explosively Formed Projectile (Efp) o carica cava per penetrare i veicoli corazzati, pertanto solitamente viene posizionata al di sopra del terreno. La mina si attiva sismicamente e grazie a un sensore a infrarossi che la fa detonare quando un bersaglio le passa davanti alla distanza ottimale. La Tm-83 può anche essere azionato a comando da una distanza di 100 metri ed è presente negli arsenali di Russia e Ucraina.

L’esercito di Kiev utilizza poi una serie di mine anticarro di fabbricazione occidentale come la Parm tedesca, che spara una carica Heat (High Explosive Anti Tank) grazie a un sensore all’infrarosso (o a comando), la Ffv-028 tedesco-svedese, classica mina discoidale a pressione, la tedesca At-2 che può essere lanciata dai razzi di artiglieria o dai sistemi posamine terrestri e viene attivata quando la spoletta a filo graffiante si trascina lungo il fondo di un veicolo o quando viene schiacciata dalla pressione (oppure anche ad attivazione magnetica), la francese Hpd-2, mina Efp che si attiva magneticamente che incorpora un dispositivo antimanipolazione sensibile al movimento e ai segnali prodotti dai metal detector, la danese M-56, anch’essa di forma discoidale ma senza involucro di metallo, la estone Pk-14 con attivazione a comando e infine le statunitensi M718 ed M741 per proiettili da artiglieria da 155 millimetri.

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